ciccio caputo

Facile dirlo ora, difficile prevederlo allora. Eppure ci fu una decisione che a ripensarci oggi è stata ponte tra il suo destino da bomber di provincia a splendida favola da occhi lucidi. Aveva 29 anni Ciccio Caputo quando scelse di non accontentarsi. Alla tranquillità di Entella, dopo una stagione super con 17 gol all’attivo, preferì le ambizioni dell’Empoli.

Volle misurarsi con altro per provare ad arrivare altrove. Forse non così in alto. Roberto Breda – tra i due c’era un bel rapporto – fu testimone di quei giorni. Ha goduto dei suoi gol e oggi racconta emozionato a Minuti Di Recupero quel passato anonimo a cui Caputo ha donato luce: “Ma non critichiamo nessuno per il fatto che sia arrivato tardi in Serie A”.

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Caputo in Nazionale a 33 anni: non è davvero colpa di nessuno?

Fosse stato straniero, avrebbe trovato porte spalancate senza neppure spingerle. E’ italiano, si chiama Ciccio, è spontaneo e per anni ha giocato in Serie B. Forse meritando quella categoria: “Le qualità erano evidenti – dice Breda – e infatti ero convinto che averlo all’Entella fosse un lusso. Ma sono sincero: non pensavo potesse fare così bene. Non che non ne fosse capace, anzi, ma chi poteva prevedere in tre anni la Serie A e la Nazionale?”.

Non è colpa di nessuno? “Il calcio è pieno di storie simili o di sopravvalutati che poi non hanno reso. Ci vuole bravura ma anche fortuna e un aiuto dal destino. Ora l’importante è godersi Caputo, anche a 33 anni, senza avere rimpianti, senza trovare per forza responsabili a questa sua esplosione in ritardo”.

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Breda di Caputo ha un ottimo ricordo: 17 gol e 11 assist in 40 partite. “L’attaccante a differenza di altri ruoli ha sempre il gol che parla per lui. Si tratta di un parametro oggettivo. Ciccio ha sempre avuto la mentalità giusta. Fece una grande stagione. A differenza di altri colleghi, lui era letale in area di rigore ma anche generoso ad aiutare i compagni e intelligente nel muoversi tatticamente. Doti, queste, che potrebbero averlo aiutato a realizzarsi anche in Serie A”.

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Goleador dal sorriso gratuito: “Si faceva voler bene ed era umile, ma allo stesso tempo aveva grande personalità. Senza, forse, non sarebbe arrivato da nessuna parte. Solo chi non si accontenta nel calcio può riuscire a raggiungere un traguardo anche dopo i 30 anni”.

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Il bivio della sua carriera è l’estate del 2017: all’Entella è protagonista, ben voluto da tutti, in un ambiente tranquillo. Caputo, ambizioso, decide di abbandonare la sua comfort zone per sposare il progetto dell’Empoli. Breda racconta: “Forse è stata quella scelta a determinare la sua fortuna”.

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“Nonostante avesse 29 anni – prosegue Breda – non si era ancora accontentato, sentiva che poteva fare ancora meglio. Non si sentiva alla fine della sua carriera, voleva andare avanti, pretendeva altro. Così scelse Empoli. Altri al suo posto sarebbero rimasti sapendo di poter segnare altri venti gol. Lui è stato bravo nel mettersi in discussione”.

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Tutti parlano di Caputo, lo fa anche il campo: segna talmente tanto – lo ha fatto anche contro la Moldova – che ora il sogno Europeo sta diventando quasi un sacrosanto diritto: “Se i numeri sono questi – dice Breda – non vedo perché non debba andare agli Europei. Ha la fortuna di giocare in una squadra come il Sassuolo dove si fa tutto a memoria con un sistema offensivo che esalta le sue qualità. Ora dipenderà tutto da lui. Dovrà essere bravo a sfruttare i prossimi mesi per meritare la convocazione di Mancini”.