Cambio ruolo
Fonte immagine: profilo Ig @JoshuaKimmich

Il cambio di ruolo è qualcosa di inscindibile dal concetto di duttilità che nel calcio è, sopratutto ultimamente, diventato essenziale. Ma quali sono i grandi calciatori che cambiando ruolo hanno visto la propria carriera svoltare? 

Diversi club, da quelli storici a quelli dei “ragazzi di Guardiola” si alternano in questa classifica che classifica non è. Da Gullit a Verratti, quanti calciatori hanno cambiato ruolo nel corso della carriera? 

1. Andrea Pirlo 

Ormai ritiratosi e diventato allenatore della Juventus, Andrea Pirlo è forse il primo esempio tangibile – e vicino al nostro calcio – di completa rivoluzione copernicana di un calciatore. Di ruolo trequartista, il giovane Andrea venne spostato da Mazzone davanti alla difesa, nel ruolo di regista per il suo Brescia. Ciò che è accaduto dopo è solo la logica conseguenza di un talento che sulla trequarti risultava quasi sprecato. 

2. Gianluca Zambrotta 

L’ex terzino di Juventus, Milan e Barcellona – nonché campione del Mondo nel 2006 – è arrivato alla Juventus nel 1995 come ala destra. L’infortunio di Pessotto però Lippi a cambiargli ruolo e a portarlo sula fascia sinistra, questa volta come terzino. La propensione ad arrivare sul fondo è così rimasta la stessa, ma i risultati, sopratutto in fatto di quantità, non hanno fatto altro che impennarsi. 

3. Ruud Gullit 

Difensore centrale, mediano di contenimento, mezz’ala di inserimento, trequartista col vizio del gol e attaccante. Chi più di Ruud Gullit può rappresentare il calciatore totale che a cavallo tra gli anni ottanta e novanta dominava la Serie A e l’Europa? L’olandese ha cambiato ruolo tante volte quanto ha cambiato squadra, risultando sempre decisivo per le vittorie ottenute in carriera. 

4. Lothar Matthaus e Frenz Beckenbauer 

Due leggende del calcio tedesco che da centrocampisti si sono progressivamente trasformati in liberi. Esperienza, forza, determinazione, conoscenza del gioco e qualità da vendere non hanno fatto altro che rendere tale decisione un salto qualitativo sul finire di due carriere straordinarie. 

5. Paul Scholse 

Al Manchester United gli infortuni sono sempre decisivi per il lancio di giovani promettenti. Nel lontano 1995 Paul Scholse esordì come centravanti dei Red Devils per il grave infortunio di Cantona, chiudendo la stagione con 14 gol. 

Due anni dopo, nel 1997, il suo ruolo cambiò: da attaccante, si ritrovò a diventare centrocampista a causa dell’infortunio di Roy Keane. La storia successiva è inutile che venga ripetuta, Scholse è diventato in breve uno degli interpreti migliori del centrocampo sotto la guida di Sir Alex Ferguson. 

6. Fabio Grosso 

Quando cambiare ruolo significa davvero cambiare la propria vita. Da trequartista di Serie C ad esterno del Perugia di Serse Cosmi, Fabio Grosso fece fortuna faticando nel 3-5-2 dell’allenatore umbro e guadagnandosi la chiamata dal Palermo di Zamparini. L’estate 2006 poi, vissuta da protagonista totalmente inaspettato, ha dimostrato come un cambio radicale di ruolo possa cambiare anche le ambizioni e le aspettative di un calciatore. 

Fabio Grosso
Fonte immagine: profilo Ig @fabioGrosso

7. Hugo Campagnaro

Arrivato in Italia dal Morón come attaccante, Campagnaro subì una metamorfosi a causa degli scarsi risultati avuti come centravanti. Prima esterno a sinistra e poi difensore centrale, l’argentino cambiò radicalmente il proprio stile di gioco, affermandosi prima nel Piacenza e poi nella Sampdoria, fino ad arrivare poi al Napoli e all’Inter. 

8. Marco Marchionni 

Una metamorfosi di ovidiana memoria quella che vide protagonista Marco Marchionni tra il 2006 e il 2012. Ala tutta tecnica e dribbling in forza al Parma di Beretta nella stagione che portava al Mondiale, Marchionni perse il treno per la Germania a causa dei tagli effettuati da Lippi sulla rosa allargata. 

Maio Marchionni
Fonte immagine: profilo Ig @MarcoMarchionni

Sei anni più tardi, dopo le avventure negative con Juventus e Fiorentina, Marchionni tornò al Parma all’età di 32 anni mettendosi a disposizione di Donadoni. L’ex ala del Milan gli cucì così addosso il ruolo di metronomo in un Parma che arrivò ottavo in una Serie A dominata da Juventus e Milan. 

