Neymar Jr - PSG

Neymar e Messi, Messi e Neymar. Dal quel lontano dicembre 2011 ad oggi sembra passata un’eternità, e in termini calcistici un’era sta volgendo al termine. Ieri notte, allo stadio Da Luz in Portogallo, Neymar ha forse per l’ultima volta imboccato la strada del campione assoluto, calandosi nella realtà parigina con tutto se stesso, lasciando andare il passato alle spalle. 

Neymar vs Atalanta: gli errori e la rincorsa

Minuto numero tre di Atalanta-Paris Saint Germain e Neymar, servito alla perfezione da Icardi nel cerchio di centrocampo, si invola verso la porta difesa da Sportiello. Un uno-contro-uno che non sembra avere storia mentre i difensori nerazzurri inseguono il fulmine verdeoro sperando in un segno della provvidenza. La conclusione, giunta appena pochi passi dopo il limite dell’area, si perde sul fondo a causa forse della mancanza di freschezza del campione brasiliano, che disperato si accascia al suolo. 

Minuto ventotto, dopo il vantaggio bergamasco siglato da Mario Pasalic, Neymar salta con un tunnel l’autore del goal avversario e punta la porta con un destro che termina a lato. Sette minuti dopo ancora l’asso brasiliano cerca il destro a giro su punizione senza però riuscire a beffare Sportiello. 

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Minuto quarantadue, Hateboer sbaglia il retropassaggio verso la propria retroguardia e Neymar, indemoniato nel pressing, recupera il pallone e per la seconda volta si invola verso la porta avversaria. La conclusione con il sinistro è  però sbilenca e termina lontanissima dai pali, con il numero dieci che spinge la fronte contro il terreno di gioco alla ricerca della motivazione di cotanta mancanza di precisione. 

Una serie di errori simili possono anticipare una partita da Pallone d’Oro? Per chi ha visto la gara, tali errori sono il semplice frutto di ciò che Neymar ha scelto di fare in questa “famiglia” così come lui stesso l’ha definita nel post partita. Per tutti gli altri mettetevi comodi, O’Ney ha appena cominciato. 

Record e dribbling

Per un primo tempo in cui gli errori e la voglia di far bene sono andati di pari passo, c’è sempre una seconda frazione in cui tutto va come deve, o quasi. Con il gemellino Mbappé pronto ad entrare (subentrerà all’impalpabile Sanabria dopo l’ora di gioco), Neymar si scatena portando a compimento tutto ciò che nel primo tempo era stato messo in mostra. Sedici dribbling riusciti in totale, numero con il quale eguaglia il record di Leo Messi (ritorna sempre, costantemente, questo duopolio dal quale CR7 è, ahimè, escluso) del 2007/2008 e frantuma quello dell’attuale stagione di undici detenuto, pensate un po’, proprio da Leo Messi, in compartecipazione con Lorenzo Insigne.

Una partita fuori da qualsiasi schema da parte del brasiliano che lasciando da parte il mellifluo e il roboante fine a sé stesso, incide sul match per novantatré minuti, giocando fino all’ingresso di Mbappé in un deserto di creatività.

Spesso lasciato solo contro quattro giocatori nerazzurri perfettamente indottrinati da Gasperini (alternanza di marcature, cambio di posizioni e pressing sul primo controllo), O’Ney riesce praticamente ogni volta a saltare il primo avversario per poi accelerare e trascinarsi dietro gli altri tre. Ma non si ferma qui la consacrazione, ciò che conta va ben oltre il record messo a referto, ed esploderà in tutta la sua potenza al minuto numero novantatré. 

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Esplosione di gioia

L’1-0 della Dea non poteva reggere, questo dirà Neymar al termine della partita, sottolineando come nessun dubbio si sia mai insinuato nella sua mente riguardo al passaggio del turno del PSG. Una tale convinzione giunge dalla totale dedizione alla causa che, dopo tre stagioni, Neymar sembra aver fatto finalmente sua.

Se la scorsa estate aveva segnato il distacco tra Parigi e il fenomeno brasiliano con il tentativo reiterato di tornare in Catalogna, questa potrebbe essere l’estate dell’innamoramento definitivo: Mbappé sembra aver scelto la causa parigina in toto, intorno alla coppia Ney-Kylian sembra essersi creato un humus fertile alla crescita di entrambi e, sopratutto, il dieci verdeoro si mostra dedito alla causa con ogni grammo della propria forza.

Quando Marquinhos segna il goal del pareggio a seguito del suo ennesimo assist stagionale, Neymar esplode di gioia, una gioia autentica, in cui il primo ad essere coinvolto è proprio il compagno col numero sette. 

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Qualche minuto dopo, quando Chupo Moting raccoglie l’assist del campione francese abilmente servito proprio dal numero dieci, O’Ney consegna virtualmente nelle mani di questa nuova “famiglia” la sua felicità: proprio come farà con il premio di MVP del match, si affida ai compagni, abbandonando quel piedistallo che troppe volte gli è stato imputato come negativo per la sua futura incoronazione nell’Olimpo calcistico. 

Neymar a tutto campo

Se a livello emotivo il quid finale lo abbiamo espresso, a livello tattico Neymar si è evoluto in una versione brasiliana di Leo Messi. Nella partita con l’Atalanta, come ormai fa da un anno a questa parte, il ruolo prescelto è stato quello di tuttocampista.

Nel momento di massima pressione della Dea lo si è visto venire a prendersi il pallone all’altezza del centrocampo, svariando da destra a sinistra alla ricerca dell’accelerazione giusta o dello spazio per creare problemi alla retroguardia avversaria, assumendo su di sé la responsabilità del passaggio del turno parigino.

Nella notte appena trascorsa Neymar è sembrato chiudere con un passato fine a se stesso, legato a doppio filo al Barça come casa a cui ritornare, eleggendo il PSG a nuovo focolare. 

Neymar contro Messi: pensiero stupendo

Neymar e Messi dicevamo. Neymar e Messi che potrebbero, se tutto andasse nel modo giusto, ritrovarsi in finale nell’ultima decade di agosto, questa volta uno contro l’altro. Sarebbe la prima volta per entrambi dopo la finale vinta nel 2015, e forse lo spartiacque definitivo per la carriera del brasiliano. Nel mentre, l’arbitro Anthony Taylor ha messo fine, con il triplice fischio, a una delle migliori partite del dieci della Seleçao, coronata da un record dal sapore nostalgico.

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