HomeOpinioniItalia-Inghilterra: gli errori di Southgate profetizzati da Luis Enrique

Italia-Inghilterra: gli errori di Southgate profetizzati da Luis Enrique

Perle ai porci. Cari amici inglesi, come lo traduciamo questo concetto? Avere a disposizione tante armi, sicuramente più di un rivale, e buttarle via malamente? Perle ai porci. Gareth Southgate non ha mai avuto grossa fortuna con i calci di rigore, ma ieri sera contro l’Italia nella finale dell’Europeo ha toccato forse il fondo.

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Italia-Inghilterra, gli errori di Southgate

Il doppio cambio Sancho e Rashford, buttati dentro al tramonto dei supplementari solo per tirare i rigori, grida ancora vendetta. A noi è andata benissimo, ci mancherebbe altro, però vedere un tale spreco di risorse è stato abbastanza clamoroso. Ma forse è stata proprio questa la grandezza della nostra Nazionale, degli Azzurri di Roberto Mancini, che hanno trionfato con ciò che avevano a disposizione, che magari sulla carta sembrava meno figo, meno cool, della rosa dell’Inghilterra, ma molto più unita e compatta.

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Ogni volta che dalla panchina si alzavano Grealish, Sancho, Rashford, lo stesso Henderson capitano del Liverpool campione d’Europa, e meno male che Foden era infortunato, un po’ la sensazione d’invidia saliva. Tutta gente che ha giocato finali di Champions o Europa League, e da protagonista, anche se forse il più in forma era Grealish, che pur essendo “solo” dell’Aston Villa ha dato sfoggio di freschezza mentale e fisica che gli altri compagni non avevano.

E noi? Ad arrabattarci con Cristante, Berardi, Belotti, a cui vogliamo un gran bene, da ieri sera ancora di più, ma che, insomma, pound for pound, come si dice nella boxe, non sembravano reggere il confronto. Ce l’abbiamo ancora in mente il doppio confronto tra Manchester United e Roma in Europa League, quando era sembrato di assistere a una sfida tra un peso massimo e un peso piuma. Con Rashford, Maguire, Shaw e compagnia a passeggiare sopra Cristante (rieccolo) o Spinazzola, o il Pellegrini che era stato chiamato per l’Europeo prima di infortunarsi e lasciare spazio a Castrovilli.

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Italia-Inghilterra, il valore delle rose e le parole di Luis Enrique

Anche su Transfermarkt il valore della rosa dell’Inghilterra rispetto alla nostra era il doppio: 1.29 miliardi contro 751 milioni. Nei pettegolezzi di mercato, poi, con Kane indirizzato verso il Manchester City per una cifra – pare – vicina ai 130 milioni, Sancho promesso sposo dello United per 90, l’eccitazione era tutta per questi calciatori inglesi. Certo, si dirà, loro hanno il campionato più ricco del mondo, la Premier League che funge da calamita irresistibile per tutti i migliori; però al momento del dunque Southgate, il povero Southgate, che finirà come capro espiatorio un Europeo in cui è stato portato in palmo di mano da tutti, si è incartato da solo.

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Non aveva mica ragione Luis Enrique, allora? Lui che al momento delle convocazioni si era portato dietro 24 giocatori invece di 26 come tutte le altre 23 squadre, giustificandosi con: “Non voglio avere con me gente inutilizzata”. C’era chi lo pigliava per i fondelli (oltre che per il fatto di non aver convocato nessuno dei Real Madrid, certo) e invece ha avuto ragione lui: perché diciamoci la verità un po’ in semifinale l’abbiamo sfangata e la Spagna, seppur dopo un inizio tentennante, è stata la Nazionale più convincente, senza beghe interne e senza facce tristi.

Mica come quelle di Sancho e Rashford ieri al momento di battere i rigori per cui erano stati buttati nella mischia a un battito di ciglia dal termine, in maniera quasi irrispettosa. Chissà, magari Luis Enrique li avrebbe lasciati a casa entrambi piuttosto che averli tremolanti al momento della verità. È un po’ il problema delle maxi-rose anche a livello di club.

Mancini, invece, ha vinto con ciò che aveva a disposizione, con un gruppo davvero compatto in questo senso. Dove anche chi non ha visto il campo, o è finito indietro nelle gerarchie, non ha battuto ciglio. Un ulteriore merito per la sua Italia, per la nostra Italia, che ci ha fatto godere nell’ultimo indimenticabile mese.

Alessandro Ruta
Alessandro Ruta
Milanese, classe 1982, vive vicino a Bilbao. Ha scritto una quindicina di libri, non solo di sport. In passato ha lavorato per La Gazzetta dello Sport e Mediaset, oggi collabora con varie testate italiane e spagnole

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