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Chi è Fernando Orsi, calciatore e simbolo laziale degli anni ’80 e ’90

Da talento giallorosso a icona laziale, passando per le ottime stagioni tra Parma, Siena e Arezzo: ripercorriamo la carriera di Fernando Orsi, portiere degli anni ’80 e ‘90

Pacatezza, serietà e dedizione al lavoro: prima tra i pali, poi in panchina e attualmente davanti ad un microfono per commentare le partite. Può essere descritta così, in modo conciso ma significativo, la figura di Fernando Orsi. Un portiere che ha saputo attraversare da protagonista gli anni ’80 e ’90, prima mostrando le sue qualità tra i pali e poi mettendo la sua esperienza a servizio dello spogliatoio pur non giocando più titolare.

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Gli inizi alla Roma e le prime annate in provincia

Orsi nasce a Roma il 12 settembre 1959, da padre laziale e madre romanista. Una divisione tra le due sponde del Tevere che, oltre a riguardare la sua famiglia, caratterizza anche la sua carriera. Orsi muove i suoi primi passi nel mondo del calcio nel vivaio della Roma, arrivando ad accarezzare la prima squadra nella stagione 1978/79 ma senza mai scendere in campo.

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L’anno successivo passa al Siena in Serie C2, dove trova subito un posto da titolare. Il giovane portiere ripaga la fiducia del tecnico senese Idilio Cei, subendo appena 22 gol in 34 partite e contribuendo al 5^ posto finale del club bianconero. Un esordio con i grandi decisamente positivo, che vale a Orsi la chiamata del Parma in Serie C1. Nella prima annata in gialloblù, si divide le presenze in campionato – 17 a testa – con il più esperto portiere Renato Piccoli. L’anno successivo è invece lui il titolare, tanto da risultare il giocatore più presente – con 33 apparizioni in Serie C1 – dell’intera rosa parmense.

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Orsi alla Lazio, atto primo: altalena tra A e B e le magie di Maradona

L’ascesa di Orsi prosegue nella stagione 1982/83, con il passaggio alla Lazio in Serie B. Il club biancoceleste, reduce da un deludente 11^ posto nel campionato cadetto, vuole tornare al più presto in Serie A e deve far fronte all’addio al calcio di Felice Pulici (portiere dello scudetto targato Tommaso Maestrelli). Un compito non facile, che Orsi svolge nel migliore dei modi. Anche grazie alle sue parate, la Lazio conquista l’agognata promozione in massima serie.

Orsi
Fonte: Instagram @mariobocchio

All’inizio del campionato 1983/84, Orsi viene sorprendentemente superato nelle gerarchie da Massimo Cacciatori (suo vice l’anno precedente). Una scelta che spinge il portiere ad allenarsi ancora più duramente, in attesa del suo momento. La svolta nella stagione di Orsi avviene l’8 gennaio 1984, quando sostituisce l’infortunato Cacciatori in occasione del match casalingo contro il Pisa. Da quel momento Orsi non esce più dalla porta laziale, dando il suo contributo per la permanenza in Serie A.

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L’anno successivo è caratterizzato dall’arrivo in Italia del fuoriclasse argentino Diego Armando Maradona. Un vero e proprio incubo per i portieri, come prova sulla sua pelle proprio Orsi. Il 24 febbraio 1985 si gioca Napoli-Lazio, match vinto per 4-0 dai partenopei e illuminato dal genio del Pibe de Oro. Maradona segna infatti una tripletta, con un gol più bello dell’altro: una zampata sfruttando un’indecisione della difesa laziale, un pallonetto dal vertice sinistro dell’area e una perla direttamente da calcio d’angolo. Tre magie che lasciano inebetito Orsi, in un’annata avara di soddisfazioni e chiusa con la retrocessione in B.

Il ritorno alla Lazio dopo la parentesi ad Arezzo

Con il campionato 1984/85 si chiude, anche se solo temporaneamente, l’esperienza di Orsi alla Lazio. Nell’estate del 1985 il portiere viene acquistato dall’Arezzo, dove trascorre 4 stagioni di alterne fortune. Nei primi due anni con Orsi tra i pali il club amaranto conquista la salvezza, per poi retrocedere in Serie C1 nel campionato 1987/88 e mancare l’immediato ritorno tra i cadetti l’anno successivo.

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Per Orsi si riapre comunque il massimo palcoscenico calcistico visto che, al termine del suo quarto anno ad Arezzo, torna alla Lazio in Serie A. A differenza della sua prima esperienza biancoceleste, non ha i gradi di portiere titolare. Soprattutto a partire dalla stagione 1993/94, deve fare da alternativa e chioccia al giovane e promettente Luca Marchegiani. Un compito che Orsi ricopre con la consueta serietà, diventando un elemento importante nello spogliatoio biancoceleste. Un impegno premiato con l’unico trofeo della sua carriera – pur senza mai scendere in campo – nella sua ultima annata agonistica: la Coppa Italia edizione 1997/98.

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La breve parentesi da allenatore

Appesi i guantoni al chiodo, Orsi comincia la sua carriera di allenatore. Comincia allenando i portieri della Lazio nella stagione 2001/02, per poi diventare il vice di Roberto Mancini sia nella sua avventura biancoceleste che successivamente all’Inter. Orsi ha anche tre esperienze da primo allenatore: due da subentrato al Livorno (chiuse con una salvezza in A e una retrocessione B) e una – di pochi mesi – alla guida della Ternana in Lega Pro. Esperienze povere di soddisfazioni, che portano orsi a scegliere la carriera di commentatore sportivo. Sempre con serietà e competenza, come quando negava il gol agli attaccanti avversari.

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Paolo Lora Lamia
Classe ’92, ho la vocazione del giornalismo sportivo fin dall’adolescenza. Adoro il calcio, la sua storia e una narrazione sportiva tesa ad emozionare più che a creare polemiche. Giornalista pubblicista dal 2019, cofondatore di Mondoprimavera.com, collaboratore presso Gruppo GEDI e La Giovane Italia e opinionista sportivo per Toscana TV. Ho un debole per il calcio inglese (e per il Liverpool in particolare).

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