Le parole di Sarri sulla Coppa Italia vanno ascoltate

Maurizio Sarri non le ha mandate a dire riguardo alla formula della Coppa Italia, in cui la Lazio è ancora impegnata contro il Milan, nei quarti di finale. Le parole del tecnico toscano sono state durissime: “Il torneo più antisportivo del mondo”. 

Secondo l’ex allenatore di Napoli e Juventus la Coppa Italia strutturata com’è oggi favorirebbe alcune squadre, le più blasonate, per questioni di audience, per portarle il più avanti possibile nella manifestazione. Su questo non è possibile replicare, ma di certo oggi altrove le coppe nazionali offrono ben altro.

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Dove Sarri ha ragione

Mentre Milan e Lazio si sfideranno a San Siro in partita unica per i quarti di finale di Coppa Italia, in Spagna e in Francia la situazione è totalmente diversa.

La Coppa del Re, giunta invece alle semifinali, vede ancora in corsa quattro squadre “medie”, arrivate fin qua anche dopo aver battuto le canoniche big spagnole. Oggi è in programma Rayo Vallecano-Betis, mentre domani toccherà ad Athletic Bilbao-Valencia.

La migliore delle quattro è il Betis, attualmente terzo in classifica nella Liga, ma per il resto né Real Madrid, né Atletico Madrid, né tantomeno Barcellona e Siviglia sono andati oltre i quarti di finale. Insomma, le quattro squadre che erano ai nastri di partenza della Champions League, tutte fuori prematuramente.

Questo perché da tre anni ormai la formula della Coppa del Re ha copiato quella della FA Cup o della Coppa di Francia: partite secche in casa della squadra peggio piazzata nella stagione precedente, con sorteggio integrale degli incroci a partire dagli ottavi di finale, quindi senza tabellone prestabilito.

In questo, insomma, Sarri ha ragione. La formula così strutturata è molto più “democratica”, se vogliamo usare questo termine. Di sicuro per i club di terza o quarta divisione, poter ospitare per un solo giorno una grande di Spagna in casa propria è un’emozione indescrivibile.

Sorteggio integrale che ha portato in Coppa di Francia, sempre oggi pomeriggio, Bergerac e Versailles, squadre dilettantistiche, a giocarsi un posto in semifinale. Con il PSG nel frattempo eliminato dal Nizza.

Anche in Germania la Coppa è “terra di nessuno”, con 4 squadre di Zweite Bundesliga, la seconda divisione tedesca, ancora in corsa e né Bayern Monaco né Borussia Dortmund coinvolti. Parafrasando Sarri, situazioni “molto più democratiche”.

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Dove Sarri sbaglia

Nella lamentela del tecnico toscano, che ci sta in linea di principio, bisogna però ricordare una cosa: che la Lazio ha vinto due volte negli ultimi 9 anni la Coppa Italia con questa formula. 

E dire che “si mandano avanti certe squadre per via dell’audience” è abbastanza riduttivo: come dovremmo considerare, allora, la Lazio? Sarri non la ritiene una big all’altezza delle altre?

Ed è vero che la partita secca in casa della squadra meglio classificata nella stagione precedente fino alle semifinali toglie molto del pathos che c’è altrove per questa competizione, che in Italia sembra quasi un peso.

Forse l’aspetto più triste della faccenda è che nel tabellone principale non sono ammesse squadre al di sotto della Serie C. Anzi, di alcune squadre della Serie C, togliendo quindi di mezzo le realtà semi-dilettantistiche se non proprio dilettantistiche tout court.

Questo forse voleva sottolineare Sarri. La Coppa Italia, se volesse fare audience, metterebbe le partite in un weekend sospendendo il campionato, o in orari più consoni, come la sera, e fin dai turni precedenti ai quarti di finale. Evitando stadi vuoti e ascolti miseri per partite tra le riserve delle riserve in un giorno lavorativo a orari lavorativi.

Comunque è positivo che qualcuno, dopo Andreazzoli dell’Empoli, provi a parlare del bisogno di cambiare la formula di questa competizione, che fino alle semifinali sembra non interessare a nessuno.

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