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Chi difende Sebastian Coltescu?

Il caso di Sebastian Coltescu, il quarto uomo di PSG-Basaksehir, continua a far discutere, ma tra tanti accusatori ha anche qualcuno che lo difende, anche se per motivazioni differenti.

COS’È SUCCESSO IN PSG-BASAKSEHIR

Continua ad essere al centro delle polemiche Sebastian Coltescu, il quarto uomo rumeno che, martedì sera, è stato accusato di aver rivolto un epiteto razzista al vice-allenatore del Basaksehir Pierre Webó, portando entrambe le squadre ad abbandonare il campo per protesta.

La maggior parte dei commenti, sia degli addetti ai lavori che online, hanno condannato l’arbitro, che ora rischia di non vedere più un campo internazionale, ma c’è anche chi sta prendendo posizione per difenderlo.

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La Romania difende Coltescu

Tra i primi a difendere Coltescu c’è stato Cristian Balaj, il più noto arbitro rumeno, che ha detto che, se la parola proferita dal quarto uomo faceva parte di un discorso interno tra lui e il direttore di gara Hategan, allora non bisogna interpretarla “in senso negativo, ma solo per identificare e non per offendere“.

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La Gazzetta dello Sport ha riportato un’altra difesa proveniente dalla Romania, citando il portale Fanatik, che avrebbe raccolto le testimonianze di diversi arbitri e scagionato Coltescu: la voce che si sente nel video non sarebbe infatti la sua, ma quella del guardalinee Octavian Sovre. Ricostruzione da prendere comunque con le pinze, visto che questo sito è l’unico che la riporta e che, subito dopo, arriva ad accusare la panchina turca di aver usato per prima termini razzisti contro gli arbitri, chiamandoli “zingari”. Una circostanza che al momento non trova altre conferme, e che non è stata notata nemmeno dal quartetto dei direttori di gara.

“Penso sia stato un incidente sfortunato – ha invece detto Adrian Mutu, ex-calciatore e oggi allenatore della Romania Uder-21 – Ha scelto la parola sbagliata in un contesto importante”.  L’ex-attaccante di Inter e Juventus ha ribadito che il termine usato da Coltescu, negru, in rumeno significa solamente “nero” e non ha connotati razzisti, anche in campo Demba Ba ha chiarito bene che il problema non è tanto la parola, ma il dover specificare il colore della pelle invece di usare il nome o il ruolo.

Anche Micah Richards con il quarto uomo rumeno

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Molto discutibile, invece, l’opinione di Jorge Jesus, l’allenatore del Benfica, secondo cui il tema del razzismo oggi “è molto di moda”. Il portoghese, intervistato in proposito ai fatti di Parigi, ha usato una retorica molto diffusa negli ambienti della destra, lamentandosi che “Oggi qualsiasi cosa che dici a un nero è sempre segnale di razzismo, la stessa cosa detta a un bianco non è mai segno di razzismo”. Ovviamente, Jesus sottovaluta tutta la portata storica e culturale del colore della pelle, tema piuttosto forte proprio in Portogallo, i cui successi calcistici sono stati costruiti sulle colonie africane ai tempi della dittatura, che nel frattempo si vantava della cultura non razzista dei lusitani.

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Ma in difesa di Coltescu arriva anche Micah Richards, ex-calciatore inglese e oggi opinionista tv, molto schierato sulla questione del razzismo (è stato tra i primi a condannare i recenti fatti dei tifosi del Millwall). “Se siamo in una stanza come quella in cui ci troviamo ora, e qualcuno dice ‘il ragazzo nero’ per riferirsi a me, io non mi offenderei” ha detto Richards.

La stanza in cui si trovava era un studio della CBS assieme alla giornalista afrobritannica Kate Abdo, l’allenatore spagnolo Roberto Martinez e l’ex-difensore inglese Jamie Carragher: per cui, Richards era effettivamente l’unico “ragazzo nero” in studio, in quel momento. Cosa che però sappiamo non essere il caso di Webó, visto che sulla panchina del Basaksehir c’erano anche Demba Ba e Boli Bolingoli-Mbombo: indicare un generico “ragazzo nero” sulla panchina turca non era altrettanto preciso che parlare riferirsi al camerunense come vice-allenatore.

La difesa di Coltescu

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Alla fine, anche il quarto uomo rumeno ha detto la sua, anche se non direttamente ma attraverso i suoi famigliari: “Sto solo cercando di stare calmo. Non leggerò nessun sito in questi giorni. Chi mi conosce sa che non sono razzista”. Al momento, la UEFA lo a sospeso e sta conducendo un’indagine su quanto accaduto a Parigi.

Se proprio si deve parlare delle ingiustizie che sta subendo Coltescu, però bisognerebbe guardare al modo in cui gran parte dei media, almeno in Italia, stanno trattando la vicenda: con toni da stampa scandalistica, si sta scavando morbosamente nel suo passato personale per evocare eventi che nulla hanno a che vedere con la sua carriera da arbitro o con le accuse di razzismo, parlando dei suoi “drammi famigliari” e di cose che, al pubblico, non dovrebbero interessare.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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