Matteo Pessina

Costante, razionale e decisivo. Matteo Pessina potrebbe essere l’acquisto ideale per l’Hellas Verona (di ritorno) e per il vostro Fantacalcio

C’è soprattutto una regola, suprema e universalmente condivisa, per scegliere i giocatori al fantacalcio: il bonus. Servono giocatori dal gol facile, dall’assist frequente, dal +3 in pagella, se non addirittura +6, rigoristi e tiratori, in attacco come in difesa.

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Una regola valida ovunque, seguita e diffusa da tutti. E, come accade spesso in questi casi, sbagliata. Perché, più del bonus, sono altri due i criteri da seguire nel comporre la squadra perfetta, soprattutto in leghe affollate: il rendimento e le presenze.

No, questo non è l’ennesimo pezzo guida per fanta-allenatori, non troverete consigli, dritte e soffiate. Non ci saranno portieri para rigori, difensori che calciano dal dischetto, attaccanti da 30 gol a stagione. Non ci saranno nomi su cui scommettere.

Di nomi e di cognomi ce ne sarà soltanto uno, quello che era cerchiato in rosso sui block-notes di tante aste di riparazione, o per lo meno sulla mia. Quello che, forse, qualcuno di voi ha chiamato intorno alle 2 di notte, senza averlo mai visto giocare e senza sapere che faccia avesse. Il nome e il cognome di Matteo Pessina.

SERIE A 2020/2021, ANTICIPI E POSTICIPI

Gli inizi al Monza

Classe 1997, Pessina nasce a Monza e a 8 anni inizia subito a giocare con una delle squadre della città, La Dominante. Pulcini ed Esordienti, sempre nello stesso ruolo: a centrocampo, lì nel mezzo, mezzala, mediano, regista, poco importa. A 10 anni il primo cambio di maglia, stessa città, ma colori diversi, quelli bianco rossi del Monza vero e proprio.

Qui termina la trafila, fino a trovare l’esordio in Lega Pro e la prima rete ufficiale, contro la Pro Patria. A giugno i gol saranno 3 in 20 presenze, a cui si aggiungono altri 3 centri nei due play out vinti col Pordenone. A 18 anni è il calciatore più usato da mister Pea.

La salvezza conquistata sul campo però serve a poco per il destino della squadra: i venti che soffiano sui brianzoli sono quelli del fallimento, che costringerà la squadra a ripartire dalla Serie D. Pessina, giovane prodigio, rimane svincolato, con il cartellino in mano. Una preda ghiotta.

COME GIOCANO LE SQUADRE DI SERIE A 2020/2021

Notte prima degli esami

Ma in quegli anni non c’è solo il calcio, per Matteo Pessina. C’è soprattutto la scuola da finire, la maturità che arriva. Studia al liceo scientifico, anche se la matematica non sarà mai il suo mestiere. Così come la storia e la geografia, che lo attiravano poco.

Tutta un’altra musica invece col latino, dove il centrocampista è un fenomeno: “A scuola me la cavavo anche se non avevo molto tempo per stare sui libri – ha raccontato a gennaio di due anni fa al Corriere della Sera – Stavo attento in classe e la nonna, che insegnava latino, mi ha dato una grande mano”.

Per capire che tipo di giocatore e di persona è Matteo Pessina bisogna guardare proprio alla scuola, ai libri, alle materie studiate. E non ultimo alla famiglia. La madre è architetto e trasmette al ragazzo la passione per il disegno tecnico e l’amore per la precisione, per le geometrie sicure, per il calcolo razionale, per l’ordine. “Dicono che sia il mio più grande difetto. Riprendo sempre la mia ragazza, Alessandra, quando lascia qualcosa in giro”.

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Una caratteristica che mette anche in campo: quinto giocatore del Verona per passaggi effettuati a partita (media 37.1), con un’accuratezza del 78.8%.

Il padre, invece, è commercialista e tramanda al ragazzo il fascino dei numeri, dei calcoli, dei conti. Oggi Matteo Pessina è iscritto alla Luiss di Roma, dove segue la laurea in economia aziendale: “Penso mi sarà utile in futuro per gestire la mia vita, mi aiuta a tenere la mente aperta”.

Ma torniamo indietro, all’estate del 2015. Sul gioiello rimasto svincolato piomba il Milan, che lo tessera e lo manda in giro. A sud, a Lecce e a Catania. Poi di nuovo a nord, dove avviene l’esplosione. Col Como, infatti, diventa titolare inamovibile (35 presenze e 9 gol).

Nell’estate 2017 la nuova svolta: il Milan prende dall’Atalanta Andrea Conti e decide di sacrificare il gioiello come contropartita tecnica. Gli orobici lo mandano in prestito ancora un anno, allo Spezia, dove con 2 reti e 38 presenze viene nominato “Miglior giovane della Serie B”.

Nelle mani di Gasperini e di Juric

Gli occhi degli esperti del settore iniziano a essere tutti su Matteo Pessina. Luigi Di Biagio lo convoca in Under21 la prima volta, nell’ottobre 2017, per l’amichevole contro l’Ungheria, e da quel momento collezionerà altre 8 presenze con la maglia azzurra. Così nell’estate 2018, quando si deve decidere chi lasciare partire in prestito, Gian Piero Gasperini decide di trattenere Pessina a Zingonia. Lo vuole studiare da vicino, lo vuole far crescere in casa.

“Qui ci sono i consigli del mister – ha raccontato il centrocampista – posso osservare i movimenti di Freuler e de Roon. Come si smarcano, come trattano la palla, come aggrediscono l’avversario. La mia chioccia è Masiello, sempre pronto a darmi una mano”. A fine stagione saranno 19 presenze quelle messe in archivio, con tanto di esordio in Europa League e prime partite da trequartista.

Matteo Pessina, il ruolo giusto

È questo infatti il ruolo giusto di Pessina. Lo capisce anche Ivan Juric, che lo accoglie all’Hellas Verona e lo sistema dietro le punte, nel suo 3-4-2-1, accanto a Verre e dietro a Di Carmine. Le prime tre partite da subentrato, poi la conquista del posto da titolare. Al termine saranno 26 le volte in campo dal primo minuto, 35 presenze in totale, condite da 7 gol.

Tra i 5 più usati dell’Hellas, dietro a Lazovic, Rrahmani, Faraoni e Silvestri, sintomo che la spina dorsale degli scaligeri passa anche attraverso di lui. È tra i primi 15 centrocampisti per chilometri percorsi, in media, a partita: 11.13. La media da fantacalcio, tanto per tornare al discorso iniziale, recita 6.56, meglio di Pjanic, il suo idolo insieme a Gerrard e Lampard, meglio di Lorenzo Pellegrini, Callejon, Fabian Ruiz e Barella.

A completare il profilo, un paio di informazioni utili (non ai fantallenatori): non ha la playstation a casa, tifa per Federer e più che in discoteca preferisce andare alla Scala. Per il prossimo mercato lo rivuole l’Hellas Verona ma anche il Milan è interessato. La sua valutazione è 15 milioni, ma forse, anche solo per le ultime caratteristiche, vale almeno il doppio.

di Lamberto Rinaldi