9. Philipp Lahm

Capitano, colonna portante e leggenda del Bayern Monaco, Philipp Lahm ha vinto con la squadra tedesca otto campionati di Germania, una Champions League, sei coppe di Germania oltre al titolo di miglior calciatore tedesco nel 2017. Il mondiale del 2014 fu poi l’apoteosi definitiva di un giocatore talmente duttile da risultare insostituibile. 

Terzino destro, terzino sinistro, mediano, mezz’ala: Lahm ha svolto tutti i ruoli disponibili al Bayern Monaco, prendendosi sempre il posto da titolare. In lui, come vedremo più avanti, Guardiola ha trovato il perfetto esempio da proporre a un altro trasformista del centrocampo: Joshua Kimmich. 

Philipp Lahm
Fonte immagine: profilo Ig @hilippLahm

10. Stefano Sorrentino 

A fine carriera i cambi di ruolo sono più frequenti di quanto non lo siano nel pieno del vigore degli anni. Lo abbiamo visto con Matthaus e Beckenbauer, ma con Stefano Sorrentino le cose sono leggermente particolari. Ritiratosi dal calcio professionistico nel 2020, l’ex portiere di Chievo e Palermo si è trasferito al Cervo, squadra di seconda categoria ligure in cui allena il padre. 

Nel trasferimento, già di per sé particolare, troviamo un’ulteriore specifica: Stefano Sorrentino vestirà la maglia numero nove, quella dei centravanti. Un cambio di ruolo sicuramente eccentrico, che testimonia l’eccezionalità della scelta dell’ex campione di Serie A. 

11. Gareth Bale

Prima di mettere piede nel “club di Guardiola” gli ultimi tre gioielli in grado di influenzare ciò che li circondava grazie a un proprio cambio di ruolo. Gareth Bale fu tutto questo quando nel Tottenham di Modric e Dembelé divenne prima esterno di centrocampo e poi tutto-campista offensivo con la maglia numero undici. 

La trasformazione, sia fisica che tecnica, lo portò a segnare 26 gol e a fornire 15 assist nelle 44 presenze della stagione 2012/13, quella precedente al suo trasferimento – da record – al Real Madrid. Al cospetto dei blancos Bale assurse a membro del trio “BBC” che portò in dote a Florentino Perez quattro Champions League, prima di vedere i rapporti logorarsi e infine spezzarsi. 

12. Alessandro Florenzi 

Classe ’91, Alessandro Florenzi arriva alla Roma nell’estate 2012 dopo aver giocato da trequartista (e da mezz’ala) nel Crotone di Menichini e poi di Drago. All’arrivo nella capitale Florenzi ha prima ricoperto il ruolo di mezz’ala, per poi spostarsi su tutta la trequarti offensiva: ala destra, trequartista di inserimento ed esterno sinistro a seconda delle necessità del momento. 

Con l’arrivo di Salah poi, l’arretramento del raggio d’azione con la trasformazione – tutt’ora in corso – a terzino destro. Oggi Florenzi gioca nel Paris Saint Germain con il quale ha vinto il suo primo titolo in carriera – la Super Coppa di Francia contro il Marsiglia – e si candida a protagonista nella corsa alla Champions dei francesi. 

13. Dries Mertens 

Stagione 2016/17, il Napoli di Maurizio Sarri presenta Milik alla stampa, centravanti appena arrivato dall’Ajax in grado di segnare 7 gol nelle prime uscite stagionali prima di rompersi il crociato. Il tecnico ex Empoli deve risolvere la situazione e lancia Dries Mertens come centravanti del tridente completato da Insigne e Callejon. 

L’esperimento, perché di questo si trattava, va a meraviglia: Mertens segna 28 gol in Serie A, ripetendosi l’anno successivo con 18 segnature. La trasformazione da ala a attaccante totale si completa quando, il 28 aprile 2019, eguaglia Maradona come numero di gol segnati in Serie A con la maglia del Napoli. Il dato, però, sarà ancora da aggiornare: prima il 23 ottobre seguente eguaglia il numero di gol di Maradona nel Napoli (115) e poi eguaglia e supera Hamsik diventando il miglior marcatore nella storia della società partenopea (130 gol). 

 14. Yayà Touré

Il primo membro del club Guardiola risponde al nome di Yaya Touré. Il centrocampista ivoriano, prima indottrinato al Barcellona come mediano e difensore centrale, e poi ricercato e fatto evolvere al City come trequartista di tecnica sopraffina e potenza fisica disarmante è forse il risultato migliore – seppure in un ristretto arco temporale – delle capacità maieutiche di Pep Guardiola. Il ruolo sotto la gestione del tecnico catalano diventa così una semplice etichetta, applicata ad un calcio totale che permette a Yaya di segnare 24 gol in 49 presenze nella stagione 2013-14. 

