Perché gli allenatori tedeschi non sfondano in Serie A

Ragnick fa crescere la colonia tedesca in Premier League, rappresentata da Klopp e Tuchel: in Serie A invece l’avanguardismo tedesco dell’ultimo decennio non è riuscito a sfondare

La Premier League accoglie un altro personaggio di spessore proveniente dalla Germania. Dopo Jurgen Klopp e Thomas Tuchel, che hanno vinto sulle panchine di Liverpool e Chelsea, Ralf Ragnick prova a risollevare le sorti del Manchester United. Un arrivo importante, che certifica come l’Inghilterra guardi molto agli acerrimi rivali della Germania per crescere a livello calcistico. Il medesimo interesse non c’è invece da parte dell’Italia, dove scarseggiano figure tedesche sia in campo che in panchina.

 

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Allenatori tedeschi in Serie A: dopo Voller il vuoto

Analizzando la storia degli allenatori stranieri in Italia, è curioso come ci sia un solo tedesco ad aver allenato in Serie A. Si tratta di Rudi Voller, chiamato dalla Roma nell’estate del 2004 dopo le dimissioni di Cesare Prandelli. Una parentesi improvvisa e non particolarmente esaltante, considerando che il “tedesco volante” ha guidato i giallorossi solo per 4 gare di campionato raccogliendo altrettanti punti.

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Salutato Voller la Serie A, pur puntando su allenatori stranieri provenienti da vari paesi (da José Mourinho a Luis Enrique, da Rudi Garci a Vladimir Petkovic), non ha mai guardato alla Germania per le sue panchine. Un fatto particolare visto che, soprattutto negli ultimi 15 anni, dalla Germania è partito un moto che ha prodotto una Nazionale di grande talento e una serie di tecnici di valore (su tutti i già citati Klopp e Tuchel).

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Da Rummenigge a Gosens: sempre meno calciatori tedeschi in Italia

Il disinteresse mostrato dal calcio italiano verso la Germania non riguarda però solo gli allenatori. Anche i giocatori tedeschi, infatti, hanno cominciato a scarseggiare nell’epoca recente. Attualmente il più importante è Robin Gosens dell’Atalanta e, andando un po’ indietro nel tempo, si possono citare Miroslav Klose, Lukas Podolski, Emre Can e Sami Khedira.

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Presenze esigue dunque della Germania in Serie A, nonostante per tanti anni sia stato uno dei paesi più rappresentati nel nostro campionato. L’epoca doro in questo senso è stata tra gli anni ’80 e ’90, quando tutti i migliori giocatori tedeschi hanno giocato almeno una stagione in Serie A. Impossibile non citare i palloni d’oro Rummenigge, Matthaus e Sammer, ma anche campioni del livello di Brehme, Klinsmann, Voller e Bierhoff.

 

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Tra Italia e Germania è mancata la scintilla

Oltre ad aver preso atto di questo mancato feeling tra il mondo calcistico tedesco e la Serie A nell’epoca recente, è opportuno anche chiedersi i motivi di tutto ciò. Probabilmente è mancata la scintilla iniziale, che avrebbe fatto crescere l’interesse nei confronti di esponenti della Germania sia in campo che in panchina.

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Nel caso in cui fosse arrivato un giovane calciatore tedesco nel momento dell’esplosione della Nazionale teutonica, basata sulla qualità e non più solo sulla fisicità, probabilmente la Germania sarebbe diventato un paese appetibile per pescare giocatori al pari delle classiche Argentina e Brasile. Stesso discorso per gli allenatori: se per esempio Ragnick fosse arrivato al Milan nell’estate del 2020, evento che sembrava ormai ufficiale, questo ingaggio avrebbe potuto essere il primo di una lunga serie in caso di risultati positivi.

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Paolo Lora Lamia
Paolo Lora Lamia
Classe ’92, ho la vocazione del giornalismo sportivo fin dall’adolescenza. Adoro il calcio, la sua storia e una narrazione sportiva tesa ad emozionare più che a creare polemiche. Giornalista pubblicista dal 2019, cofondatore di Mondoprimavera.com, collaboratore presso Gruppo GEDI e La Giovane Italia e opinionista sportivo per Toscana TV. Ho un debole per il calcio inglese (e per il Liverpool in particolare).

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