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Come De Ligt si è ambientato in Italia e in Serie A

De Ligt ha raccontato a un sito olandese come ha funzionato il suo ambientamento in Italia, tra lo studio della lingua, l’adattamento alla Serie A e la vita quotidiana

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Sono quasi due anni che Matthijs De Ligt è in Italia, e ripensare ora alle critiche che gli erano piovute addosso dopo le sue prime uscite con la Juventus fa quasi sorridere: in questo periodo, il difensore centrale olandese è maturato molto, come giocatore e come persona, adattandosi alla sua nuova vita a Torino.

“Già all’Ajax dicevano che ero cresciuto molto, a livello mentale. Ma se mi confronto col me stesso di allora, mi sento molto più maturo ora” ha spiegato al sito olandese De Volkskrant pochi giorni fa.

De Ligt, l’italiano

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Un adattamento che è iniziato, prima di tutto, con l’apprendimento della lingua, come suggeritogli dal suo agente Mino Raiola. “Quando ho iniziato a esprimermi in italiano, mi sono sentito molto meglio nella squadra: pochi compagni parlano inglese” ha raccontato De Ligt. I suoi studi sono stati anche raccontati dalla Juventus, l’anno scorso, con un divertente video sui social del difensore e della sua compagna che facevano pratica con la nuova lingua.

Anche Anneke Molenaar, modella e fidanzata di De Ligt, aveva spiegato a Tuttosport che per integrarsi bene in Italia si erano dati come regola quella di parlare almeno un’ora al giorno in italiano tra di loro.

Il calcio della Serie A

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Un altro grande obiettivo di De Ligt è stato superare lo scoglio del passaggio dal gioco dell’Ajax a quello della Juventus, e in generale da quello dell’Eredivisie a quello della Serie A. “Devi prestare molta attenzione alla zona, non seguire sempre l’uomo con la palla ma anche l’uomo che corre in profondità senza palla”.

Fondamentali sono stati i consigli di Giorgio Chiellini, ma complessivamente l’olandese ha detto di essere rimasto molto colpito dall’ambiente Juventus, rivelatosi per lui molto stimolante, soprattutto grazie a giocatori come Cristiano Ronaldo e Buffon. “Sono sempre disponibili ad aiutare, ma dicono anche: fai le cose che funzionano per te, non copiare ciecamente”.

Un ragazzo normale

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“In Olanda ero un ragazzo normale a cui è capitato di giocare a calcio. In Italia sei al di sopra della società come calciatore” continua a raccontare, indugiando sul suo rapporto con i tifosi e le differenze tra Italia e Olanda. “Per strada vengo spesso avvicinato e riconosciuto, mentre nei Paesi Bassi è molto diverso. Mi piace questo apprezzamento, ma è anche bello camminare un po’ più indisturbato per strada”.

de ligt lautaro martinez
Fonte: Insidefoto

Non si sente una star, e lo dimostra anche nel modo di vestire: “Mi vesto sempre come sono adesso. – al momento dell’intervista, scrive il giornalista Bart Vlietstra, è in pantaloncini e felpa – Non sono solo un grande fan degli abiti costosi. A volte mi prendono in giro in discoteca per questo, ma non importa: voglio essere una star in campo”.

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Poi c’è la vita di tutti i giorni a Torino, con le frequenti passeggiate nei boschi assieme ai suoi due cani, un’esperienza che secondo De Ligt lo ha aiutato a maturare (“Mi dà delle responsabilità” aggiunge). Oppure la musica: prima della pandemia, era andato a sentire un concerto assieme a Marten De Roon e Stefan De Vrij. Musica che non vi aspettereste, però: Ludovico Einaudi. “Ogni tanto devi eliminare il calcio, il che ti rende anche un calciatore migliore”.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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