Chi è Roberto Martinez, il ct del Belgio che ha già battuto Mancini

Roberto Martinez è l’allenatore del Belgio, avversario dell’Italia: spagnolo con un modesto passato da calciatore, è divenuto celebre nelle serie minori inglesi. Ecco la sua storia

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C’è uno spagnolo sulla panchina del Belgio, avversario dell’Italia a EURO 2020, ed è un allenatore con una storia particolare alle spalle: Roberto Martinez è ct dei Diavoli Rossi dall’agosto 2016, subito dopo il flop degli Europei che portò all’addio di Marc Wilmots. Due anni dopo, ha guidato il Belgio al terzo posto mondiale, il miglior risultato di sempre della Nazionale.

Eppure è un tecnico spagnolo decisamente sui generis, che non ha mai giocato nè allenato in Liga, e anzi si è costruito una carriera all’estero, nelle serie minori inglesi, risalendo le gerarchie del calcio fino ad arrivare alla guida di una delle squadre più talentuose in circolazione. E che ha un precedente delicato con Roberto Mancini.

Roberto Martinez, lo spagnolo d’Inghilterra

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Roberto Martinez è nato nel 1973 in Catalogna, crescendo nel settore giovanile del Real Zaragoza, con il quale nel 1993 ha giocato la sua unica partita di sempre nella prima divisione spagnola. Non ritenuto all’altezza, è stato ceduto al Balaguer, club della sua città che all’epoca dimorava in terza serie.

 

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Nel 1995 accetta una curiosa proposta di trasferimento del Wigan, in quarta serie inglese, assieme ai connazionali Jesus Seba e Isidro Diaz. Il terzetto spagnolo diventerà noto come i Three Amigos, e condurrà il club di questa piccola cittadina alla periferia di Manchester alla promozione in terza divisione e a lottare più volte per un’ulteriore salita di categoria. Roberto Martinez, pur essendo un mediano, diventò qui l’idolo della tifoseria e la stella della squadra.

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Nel 2001 si trasferì brevemente in Scozia al Motherwell, dove conobbe la sua futura moglie Beth Thompson, per poi tornare in Inghilterra con Walsall, in First Division (la seconda serie inglese). Nel 2003 passerà ai gallesi dello Swansea, conducendoli in terza divisione, e infine nel 2006 andò a chiudere la carriera al Chester City.

Il successo da allenatore

Subito dopo il ritiro, Roberto Martinez venne richiamato in Galles per prendere le redini dello Swansea in League One. Di cultura calcistica barcelloniana, lo spagnolo impostò un tipo di gioco costruito sul possesso palla, estremamente moderno e mai visto nella terza divisione inglese: lo Swansea travolse gli avversari conquistando l’immediata promozione, per poi ottenere un ottavo posto in Championship.

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Questo gioco lo rese molto celebre, in un periodo in cui in Premier League ancora non c’erano Pep Guardiola o Jurgen Klopp, e Brendan Rodgers era ancora un tecnico semisconosciuto (si sarebbe affermato proprio dopo Martinez allo Swansea). Nel 2009, l’allenatore spagnolo tornò al Wigan, ora in Premier League, con il compito di salvare la squadra, riuscendo nell’impresa per tre stagioni consecutive, nonostante il livello della rosa.

Alla quarta, nel 2012/2013, arrivò la retrocessione, alleviata però dall’incredibile conquista della FA Cup, primo e finora unico trofeo della storia del Tics. In finale, il Wigan di Roberto Martinez ebbe la meglio della corazzata Manchester City, sulla cui panchina sedeva Roberto Mancini, che alla fine di quella stagione terminò la sua avventura ai Citizens.

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Anche Roberto Martinez cambiò squadra, dopo quella stagione, passando all’Everton, dove conquisterà subito un quinto posto in Premier League (uno dei migliori risultati della storia recente del club, mai più eguagliato da allora) e ottenendo la qualificazione all’Europa League. È rimasto alla guida dei Toffees fino al 2016, quando è stato chiamato a Bruxelles per portare i Diavoli Rossi ai Mondiali di Russia. E oggi, punta a capitalizzare la generazione d’oro del calcio belga con il suo primo trofeo.

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