amine harit
Fonte: Instagram @daily.f0oty

In attesa di recuperare Ilicic, l’Atalanta ha individuato un nuovo colpo per la trequarti: conosciamo Amine Harit, gioelli dello Schalke che piace alla Dea

Un anno fa lo ha cercato il Genoa, nell’ultima stagione ha avuto un crollo di prestazioni alla pari della sua squadra, ma la classe – secondo gli addetti ai lavori – non è mai stata in discussione. Il ragazzo in questione si chiama Amine Harit, ha 23 anni e, da qualche ora, è entrato nel mirino dell’Atalanta. La società orobica lo vuole per potenziare ulteriormente la trequarti, già arricchita dall’arrivo del russo Aleksey Miranchuk.

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Harit andrà a rimpolpare un reparto già molto ricco di top player: da Gomez a Ilicic – se e quando rientrerà -, passando per Pasalic e Malinovskyi. Tutti, per vari motivi, perfettamente adatti alla filosofia calciastica di Gian Piero Gasperini. La trattativa con lo Schalke 04 non è affatto facile: i tedeschi chiedono 20 milioni di euro, l’Atalanta avrebbe proposto un prestito per poi riparlarne la prossima estate. Posizioni distanti, che le dinamiche di mercato possono però avvicinare.

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Amine Harit, una risorsa tattica per Gasperini

L’arrivo di Amine Harit all’Atalanta permetterebbe a Gasperini di inserire più imprevedibilità tra le linee. L’ex ragazzo prodigio del Nantes, che in Germania ha espresso solo marginalmente il proprio potenziale, avrebbe dalla sua tecnica e visione di gioco adatte per fare danni sulla trequarti. Harit è un profilo abbastanza completo, adattabile a più moduli tattici e in grado di ricoprire diversi ruoli.

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La fase offensiva è quella che predilige, mentre è meno incline a rincorrere l’avversario. Su questo, se l’Atalanta dovesse riuscire ad accaparrarselo, dovrà sicuramente migliorare, vista l’intensità del gioco in fase di non possesso pretesa dal tecnico di Grugliasco. A livello anagrafico, invece, Amine Harit sarebbe una presa perfetta: giovane, futuribile, ancora plasmabile e con ampi margini di miglioramento. In piena filosofia Atalanta.

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Dalla banlieu a Gelsenkirken

Nato a Pointoise, estrema periferia parigina, Amine Harit porta in dote la classica parabola del bimbo figlio di immigrati che si è fatto da solo. La strada, come per tanti suoi coetanei, è stata il suo campo da calcio fino all’adolescenza, quando durante un torneo viene notato da emissari del Nantes in trasferta. Il club gialloverde lo allontana da cattivi pensieri e da un futuro incerto: “Da piccolo sognavo di giocare con il PSG, ma sono contento di ciò che ho fatto fino a oggi”, raccontava a The Players Tribune.

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Allo Schalke 04 basta seguirlo per una sola stagione in Ligue 1 per convincersi ad aprire il portafoglio e versare 8 milioni di euro al Nantes. Harit, che a quei tempi era emerso anche grazie alle nazionali giovanili francesi, nel frattempo decide di ringraziare les Bleus ed esordire con la nazionale maggiore del Marocco. Le radici, d’altronde, non si dimenticano. Con lo Schalke 04 ha messo insieme 11 gol e 17 assist in 88 apparizioni.

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Amine Harit: caratteristiche tecniche dell’obiettivo atalantino

Harit è principalmente un trequartista formatosi nella sempre florida scuola calcistica francese. Agli inizi occupava il ruolo di esterno, ma la sua capacità di creare superiorità numerica negli ultimi venti metri ha convinto vari allenatori ad avvicinarlo maggiormente alla porta. Dove, soprattutto quando si propone tra le linee facendo perdere riferimenti agli avversari, sa diventare decisivo. Allo Schalke 04 ha giocato letteralmente ovunque, adattandosi perfino a punta centrale.

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Destro naturale, rapido, fisicamente non dominante ma comunque bravo nell’affrontare l’avversario nell’uno contro uno, Harit ha la possibilità di portare ulteriore qualità nel reparto avanzato dell’Atalanta. La sua corsa, la sua attitudine a giocare spesso la palla con rapidità e l’efficacia nel tiro in porta completano un profilo con ampi margini di miglioramento. Lo sanno l’Atalanta e Gasperini, ma anche i tedeschi. Portarglielo via non sarà affatto semplice.

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