La crisi in Ucraina, vista dal calcio

La crisi in Ucraina tra Russia e blocco occidentale fa temere per una nuova guerra, ma le tensioni nella regione hanno spesso avuto a che fare con il calcio.

Nelle ultime settimane, le tensioni in Ucraina sono cresciute rapidamente, portando molti a temere per un’escalation in grado di condurre a un conflitto tra Kiev, e quindi Stati Uniti e Unione Europea, e la Russia.

La crisi nella regione, però, va avanti da diversi anni, e il calcio è stato uno degli ambiti in cui è emersa in maniera più evidente, anche per chi magari non segue la geopolitica dell’Est Europa. Forse, lo sport può essere il modo migliore per capire cosa stia accadendo.

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La crisi in Ucraina: la guerra in Crimea

I rapporti tra Ucraina e Russia non sono mai stati particolarmente distesi, da quando Kiev si è staccata da Mosca alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, nel 1991, ma si sono sicuramente intensificate negli ultimi dieci anni. Nel 2014, il governo locale della Crimea, una regione che si affaccia sul Mar Nero ed è a maggioranza russa, dichiarava illegittimo il governo ucraino, annunciando tramite referendum la propria indipendenza.

La Russia intervenne in Crimea con l’esercito, per scongiurare un’invasione da parte di Kiev, e nel giro di qualche mese un nuovo referendum sancì l’annessione al territorio russo, ovviamente ritenuto illegittimo dagli ucraini. Un caso abbastanza emblematico di questa crisi è quello del SK Tavrija Simferopol’, club di Sinferopoli che giocava nella massima divisione ucraina: nel 2014 la società chiese di poter passare al campionato russo.

 

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Il club si è così sciolto, ed è subito rinato come FC TSK Simferopol, secondo la dicitura russa. Questa operazione è stata contestata da Kiev, e la UEFA ha così deciso di vietare l’iscrizione delle squadre della Crimea al campionato russo. Per cui, oggi nella regione esiste una Federcalcio autonoma con un proprio campionato, anche se di fatto la Crimea è territorio russo. Nel frattempo, nel 2015 il SK Tavrija Simferopol’ è stato rifondato con l’aiuto dell’ex-Primo Ministro della Crimea Serhiy Kunitsyn, e si è stabilito nella città ucraina di Kherson, al confine con il territorio oggi controllato dai russi. Al momento, il club gioca in seconda divisione.

Ma la questione della Crimea ha fatto discutere a un livello più alto durante gli scorsi Europei, quando la Nazionale ucraina ha presentato la nuova maglia che avrebbe indossato durante il torneo. Essa prevedeva il profilo dei confini nazionali sul petto, e in essi era inclusa anche la penisola di Crimea. L’ambasciata statunitense a Kiev celebrò la presentazione della maglia sui social, causando le ire di Mosca, che fece appella alla UEFA. Alla fine, l’Ucraina fu costretta a cambiare maglia, poiché i regolamenti non consentono la raffigurazione dei confini nazionali.

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La guerra nel Donbass e lo Shakhtar

Sempre nel 2014, un altro conflitto ha fatto temere per una guerra aperta tra Ucraina e Russia, quello nel Donbass, una regione di confine poco a nord della Crimea, oltre di Mare di Azov. In aprile, gruppi di uomini armati hanno preso il controllo delle zone di Donetsk e Luhansk, proclamando delle repubbliche indipendenti; quasi subito, questi gruppi hanno ottenuto il supporto dell’esercito russo per difendersi dal contrattacco ucraino.

Questo ha creato alcune grosse ripercussioni nel mondo del calcio, poiché due delle squadre più note a livello internazionale degli ultimi tempi, lo Shakhtar Donetsk e lo Zorya Luhansk (che in questi anni hanno affrontato spesse volte club italiani come Inter, Atalanta e Roma), provengono proprio dal Donbass. Per questo motivo, entrambe hanno dovuto trasferirsi altrove per continuare a giocare: lo Shakhtar, oggi allenato da Roberto De Zerbi, ha giocato tra il 2014 e il 2017 a Leopoli, tra il 2017 e il 2020 a Charkiv, e adesso a Kiev; lo Zorya, invece, si è spostato da allora a Zaporizzja.

Ha fatto molto discutere il caso di Roman Zozulya, attaccante ucraino classe 1989, oggi impegnato nella Segunda Division spagnolo con il Fuenlabrada. Nel 2017 fu sul punto di trasferirsi dal Betis al Rayo Vallecano, ma i suoi nuoi tifosi, noti per una forte connotazione politica di estrema sinistra, spinsero il club a cancellare l’operazione a causa delle simpatie politiche di Zozulya. Il giocatore, infatti, è un sostenitore attivo delle milizie neonaziste che combattono contro i russi nel Donbass.

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Il caso Shevchenko

Per comprendere la complessità della situazione in Ucraina bisogna avere ben presente la complessità politica ed etnica della regione. A causa di una lunga appartenenza alla Russia (prima a quella zarista, poi a quella sovietica), il paese presenta una forte componente della popolazione che si riconosce nell’etnia russa e non in quella ucraina, come avviene in zone come appunto Crimea e Donbass.

Un ottimo esempio di queste problematiche è quello di Andriy Shevchenko, celebre ex-attaccante del Milan, vincitore del Pallone d’Oro, ec-allenatore della Nazionale ucraina e, più di recente, tecnico del Genoa. Sebbene sia un simbolo indiscusso del calcio ucraino, Sheva è di etnia russa, e in patria è stato spesso contestato per parlare più in russo che in ucraino, oltre che per l’esplicita vicinanza a politici filo-russi, come Viktor Medvedchuk e Viktor Yanukovich, che sostenne alle elezioni del 2004.

Le sue tendenze politiche sono state spesso oggetto di dibattito, in Ucraina. Come ad esempio quando, nel 2012, si candidò con il partito di Natalia Korolevska, esponente europeista (e quindi anti-russa), venendo accusato da alcuni di essere un traditore, e da altri di appoggiare un partito che era in realtà uno strumento di Yanukovich per disperdere i voti dell’opposizione. L’avventura politica si concluse male, e Shevchenko decise di dedicarsi alla carriera di allenatore.

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