Edgar Barreto

Da una parte, uno tra i calciatori più longevi del nostro campionato. Dall’altra, l’intricata questione dei contratti in scadenza il prossimo 30 giugno.

In vista della ripresa, la serie A perde Edgar Barreto, da qualche giorno ex centrocampista della Sampdoria dopo aver chiesto e ottenuto la rescissione del proprio contratto con il club doriano. Il paraguaiano, in Italia dal lontano 2007, ha deciso di fermarsi spontaneamente per timore del virus senza attendere la decisione della Figc riguardante appunto quei giocatori “in scadenza”. Un rebus ancora irrisolto che, assieme a quello dei prestiti (tra obbligo, possibilità e assenza di riscatto), tiene banco soprattutto in considerazione dei tanti impegni ravvicinati previsti e delle 5 sostituzioni introdotte nel tentativo di ridurre al minimo il rischio di infortuni.

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Il caso Barreto

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Sono attualmente poco più di 50 i giocatori liberi dal prossimo 30 giugno di accordarsi con un’altra società. È verosimile che qualcuno di questi lo fosse ben prima dell’emergenza che ha portato allo stop forzato del campionato. Così com’è possibile che adesso le società in questione decidano di proporre ai loro tesserati un prolungamento di due mesi degli accordi già in essere, in modo tale da terminare la stagione in corso senza particolari assilli.

Insomma, una situazione tutt’altro che semplice da gestire per la Figc, dalla quale si attendono indicazioni in merito. Il caso di Barreto resta comunque unico nel suo genere perché fino ad ora nessun giocatore di A aveva optato per la risoluzione contrattuale prima di una pronuncia da parte degli organi competenti. Ibrahimovic, Callejon, Mertens, sono solo alcuni dei nomi più altisonanti di un folto gruppo di calciatori cui spetta pur sempre l’ultima parola. È chiaro che senza l’assenso di questi ultimi non si va da nessuna parte, nel senso che potrebbe accadere come qualcuno da tempo fuori dal progetto tecnico consideri conclusa la propria “missione” con la fine del mese di giugno.

Eventualità probabilmente remota ma con la quale sarà bene confrontarsi sin da subito per evitare spiacevoli sorprese. Capitolo a parte quello a proposito dei prestiti, per i quali si pensa di prolungare le date utili per esercitare eventuali opzioni al 31 agosto.

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Il silenzioso addio

Fin troppo semplice pensare che la decisione di Barreto sia stata quasi obbligata, vista la travagliata stagione vissuta dal centrocampista sudamericano. Soltanto due presenze in campionato, l’ultima addirittura datata 30 ottobre 2019 in Sampdoria-Lecce, in entrambi i casi per soli 45 minuti. Tornato a disposizione di Claudio Ranieri a fine gennaio scorso per il match con il Sassuolo, era sempre rimasto in panchina fino all’ultima, preziosissima vittoria casalinga sull’Hellas Verona.

“Non si erano creati i presupposti per il rinnovo…”, così lo stesso Barreto in un’intervista al Secolo XIX ha lasciato intendere quali fossero le intenzioni della dirigenza blucerchiata, decisa a non rinnovargli il contratto (già prolungato di una stagione rispetto all’iniziale accordo triennale). Poco appariscente, eppure fondamentale per l’equilibrio all’interno del gruppo squadra, il paraguaiano è stato uno dei leader silenziosi dello spogliatoio.

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Pubblicamente elogiato in passato da Marco Giampaolo, per tre anni consecutivi allenatore della Samp, al netto di un fisico non più così affidabile sul lungo periodo ha rappresentato certamente uno dei punti di forza di un organico capace di ripetersi nonostante le dolorose cessioni e i nuovi arrivi. Proprio per l’abnegazione alla causa e lo spirito di sacrificio, è stato amato e rispettato dal pubblico sampdoriano, salutato qualche giorno fa con un videomessaggio apparso sui canali social del club.

264 presenze in Serie A tra Reggina, Atalanta, Palermo e appunto Sampdoria, Edgar Barreto era partito giovanissimo alla volta dell’Europa, approdando in Eredivisie con il Nec Nijmegen. Una carriera costruita passo dopo passo, in silenzio, anteponendo sempre un altissimo livello di professionalità ai vari personalismi che agitano gli animi tumultuosi dei giovani che si affacciano al mondo del calcio. Dopo il virus, nulla sarà più come prima. A trentasei anni possono subentrare priorità in grado di minare la passione per quella che è stata la tua vita fin a quel momento. Scegliere di fermarsi per proteggere la propria famiglia meriterebbe innanzitutto rispetto, imponendo a tutti una doverosa riflessione.