Newcastle ai sauditi: cosa cambia in Premier League

Il Newcastle è ormai destinato a passare a un nuovo proprietario saudita, che promette di sconvolgere gli equilibri in Premier League

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Dopo 18 mesi, si torna a parlare dell’acquisto del Newcastle da parte del PIF, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, e ora sembra che la trattativa possa chiudersi in tempi brevissimi. Un’operazione che, chiudendo i 14 anni di gestione da parte di Mike Ashley, promette di trasportare i Magpies tra le grandi potenze mondiali del football, rivaleggiando con Manchester City e PSG.

Inevitabilmente, l’ingresso della famiglia reale saudita nel calcio inglese porterà a un’alterazione degli equilibri interni alla Premier League, da circa dieci anni stabilizzatasi su un sistema in cui sei squadre si spartiscono annualmente i trofei e le prime posizioni in classifica (salvo eccezioni, come quella del Leicester nel 2015).

Cosa ha sbloccato la trattativa per il Newcastle

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Nell’estate del 2020 il Newcastle era già sembrato vicino a entrare nel portafoglio del PIF, ma alla fine non se n’era fatto nulla. All’epoca fece molto scalpore la protesta di Amnesty International, che accusò la Premier League di lasciare entrare nel calcio il regime dell’Arabia Saudita, considerato uno dei più radicali e retrogradi del Medio Oriente, e spesso ritenuto finanziatore del terrorismo islamico.

Inizialmente, le polemiche avevano sembrato allontanare i sauditi dalla Premier League, tanto che successivamente si era parlato di un possibile interesse nell’Inter. In realtà, però, il vero nodo da sciogliere della presenza di Ryad in Inghilterra era legato al contenzioso sui diritti tv con BeIn Sports, l’emittente qatariota che trasmette la Premier nel mondo arabo: il governo saudita ha oscurato il canale nel proprio paese, trasmettendo le partite in maniera illegale.

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Il più ampio scontro geopolitico tra Ryad e Doha aveva bloccato la trattativa per il Newcastle: un accordo avrebbe compromesso i rapporti commerciali tra la lega e BeIn Sports, causando una grave perdita economica alla Premier. Ma il recente annuncio del network del Qatar sulla decisione saudita di rimuovere il ban è stato immediatamente accolto come il via libera alla cessione dei Magpies.

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Rivoluzione in Premier League

L’irruzione di una nuova superpotenza economica nel campionato inglese comporterà sicuramente dei cambiamenti negli equilibri della competizione: una simile trattativa, così a lungo inseguita dall’Arabia Saudita, non è stata fatta solo per lo sfizio di avere un club di calcio, ma per poter competere ad alti livelli e imporre Ryad nella politica sportiva (ed economica) europea, come fatto in passato dai suoi vicini nel Golfo.

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Il sistema delle Big 6, le sei squadre più forti del campionato, dovrà quindi forzatamente allargarsi a un competizione a 7 club, con una diretta conseguenza in termini di risultati, e quindi di introiti: sbagliare una stagione diventerà impredonabile. Attualmente, solo sette club inglesi si qualificano ogni anno alle coppe europee, il che ha consentito fino adesso l’inserimento di almeno un’outsider a stagione senza compromettere la posizione delle Big 6.

 

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Ma con il nuovo Newcastle saudita, i sette posti più ambiti della Premier League sono virtualmente già presi, e questo significa anche che lo spazio per le “piccole” inglesi sarà ancora più ridotto. Combinata con gli effetti sul medio e lungo periodo della crisi della Brexit, la novità potrebbe finire con l’aumentare la disparità tra le Big 7 e le altre 13 squadre.

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In ultimo, anche se per adesso se ne sta parlando poco, potrebbe verificarsi anche una questione di conflitto d’interessi. Al momento l’ipotesi è ancora remota, ma se nei prossimi anni lo Sheffield United dovesse ottenere la promozione nella massima serie, la famiglia reale saudita si ritroverebbe con due club nella stessa competizione: le Blades, infatti, sono di proprietà di Abd Allah bin Musaid Al Saud, cugino del principe ereditario Mohammed bin Salman Al Saud, che è il presidente del fondo PIF.

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