HomeCalcio EsteroClub Brugge, ombre di antisemitismo nei festeggiamenti dello scudetto

Club Brugge, ombre di antisemitismo nei festeggiamenti dello scudetto

Il Club Brugge ha festeggiato lo scudetto con una polemica verso il suo giocatore simbolo Noa Lang, accusato di cori antisemiti durante i festeggiamenti

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Due sere fa il Club Brugge ha vinto il suo terzo scudetto consecutivo, dopo aver strappato un pareggio ai rivali dell’Anderlecht, ma la gioia di tifosi e giocatori è presto sfociata in comportamenti che, in Belgio, hanno scatenato diverse polemiche.

Al centro di tutto il 21enne centrocampista olandese Noa Lang, uno dei grandi protagonisti della stagione, che è stato ripreso mentre intonava, assieme ai tifosi dei Blauw en Zwart, dei cori antisemiti.

Le accuse di antisemitismo contro Noa Lang

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Teoricamente, in Belgio sarebbero ancora in vigore le norme anti-Covid che vietano gli assembramenti, ma questo non è bastato a scoraggiare i tifosi del Club Brugge, che sono scesi in piazza a festeggiare, raggiunti presto dal pullman della squadra con tutti i giocatori, unitisi alle celebrazioni.

Tra di essi anche Noa Lang, appunto, che in un video che sta circolando molto sui social in Belgio si vede unirsi ai tifosi nel coro “Meglio morto che essere un ebreo dello Sporting”. Il riferimento è proprio all’Anderlecht (il cui nome per esteso è Royal Sporting Club Anderlecht), club che proviene dall’omonimo comune alla periferia di Bruxelles, spesso associato alla comunità ebraica perché sede di una sinagoga e di un monumento in memoria della Shoah.

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Molto critico con Lang è stato Georges-Louis Bouchez, senatore e presidente del partito liberale Mouvement Reformateur, che ha detto di aspettarsi ora “spiegazioni e scuse da Noa Lang, e una sanzione dal Club Brugge e dalla Federcalcio belga”.

La reazione del Club Brugge

La risposta della società belga non si è fatta attendere: in un comunicato, il Club Brugge si è subito scusato per l’accaduto, ma ha anche cercato di giustificare Lang, asserendo che le parole da lui pronunciate non contengano “alcuna sfumatura antisemita”.

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A sostegno di ciò, la società ha ricordato che Lang, che è olandese, è cresciuto proprio all’Ajax, prima si trasferirsi al Club Brugge. I Lancieri, spiega la nota, sono sempre stati orgogliosi delle loro radici ebraiche (in realtà, si tratta di un falso mito: semplicemente, per raggiungere lo stadio dell’Ajax bisognava prendere un treno e scendere nei pressi del quartiere ebraico di Amsterdam, ma il club non aveva nulla a che fare con la comunità), e per questo motivo non si può accusare Lang di essere antisemita.

noa lang
Fonte: @noano17 (Instagram)

Scusa che, comprensibilmente, non sta avendo grande successo, visto che il Club Brugge, proseguendo nel giustificare il giocatore, ha aggiunto che questi soprannomi sono cosa normale e, proprio come l’Anderlecht è considerata in Belgio la squadra degli ebrei, il Brugge è quella degli agricoltori, e nessuno lo considera offensivo. Anche se, come dovrebbe essere ovvio, le due cose non hanno affatto lo stesso portato sociale.

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Negli ultimi anni, l’antisemitismo è divenuto un problema sempre più sentito in Belgio: nel 2014 si sono verificati sia degli sconri a fuoco presso il Museo Ebraico di Bruxelles, sia un incendio doloso propio alla sinagoga di Anderlecht; nel 2019, ha fatto molto scalpore la decisione dell’UNESCO di rimuovere al Carnevale di Aalst il titolo di Patrimonio dell’umanità, dopo che erano stati fatti sfilare carri allegorici con immagini antisemite.

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Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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