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In Colombia si gioca a calcio nonostante le proteste della gente

Nonostante le manifestazioni contro il governo continuino, in Colombia il calcio va avanti. Ma c’è preoccupazione per la Copa America

La partita tra America de Cali e Atletico Mineiro, valida per il quarto turno di fase a gruppi di Copa Libertadores, ha mostrato ancora una volta al mondo intero il volto attuale di un paese come la Colombia, martoriato da problemi economico-sociali che, da settimane, stanno portando il popolo locale a manifestare quotidianamente contro il governo Duque.

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Non ha fatto eccezioni nemmeno il match che si sarebbe dovuto giocare in casa del colosso colombiano, ma spostato di un giorno nella lontana Barranquilla perché, all’Estadio Pascal Guerrero di Cali, non c’erano le condizioni per garantire il normale svolgimento dell’evento. Davanti all’impianto, proprio come successo la settimana scorsa in occasione di Independiente Santa Fe – River Plate, centinaia di persone si sono assembrate inscenando una vera e propria guerriglia contro la polizia.

Una Copa Libertadores itinerante

Così, la Conmebol non ha potuto far altro che posticipare il fischio di inizio e spostare il match a Barranquilla, dove la situazione però non era comunque delle migliori. Infatti, l’arbitro uruguayano Andres Cunha ha dovuto sospendere il match in ben otto occasioni, permettendo così ai calciatori di avvicinarsi alle panchina e sciacquarsi la faccia quasi corrosa dai gas lacrimogeni sparati fuori dallo stadio da parte della polizia.

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Dove, nel frattempo, la lotta contro i manifestanti è andata avanti per ore: “Io non credo si possa pensare di giocare a calcio in queste condizioni” – ha detto Jerson Gonzalez, allenatore dell’America, al quale si è unito il centrocampista Luis Paz, secondo il quale “è folle programmare partite di Copa Libertadores proprio in mezzo a una pandemia mondiale”. Per la cronaca, la serata è finita con cinque feriti e decine di arresti.

Cosa sta succedendo in Colombia?

Le proteste contro il governo Duque, comunque, continuano incessanti. Nel mirino ci sarebbe la pessima gestione della pandemia da parte del partito di maggioranza, il Centro Colombiano, che avrebbe – secondo l’opposizione – messo in ginocchio il Paese, amplificando le disuguaglianze economiche e sociali in un microcosmo già di suo molto complicato da gestire.

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In tutte le città si sono verificati disordini e la Copa Libertadores, seppure marginalmente, ne è stata coinvolta, con spostamenti di sedi, ritardi degli aerei e, appunto, situazioni grottesche tipo quella che ha costretto Hulk e compagni a prendersi la qualificazione agli ottavi di finale in un clima surreale, non tra lacrime di gioia, ma figlie dei gas utilizzati dalle forze dell’ordine per disperdere la folla.

E la Copa America?

C’è poi l’annoso problema della Copa America, in programma tra giugno e luglio e ospitato congiuntamente da Colombia e Argentina. I calciatori colombiani, non solo quelli che militano in patria, hanno firmato un comunicato nel quale esprimono solidarietà ai cittadini, ma il Presidente della Repubblica Duque, spalleggiato dalla Conmebol, ha già fatto sapere di non voler indietreggiare.

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Nonostante il campionato locale sia fermo e la Copa Libertadores abbia palesato diverse criticità, la Colombia non rinuncerà alla Copa America. E poco importa se, dal quartiere generale della confederazione, hanno già preallertato il Paraguay, perché il governo colombiano assicura ordine e disciplina per quando la manifestazione, che vedrà la finalissima giocarsi al Metropolitano di Barranquilla, comincerà. La sensazione, però, è che questa storia sia ancora lontana dal suo epilogo.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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