Le cinque migliori uscite di Silvio Berlusconi sul calcio

Dopo una lunga assenza ieri Silvio Berlusconi è tornato a parlare dopo una partita di calcio. L’ormai patron del Monza ed ex presidente del Milan ci ha fatto tornare in mente quando invece frequentava abitualmente gli stadi e regalava titoli ai giornali o comunque momenti epici. Ne abbiamo ripescati cinque.

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Il sarto di Zaccheroni

Andiamo in ordine temporale, almeno ci proviamo. Berlusconi ha lasciato talmente tante frasi epiche che è impossibile starci dietro. Con l’allenatore romagnolo Alberto Zaccheroni il rapporto non era mai sbocciato, nonostante la conquista di uno scudetto, quello del 1999, apparso ai più come un mezzo miracolo, specie guardando la concorrenza.

Dopo il tricolore vinto il Milan imbroccò alcune annate balorde, senza più ripetersi, e affondando in Europa, in quella Champions League che per Berlusconi ha sempre rappresentato il palcoscenico più importante.

La colpa di quelle prestazioni deludenti? Non della squadra, ma dell’allenatore. Detta in maniera “poetica”, il Cavaliere si affidò a una metafora: “Il sarto distratto può rovinare una buona stoffa”. E Zac, proprio come con un paio di forbici, il tecnico romagnolo sarebbe stato silurato a stagione in corso, nel marzo 2001.

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Una lettera per Ancelotti

Molto più amato di Zaccheroni, Carlo Ancelotti ha fatto la storia del Milan sia da giocatore che da allenatore. Lo scudetto del 2004 fu una cavalcata poderosa, specie nel girone di ritorno, con partite memorabili tipo il derby vinto contro l’Inter rimontando due gol di svantaggio. Tomasson, Kakà e Seedorf: un 3-2 che fu l’anticamera dello scudetto, apoteosi di una squadra che davvero se in serata poteva battere chiunque.

Decisivo il cambio nell’intervallo operato da Ancelotti, con Tomasson subentrato a Rui Costa. Ancelotti infatti aveva iniziato la gara con l’amato “Albero di Natale”, il 4-3-2-1 che era diventato il suo schema di riferimento, ma che in quel primo tempo non aveva per niente funzionato. Con Tomasson accanto a Shevchenko, invece, la svolta. Il danese era andato in gol ispirando la rimonta.

Tutti contenti, quindi? Insomma. Nel dopopartita Berlusconi pizzicò Ancelotti con questa frase: “Scriverò una lettera all’allenatore del Milan dicendogli di schierare sempre due punte, perché chi allena il Milan ha il dovere di dare spettacolo. Non è una richiesta, è un obbligo”. Il buon Carletto rispose laconicamente: “C’è libertà di giudizio”.

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La moglie di Shevchenko

Nell’estate del 2006, Andriy Shevchenko dopo 7 anni di onoratissima carriera in rossonero lascia Milano per trasferirsi a Londra. Arriva anche una paccata di milioni, una quarantina, che fanno sempre comodo. I tifosi la prendono così così, specie quando l’ucraino alla prima partita col Chelsea, la sua nuova squadra, segna e bacia la maglia. Un affronto, per molti.

Berlusconi invece spiega la cessione dal punto di vista coniugale, dando la colpa dell’addio di Sheva alla moglie, la modella statunitense Kristen Pazik: “Un vero milanista e un vero uomo non si sarebbe comportato così. In casa mia sono io che comando e decido cosa fare. Shevchenko, invece, quando lo moglie lo chiama e lo manda sotto al letto, corre come un cagnolino“.

L’addio dell’ucraino, nato lo stesso giorno di Berlusconi (ma quarant’anni dopo, naturalmente), non era stato digerito bene nemmeno dall’allora presidente del Milan.

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Il grano

Nell’agosto del 2010 il Milan è ufficialmente la seconda squadra di Milano, in quanto a situazione e a trofei vinti, sorpassato dall’Inter che ha appena vinto tutto completando il Triplete. Il culmine di un lustro in cui i nerazzurri hanno preso il comando anche in Italia, oltre che in Europa.

Ricomincia la stagione e con essa le trattative di mercato. Il Milan non ha acquistato grandi nomi, i tifosi rumoreggiano e allora Berlusconi tira fuori dal cilindro Ibrahimovic, che in poche ore arriva dal Barcellona.

Adesso sì che l’entusiasmo è tornato, in più di lì a qualche giorno arriverà anche Robinho, creando l’ossatura di una squadra che vincerà lo scudetto. Prima dell’esordio in campionato contro il Lecce, partita vinta 4-0 con Ibrahimovic presentato ai tifosi in campo, Berlusconi si lascia andare a un mezzo sfogo: “Voi tifosi gioite e vi amareggiate, ma alla fine il grano lo metto sempre io”. 

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Balotelli mela marcia

“Mi spiace doverlo dire, ma nel Milan è molto importante l’aspetto umano. Se metti una mela marcia nello spogliatoio può infettare tutti gli altri. Io ho avuto modo di dare un giudizio sulla persona Balotelli, non accetterei mai che facesse parte dello spogliatoio del Milan”.

Giudizio tranchant sull’attaccante da parte di Berlusconi in una trasmissione su una televisione locale lombarda, Lunedì di rigore.

Siamo nel gennaio 2013, di lì a poche settimane puntualmente Balotelli arriverà al Milan, strappato al Manchester City. Saranno 18 mesi di alti e bassi per Supermario, come del resto ha fatto in tutta la sua carriera. Per la cronaca Balotelli ha giocato anche al Monza, nella passata stagione.

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