Il Crystal Palace sta (inaspettatamente) volando

Anche quest’anno il Crystal Palace si è messo a riparo dalle sabbie mobili della Premier League con ampio anticipo. Merito, in primis, di Roy Hodgson, manager datato capace di ottimizzare le risorse delle Eagles

Dieci punti di vantaggio sul terzultimo posto, di questi tempi, non si buttano via. La stagione del Crystal Palace era iniziata in maniera abbastanza interlocutoria, perché in molti – in primis i tifosi delle Eagles – si domandavano se anche quest’anno il calcio speculativo di Roy Hodgson avrebbe permesso alla squadra di mantenere la categoria.

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La risposta, a meno di cataclismi, dovrebbe essere sì e la cosa sorprende, ma solo fino a un certo punto. Infatti, il manager inglese è diventato una sorta di punto di riferimento per una delle realtà più british della Premier League. Non solo per com’è composta la squadra, ma proprio per la filosofia che il Crystal Palace si porta dietro dal secolo scorso.

Crystal Palace, i numeri che impressionano

A livello statistico, il Crystal Palace è un vero e proprio caso da studiare. Per esempio, nell’ultimo match vinto in casa del Brighton, le Eagles hanno totalizzato un coefficiente xG – ovvero i gol attesi – pari a 0.3, eppure si sono imposti 2-1 chiudendo la partita con un paio di sortite estemporanee firmate da Mateta e Benteke.

Più in generale, in stagione la squadra di Hodgson ha messo insieme una delle più basse produttività offensive di sempre. Il miglior risultato a livello di xG lo ha ottenuto nel match contro il Fulham, sfiorando quasi quota 3, ma in generale solo in otto occasioni il Crystal Palace ha superato la soglia di un xG per novanta minuti. Il Brighton, poi, non è stato particolarmente fortunato, visto che tra andata e ritorno ha perso cinque punti subendo 4 tiri ed effettuandone 45 complessivi.

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Poco, davvero molto poco per un Palace che, volendo guardare l’altro lato della medaglia, si può dire particolarmente efficace. D’altronde, queste sono le peculiarità delle squadra di Hodgson: speculative, ciniche, capaci di sfruttare in maniera letale le qualità dei propri interpreti, capaci con strappi estemporanei di spaccare le partite.

crystal palace
Fonte immagine: @Matetajphilippe (Twitter)

Una squadra molto british

Il Crystal Palace è una squadra di lotta e di spada, più che di fioretto, e rispecchia in campo i valori storici dei propri tifosi, tra i più caldi e mediterranei del panorama britannico. Hodgson, a sua volta, è arrivato nel sud di Londra in un momento delicato per la squadra, che nel 2017 era partita male e aveva necessità di essere ottimizzata per raggiungere la salvezza.

Il binomio, quindi, si è rivelato perfetto, a tal punto che questa è praticamente la quarta stagione nella quale il manager ultrasettantenne siede sulla panchina del club. La squadra ha una fisionomia precisa ma non un undici tipo, basti pensare che soltanto sei giocatori della rosa hanno messo insieme più di venti presenze nell’attuale Premier League.

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Hodgson ruota i suoi interpreti e poi, logicamente, ha qualche punto fermo sul quale ha costruito basi solide e durature. Per esempio, il portiere spagnolo Guaita le ha giocate tutte, così come in mezzo al campo la coppia composta da Milivojevic e Riedewald al momento è intoccabile, con Kouyatè a dare una soluzione alternativa al reparto.

 

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Eze e Zaha le stelle

Nelle ultime due sessioni di mercato, il Crystal Palace ha investito circa 23 milioni di euro per rinforzarsi. Se a gennaio il colpo più interessante è stato Mateta, arrivato dalla Bundesliga, in estate la dirigenza del Crystal Palace ha tirato fuori dal cilindro un coniglio mica male. Si tratta di Eberechi Eze, eclettico esterno 22enne acquistato dal QPR, che nella massima serie ha avuto un grandissimo impatto.

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È lui la stella della squadra, alla pari di Wilfried Zaha, ex baby prodigio del Manchester United oggi oggetto del desiderio di molti club, ma ancora “bloccato” al Crystal Palace. Zaha è il profilo ideale per il calcio diretto di Hodgson: ha corsa, progressione, imprevedibilità e salta l’avversario in velocità che è un piacere. Il Palace lo valuta tanto, almeno 50 milioni di euro, e lui – in fondo – a Selhurst Park sta molto bene.

Una società solida

Dopo anni di incertezze, il Crystal Palace può finalmente contare anche su una società discretamente sicura. Entrato in possesso delle quote di maggioranza nel 2010, il chairman Steve Parish – genio dell’informatica, formatosi nelle scuole cattoliche londinesi più prestigiose – ha salvato lo stadio che stava per essere pignorato dalle banche e sistemato i buchi di bilancio lasciati dalla precedente proprietà.

Poi, nel 2015, ha attirato due nuovi investitori americani, Joshua Harris e David Blitzer, già soci dei New Jersey Devils e pronti a investire anche nel proficuo calcio inglese. Grazie a queste forze fresche, Parish ha ampliato Selhurst Park – portando da 27mila a 34mila posti – e ultimato la costruzione della nuova academy del Crystal Palace, che oggi ospita centinaia di ragazzi. Un presente solido, per un futuro ancora più roseo.

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