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Fonte Immagine: @juventus (Instagram)

La Juventus, a nemmeno metà stagione, conta già cinque pareggi in campionato, e un gioco che continua a non spiccare il volo. Ma le responsabilità non possono essere riversate su Pirlo e sull’assenza di Ronaldo.

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A fine novembre, la Juventus si ritrova imbattuta ma con più pareggi che vittorie in Serie A, dimostrando una fragilità – specialmente senza Cristiano Ronaldo – mai vista in questo decennio. Ma è evidente a tutti che il problema è ben più profondo delle assenze del portoghese, e anche dei piani tattici di Andrea Pirlo.

La Juventus, da qualche anno a questa parte, ha infatti a che fare con una crisi di progettualità: il piano manageriale che, prima con Conte e poi con Allegri, ha permesso ai bianconeri di diventare dominanti in Italia e altamente competitivi in Europa, è stato abbandonato in favore di un approccio più confuso.

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Il “piano Ronaldo” e la fretta della nuova Juve

Il progetto della Juventus è stato, sostanzialmente, quello di Beppe Marotta che, dopo il passo falso della sua prima stagione a Torino, ha poi saputo costruire una squadra vincente, capace di resistere anche a diversi stress test: il brusco addio di Conte, la cessione di Pogba, la crescita di aspettative dopo la prima finale di Champions League.

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Un malizioso potrebbe far coincidere l’abbandono del progetto con l’arrivo di Cristiano Ronaldo, nell’estate del 2018, ma non sarebbe corretto: l’acquisto dell’asso portoghese ha fatto parte di un piano di crescita del livello della rosa che già due anni prima aveva portato a Higuain. In quel momento, la Juve voleva dimostrare di essere in grado di spendere grosse cifre per assicurarsi campioni dal respiro internazionale, entrando tra le grandi d’Europa anche come cifre spese sul mercato.

È però vero che l’arrivo di Ronaldo ha involontariamente innescato degli eventi che hanno portato a cambiare l’atteggiamento dirigenziale della Juventus. Pochi mesi dopo, Marotta lasciava Torino e ad aprile 2019 avveniva il vero momento di svolta nella recente storia juventina: la clamorosa eliminazione con l’Ajax.

La sconfitta coi Lancieri mise simbolicamente il punto a un discussione che andava avanti da tempo, quella sul gioco di Allegri. Dopo la grande spesa fatta per Ronaldo, la dirigenza bianonera si attendeva di vincere immediatamente la Champions, dopo le due finali degli anni precedenti, non certo di essere eliminata ai quarti da una squadra come l’Ajax. Il fatto che gli olandesi avessero dominato la Juventus grazie a un’impostazione tattica opposta a quella di Allegri, e che quell’anno fu la consacrazione del gioco di posizione in Europa, spinsero a un cambio di rotta che, però, non sembra fosse costruito su un progetto articolato, ma dovuto a una mossa emotiva.

La Juventus e la fine di un progetto vincente

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Ci volle un mese perché venisse scelto il successore di Allegri, il che lascia intendere che al momento dell’esonero non fosse ben chiaro quale sarebbe stata la mossa seguente. Le speculazioni dicono che la Juventus avrebbe cercato Guardiola, Pochettino, forse addirittura Conte, e solo alla fine si rassegnò a Sarri. Tuttavia, il passaggio dal gioco di Allegri a quello dell’ex-allenatore del Napoli richiedeva un profondo rinnovamento della rosa, costruita per un calcio meno tecnico: questo rinnovamento non si verificò, se non nel cambio De Ligt-Barzagli.

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La Juventus cambiò paradigma: la spesa fatta per Ronaldo imponeva (e impone tutt’ora) di vincere la Champions entro i quattro anni di contratto del portoghese, per far sì che il suo acquisto non risulti in qualche modo vanificato. Improvvisamente, la Juventus s’è trovata ad andare di fretta e l’annata con Sarri ne è testimone: attorno alla scorsa stagione non c’è stato alcun progetto, ma la speranza che l’allenatore tirasse fuori la bacchetta magica e risolvesse ogni problema a cui la dirigenza non aveva voluto guardare.

L’arrivo di Andrea Pirlo in panchina è stato la conseguenza di questa mancanza di progettualità: l’ex-centrocampista, figura carismatica e vero simbolo della svolta in campo della Juventus di dieci anni fa, era stato scelto il 30 luglio come tecnico dell’Under23, ma circa una settimana dopo veniva immediatamente promosso in prima squadra. Fin da subito, la scelta di un allenatore senza la minima esperienza è sembrata un azzardo, reso necessario dalla fretta: non solo quella legata al “progetto Ronaldo”, stavolta, ma anche alle necessità del nuovo calendario dettato dalla pandemia.

Siamo quasi a metà stagione, e sulla Juve di Pirlo già si addensano nuvole cupe, se si pensa che per arrivare a 5 non-vittorie Sarri attese fino al 26 gennaio. Ma ancora una volta non si può pretendere che un allenatore arrivi e, a prescindere da un contesto non ottimale, faccia funzionare la squadra come per magia. Inoltre siamo ormai all’anno tre dell’era Ronaldo, e se anche questa stagione dovesse concludersi senza la Champions, come sarà la prossima estate della Juventus? Oggi, più che mai, urge trovare un piano per il futuro.

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