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Fonte immagine: @braithwaite_no1 (Instagram)

Martin Braithwaite, che in estate doveva lasciare Barcellona, ha segnato la sua prima doppietta europea aiutando i blaugrana a espugnare Kiev

Trovarsi a Barcellona per caso, a mercato chiuso, con i tifosi che ti additano come simbolo della mediocrità imperante che avvolge la realtà blaugrana. Non dev’essere facile reagire, eppure Martin Braithwaite ce l’ha fatta. Nel match di Champions League vinto sul campo della Dynamo Kiev, il centravanti danese ha segnato i suoi primi due gol europei.

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Lo ha fatto a 29 anni, nel pieno di una carriera che, prima dello scorso 20 febbraio, si era limitata a essere quella di un normale calciatore perennemente in Erasmus. Braithwaite ha giocato un po’ ovunque e, contestualmente, ha quasi sempre lasciato un buon ricordo nelle piazze in cui è stato accolto. La chiamata del Barcellona, inaspettata, è arrivata in un momento particolare.

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Lui, che si era detto entusiasta di poter giocare con campioni del calibro di Messi, si è messo subito a disposizione della squadra, ma la diffidenza imperante dell’ambiente catalano lo aveva punto moralmente, oltre a farlo precipitare in fondo alle gerarchie di squadre. Ma, come insegna una famosa massima, tutti sono utili. Anche Brainthwaite, che con Koeman – seppure a piccole riprese – si sta ritagliando un po’ di spazio vitale.

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La prima gioia europea di Martin Braithwaite

Martin Braithwaite doveva andare via in estate, ma alla fine è rimasto al Barcellona perché, per cederlo, i catalani chiedevano almeno 15 milioni di euro. L’obiettivo è quello di non iscrivere una minusvalenza a bilancio: arrivato al Camp Nou quando lo scorso mercato invernale era già chiuso, il danese rappresentava una sorta di seconda scelta per un Barcellona chiamato a fronteggiare l’infortunio di Suarez.

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Così, vista l’impossibilità di acquistare Angel Rodriguez dal Getafe, Abidal ha convinto il Leganes a cedere il suo centravanti nonostante poi, i Pepineros, non avessero più occasione per rimpiazzarlo. Mentre la squadra di Aguirre precipitava in seconda divisione, Braithwaite sbarcava in un universo a lui completamente sconosciuto, trovando la via del gol – il primo in assoluto con i blaugranacontro il Maiorca.

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Il forte turnover messo su da Koeman per l’appuntamento di Kiev gli ha regalato un’occasione da titolare. Che, dopo un primo tempo abbastanza opaco, la punta esplosa nell’Esbjerg ha sfruttato segnando una doppietta molto importante (qui i gol). Prima una zampata sotto misura su assist dell’altro esordiente Mingueza, poi un rigore – da lui stesso procurato – trasformato con un destro preciso e imprendibile, utile a chiudere definitivamente i conti.

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Nomade d’Europa

Ha giocato un po’ dappertutto, Martin Braithwaite, e ha lasciato un buon ricordo ovunque sia andato. In patria, ai tempi dell’Esbjerg, veniva considerato un piccolo prodigio, tanto che l’allora presidente della Reggina Lillo Foti lo portò in Calabria per provinarlo, ma la punta danese non superò il test e venne rimandato indietro.

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Lo stesso gli successe con il Newcastle, ma l’Inghilterra era nel suo destino e infatti, dopo l’ottimo triennio al Tolosa, è il Middlesbrough a concedergli un’importante opportunità. Ma la vera consacrazione è arrivata al Leganes, dove Braithwaite contribuisce in maniera decisiva alla salvezza dei Pepineros nella stagione 2018/19.

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“So che per venire al Barcellona ho messo in difficoltà il mio vecchio club – ha ammesso qualche mese dopo la firma – ma si è avverato un sogno. Se ti chiama un club di questo livello, devi accettare. Qui ho avuto la possibilità di lavorare con Suarez e gioco con Messi”. Non fa una piega, anche se poi in estate la dirigenza ha cercato di cederlo per rimpiazzarlo con il ben più funzionale Depay. Ma, alla fine, Braithwaite è rimasto, portando avanti un sogno cullato da sempre.

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