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La triste parabola di Jesse Lingard e il tentativo di rilancio al West Ham

Jesse Lingard era uno dei migliori giocatori della Premier League, ma in tre anni la sua carriera si è complicata molto, e dopo mezza stagione in panchina eccolo trasferirsi in prestito al West Ham, nella speranza di ritrovarsi.

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Il 24 giugno 2018, Jesse Lingard infilava un impressionante tiro arcuato alle spalle del portiere panamense Jaime Penedo, segnando la sua prima sensazionale rete ai Mondiali con la maglia dell’Inghilterra. Al netto dell’avversario non certo irresistibile, quello era il momento di forma migliore in assoluto del trequartista britannico, impostosi come titolare nel Manchester United e come uno dei più spettacolari giocatori della Premier League.

Meno di tre anni dopo, Lingard si ritrova con appena tre presenze in stagione con i Red Devils, di cui cui nessuna in campionato o in Champions League, e accetta un trasferimento al West Ham, oggi quinto in classifica dopo che nell’ultimo decennio non era mai riuscito ad arrivare sopra al settimo posto.

L’improvvisa ascesa di Lingard

Lingard è nato a Warrington, a metà strada tra Liverpool e Manchester, ed è cresciuto nel settore giovanile dello United, passando attraverso diversi prestiti non molto fruttuosi (la stagione migliore è stata nel 2013-14 in Championship, con il Birmingham). Poi, nel 2016, la sua carriera si è incrociata con quella di José Mourinho, e tutto è cambiato.

In quel momento, Lingard era una tipica ala destra inglese moderna, ma con il portoghese venne riadattato a giocare anche alle spalle delle punte, diventando una delle principali alternative in un attacco denso di stelle. Pian piano, il suo apporto alla squadra è iniziato a crescere, con Mourinho che ha scelto di fare sempre più affidamente su di lui, preferendolo a Depay e Mkhitaryan.

Nella stagione 2017-18, così, Lingard esplose in tutto il suo splendore: aveva 25 anni, e chiuse la stagione con 48 presenze, 13 gol e 7 assist, di gran lunga il suo massimo in carriera. Quell’anno, il Manchester United raggiunse il secondo posto in Premier, miglior risultato dal 2013, quando vinse il suo ultimo campionato. Jesse Lingard, in piena ascesa, era ormai un tassello fondamentale della Nazionale di Southgate in vista dei Mondiali: giocò praticamente sempre e partendo da titolare, tranne che nelle due sfide col Belgio (le uniche sconfitte dell’Inghilterra).

L’improvviso declino di Lingard

Quello che è successo dopo, è un insieme di circostanze tra le più sfortunate che possono capitare a una persona. Il Manchester United di Mourinho è scoppiato, e a fine 2018 la panchina è passata nelle mani di Solskjaer. In stagione, Lingard ha avuto un paio di infortuni abbastanza fastidiosi, che l’hanno costretto a saltare 12 partite, ma a parte questo il norvegese ha dimostrato di voler continuare a puntare su di lui.

Il rendimento del giocatore, però, è andato in calando, convincendo sempre più l’allenatore a cercare alternative. Che si sono concretizzate poi un anno esatto fa, quando il Manchester United ha acquistato un nuovo trequartista, il portoghese Bruno Fernandes, che ha subito relegato Lingard in panchina, facendogli perdere anche il posto in Nazionale.

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Fonte Immagine: @jesselingard (Instagram)

Triturato dai problemi infiniti dello United post-Ferguson, Lingard ha erò dovuto affrontare anche una crisi personale. Nel corso del 2019, sua madre si è ammalata gravemente, e nello stesso periodo al nonno è stato diagnosticato un cancro alla prostata; a questa già difficile situazione famigliare si è aggiunto il fatto che il calciatore si è ritrovato a dover badare a suo fratello e sua sorella, rispettivamente di 14 e 11 anni all’epoca, oltre che alla propria figlia appena nata.

Il forte stress per questa situazione personale ha influito negativamente sulle prestazioni in campo di Lingard, che non è stato più in grado di recuperare la lucidità e l’efficacia mostrata sotto Mourinho. L’impatto devastante avuto da Fernandes sullo United ha sicuramente giocato un ruolo determinante, così l’ulteriore stress derivato dall’avvento della pandemia.

Ricominciare dal West Ham

Nell’estate del 2020, era parso chiaro a tutti che Lingard gli servisse di trasferirsi altrove, e che il Manchester United non avesse più bisogno di lui. Tuttavia, il suo valore di mercato si aggirava attorno ai 20 milioni: troppi, in tempo di crisi, per un giocatore che aveva di fatto giocato solo un paio di stagioni veramente di alto livello. Non se ne è fatto nulla, quindi, fino a oggi.

Il prestito al West Ham può essere un’occasione per ricominciare, anche perché in panchina troverà un uomo che un poco può capirlo: anche David Moyes sta cercando di far dimenticare il proprio flop allo United, attrverso gli ottimi risultati degli Hammers. Non sarà facile, perché sulla trequarti la concorrenza è agguerrita (Bowen, Benrama, Yarmolenko, Lanzini, Fornals), ma a 28 anni questa è una chiamata decisiva per salvare la propria carriera.

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E, se il buon giorno si vede dal mattino, al West Ham possono aspettarsi grandi cose: nel suo esordio con gli Hammers, mercoledì 3 febbraio, Lingard è partito dal primo minuto per la prima volta dopo 13 match, e ha subito messo a segno una doppietta decisiva.

“Un debutto brillante” lo ha definito Moyes, che ha anche ammesso che, se dovesse continuare così, non ci sono motivi per cui Lingard non debba essere convocato in Nazionale in vista dei prossimi Europei.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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