Yaya Toure
Fonte immagine: profilo Ig @YayaTouré

15. Javier Mascherano e Fernandinho 

Posti un al fianco dell’altro, i due centrocampisti non hanno molto in comune. Il primo è un celebrale mediano argentino in grado di fare la doppia fase egregiamente, mentre il secondo nasce come ala offensiva per trasformarsi al City in centrocampista di manovra. 

Quello che condividono però, è l’evoluzione che Guardiola ha generato nelle loro carriere: arrivati al limite fisico per i tanti anni di carriera alle spalle, i due hanno stravolto il proprio ruolo diventando difensori centrali dal piede educato e dalla lettura anticipata. 

16. David Silva

Può un esterno di centrocampo costruito sulla velocità e sul dribbling diventare uno dei creatori di occasioni offensive e di flusso di gioco migliore della Premier League? Arrivato al City nel 2010, all’arrivo di Guardiola il ruolo del trequartista di Valencia evolve insieme agli anni che passano, generando un elaboratore di trame offensive che permetterà al City di vincere e dominare la Premier League per quattro volte, con due FA Cup e cinque coppe di Lega. 

Oggi, alla Real Sociedad, l’evoluzione si è definitivamente compiuta: la squadra basca passa totalmente dai piedi di Silva per creare azioni offensive e per gestire il gioco, posizionandosi attualmente sesta nella classifica di Liga. 

david silva
Fonte: Instagram @david21lva

17. David Alaba 

Qui più che cambio di ruolo parliamo di estrema duttilità tecnico-tattica del difensore austriaco. Schierato terzino al Bayern Monaco, nell’ultima stagione Alaba è diventato centrale di difesa, ma con l’Austria e anche con i bavaresi ha spesso ricoperto il ruolo di mezz’ala sinistra o di trequartista.

Dotato di una eccellente tecnica di base, il gioiello plasmato da Guardiola nei suoi anni in Baviera ha appena firmato un pre contratto con il Real Madrid, che molto probabilmente lo utilizzerà per sostituire il partente Sergio Ramos (che, a proposito, quando giocava al Siviglia faceva il terzino destro…). 

18. Dani Alves 

Eletto del club di Guardiola, Dani Alves è la creatura uscita fuori dall’incontro tra il calcio brasiliano e quello totale e totalizzante di Guardiola. Terzino destro al Barcellona, ala a tutta fascia con Juventus e PSG, Dani Alves nell’ultimo spezzone di carriera ha ricoperto il ruolo di rifinitore nel San Paolo, vestendo la maglia numero dieci. 

Un’evoluzione nel ruolo consustanziale al personaggio, totalmente fuori dalle righe ed estroso in ogni aspetto della sua vita. 

19. Bernardo Silva

Ala destra con il Monaco, Bernardo Silva è giunto al Manchester City sotto espressa richiesta di Pep Guardiola che ne ha fatto un concentrato di creazione capace di segnare e influenzare il corso delle partite. 

Certo, il passaggio da ala a trequartista è forse più facile che quello d attaccante a difensore centrale di Campagnaro, ma se nella prima parte di questo resoconto abbiamo parlato di chi ha cambiato il proprio ruolo trasformando anche il modo di giocare, qui dentro – nel club di Guardiola – è la duttilità a dominare incontrastata. 

Il cambio di ruolo, in questo modo, diventa pretesto per ampliare il raggio d’azione di giocatori che, come Bernardo, avevano già in sé tutte le qualità per diventare dei campioni, ma che avevano solo bisogno di chi gli spiegasse come fare. 

20. Joshua Kimmich

Creazione definitiva di Pep Guardiola, Joshua Kimmich è l’erede diretto di Philipp Lahm al Bayern Monaco. Terzino, centrale di difesa, centrocampista in una linea a tre o a due, ma anche trequartista all’occorrenza, Joshua Kimmich risulta la più versatile delle creature di Guardiola, tant’è che nell’anno in corso ha già segnato 4 gol e messo a referto 13 assist nelle 21 presenze stagionali. 

Kimmich è il risultato di un percorso evolutivo – se vogliamo continuare con questa metafora – che ha fatto sì che tutti gli ex campioni del Bayern venissero condensati in questo prototipo di calciatore moderno e futuristico. Kimmich sa fare qualsiasi cosa, ed è in grado di farla terribilmente bene. 

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