Caso Osimhen: anche il Napoli colpevole sulle plusvalenze?

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Il caso Osimhen non sembra molto diverso da quelli per cui la Juventus è stata condannata sulle plusvalenze. Perché allora anche il Napoli non viene condannato?

Continuano le polemiche dopo la sentenza di venerdì sulla Juventus, condannata a 15 punti di penalizzazione sul caso plusvalenze. I tifosi bianconeri contestano in particolar modo il fatto che il loro è l’unico club sanzionato, mentre gli altri otto coinvolti nell’inchiesta sono stati assolti. In particolare, anche per ragioni di rivalità calcistica, fa molto discutere la precedente esclusione del Napoli, oggi primo in classifica, dalla riapertura del processo sportivo.

Il club partenopeo è al centro infatti di un caso plusvalenze molto contestato, quello che ha portato all’acquisto, nell’estate del 2020, di Victor Osimhen dal Lille. L’attaccante nigeriano venne pagato ufficialmente 75 milioni di euro complessivi, ai quali contribuirono però le cessioni di quattro sconosciuti giocatori (di cui tre della Primavera azzurra), decisamente ipervalutati.

Il caso Osimhen: cosa è successo

L’operazione per arrivare all’acquisto di Osimhen, due anni e mezzo fa, contava circa 71 milioni di euro di parte fissa più 4 di bonus. Della prima somma, 50 sarebbero stati pagati cash, il resto in contropartita tecnica: per la precisione, in cambio di tre giocatori della Primavera del Napoli più l’esperto portiere greco Karnezis, che generarono così plusvalenze per il club campano fino a 19,9 milioni.

I giocatori in questione sono Orestis Karnezis, Claudio Manzi, Luigi Liguori e Ciro Palmieri. Il primo ha giocato appena tre partite nel Lille, poi è stato messo nella squadra riserve e l’estate scorsa si è ritirato. Il secondo non ha mai giocato coi francesi, e nell’estate del 2021 è stato ceduto a titolo gratuito alla Turris (Serie C). Anche Liguori non ha mai visto il campo in Ligue 1, girando per vari prestiti in club minori, fino a che nel 2021 è stato ceduto gratuitamente all’Afragolese (Serie D). Idem per Palmieri, che nel 2021 è passato gratis alla Nocerina (Serie D). I quattro erano stati valutati dal Napoli circa 5 milioni a testa.

Perché il Napoli non è stato condannato per plusvalenze

Quando però a fine dicembre la Procura federale ha chiesto al riapertura del processo sportivo precedentemente archiaviato, dai nove club inizialmente coinvolti assieme alla Juventus mancava proprio il Napoli. In realtà, questa cosa è facilmente spiegabile: il processo che ha portato alla condanna di venerdì dei bianconeri è stato riaperto dopo le ultime intercettazioni svelato dall’inchiesta Prisma (giustizia ordinaria), che riguardavano unicamente il cosiddetto “sistema Paratici”, che riguardava la Juventus e le altre otto società con cui ha fatto le discusse plusvalenze.

Non sono quindi emerse novità sulla plusvalenza del Napoli per il caso Osimhen, che è scollegata dagli affari della Juventus. Il che non significa che i partenopei non possano tornare a processo: la Procura di Napoli sta infatti conducendo un’indagine anche sul trasferimento del nigeriano e le plusvalenze a esso collegate. Secondo quanto riporta oggi La Repubblica, il pm Francesco De Falco ha chiesto un prolungamento delle indagini di altri sei mesi.

Il reato ipotizzato è di false comunicazioni nel bilancio dal primo luglio 2020 al 30 giugno 2021, e coinvolge direttamente Aurelio De Laurentiis e il consiglio di amministrazione del Napoli. Se da questa inchiesta della giustizia ordinaria dovessero emergere nuovi elementi, la Procura federale potrebbe chiedere di acquisire le carte e riaprire anche il processo sportivo, come avvenuto con la Juventus. E, se si dovesse appurare un’irregolarità, anche il Napoli subirà una penalizzazione.