Nessuno vende meglio dell’Atalanta in Italia (e all’estero)

Il calciomercato dell’Atalanta è qualcosa che andrebbe studiato in laboratorio, o quantomeno all’università. In un’era in cui le plusvalenze sono più o meno farlocche, i bergamaschi riescono sempre a cedere a peso d’oro giocatori comprati per pochissimo. E Gosens è solo l’ultimo dei casi. 

Poi, da lì in avanti, come si comportino gli ex-atalantini nelle loro nuove squadre non è dato approfondire, in realtà nella maggior parte dei casi non benissimo.

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Atalanta, cessioni da sogno

Le prime undici cessioni nella storia dell’Atalanta in quanto a denaro incassato sono ancora in attività. In attesa dell’ufficializzazione di Gosens, che entrerebbe in classifica sul podio dietro Kulusevski e Bastoni coi suoi 30 milioni complessivi.

Il tedesco era stato comprato dai bergamaschi dall’Heracles Almelo, squadra che fa su e giù tra la prima e la seconda serie olandese, per 1,2 milioni di euro circa, per una plusvalenza reale e gigantesca, al netto di ammortamenti e tutto.

Con l’Inter è il terzo affare monstre fatto dall’Atalanta negli ultimi cinque anni, contando anche Bastoni e Gagliardini, con il primo che è diventato un pilastro della squadra di Simone Inzaghi, mentre il secondo più che altro è un buon ricambio in caso di necessità.

Tuttavia entrambi, usciti dal vivaio atalantino, hanno fruttato alla Dea 51.60 euro, comprendente alcune contropartite tecniche, ma comunque sono una valanga di soldi e tutti di guadagno netto.

Il record per quanto riguarda le cessioni dell’Atalanta spetta comunque a Dejan Kulusevski, sempre secondo Transfermarkt, comprato per 3.5 milioni dal Bromma e rivenduto a 35 alla Juventus: dieci volte tanto, anche se pure qui con qualche contropartita tecnica.

D’accordo, forse i tifosi bianconeri si sarebbero aspettati qualcosa in più dallo svedese, che adesso pare addirittura sul mercato per lasciare spazio a Vlahovic.

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Atalanta-Milan, gli incroci

Grandi affari la Dea li ha fatti di recente anche con il Milan, a cui in un colpo solo, nell’estate del 2017, cedette Conti e Kessié per 56 milioni complessivi. 

Il primo arrivava dalla Primavera dell’Atalanta, mentre l’ivoriano era stato comprato per 1.5 milioni dallo Stella Club.

Al povero Conti la sfortuna ha presentato il conto più volte, con ginocchia saltate e in generale anche la poca sorte di trovarsi davanti Davide Calabria, nel suo stesso ruolo, che sarebbe diventato capitano del Milan, oltre che titolare.

Kessié non ha ancora rinnovato il suo contratto con i rossoneri, in scadenza a giugno, e pur avendo giocato un bel numero di partite da dominatore assoluto del centrocampo, non sono mancati anche i momenti difficili per lui, tanto che per ora non è che fiocchino le offerte per tesserarlo a zero in estate.

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Roma, Cristante e Mancini

Nella top 10 delle cessioni più fruttifere nella storia dell’Atalanta ci sono anche due giocatori attualmente alla Roma, e cioè Bryan Cristante e Gianluca Mancini.  Il primo, prodotto del vivaio proprio del Milan, fu un’intuizione della società bergamasca che lo strappò al Benfica per 9.5 milioni salvo poi rivenderlo per 28 ai giallorossi dopo appena una stagione, nel 2018.

Mancini invece è una cessione più recente da parte dell’Atalanta. Anche qua, una plusvalenza colossale: comprato a 1.9 milioni dalla Fiorentina, è stato venduto a 23 ed è bene o male uno dei pochi titolari convincenti della retroguardia giallorossa.

Atalanta, affari all’estero

Ma anche in Premier l’Atalanta ha fatto delle grandissime operazioni, cedendo il semi-sconosciuto Amad Diallo, cresciuto nel vivaio bergamasco, al Manchester United per 21,3 milioni. In due anni l’ivoriano ha giocato tra i professionisti appena 9 partite. Non proprio un grande impatto, insomma.

Un filo meglio per Castagne al Leicester, una sorta di Gosens 1.0: il belga venne comprato dal Genk per 6.5 milioni e rivenduto alle Foxes a 20 dopo aver arato la fascia destra per 3 stagioni. L’undicesima cessione ricchissima, l’ultima di questa rassegna, è stata Caldara alla Juventus: 19 milioni per l’ennesimo prodotto del vivaio atalantino finito altrove a suon di quattrini.

Davvero, però, una strategia che negli ultimi 5 anni ha reso l’Atalanta una sorta di modello di mercato.

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