Juventus-Allegri: come sono andati gli altri ritorni

La Juventus dovrebbe richiamare Allegri? Un ritorno in panchina non sarebbe una novità per i bianconeri: scopriamo quali sono i precedenti

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Allegri bis o no? È questo che si chiedono i tifosi juventini, sempre più insistentemente dopo il pareggio di ieri con la Fiorentina e la qualificazione alla Champions League sempre più in bilico. Sebbene la società abbia infatti confermato Andrea Pirlo anche per la prossima stagione, c’è chi vorrebbe un altro cambio e, magari, un ritorno al tecnico toscano, senza contratto da quando fu esonerato proprio dalla Juventus nell’estate del 2019.

Un allenatore “di ritorno” non sarebbe una novità nella storia della Vecchia Signora, anzi si tratterebbe del quinto caso nella storia bianconera. Vediamo assieme quali sono i precedenti, e soprattutto come sono andati a finire.

Teobaldo Depetrini, il primo ritorno della Juventus

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Già mediano e bandiera della Juventus degli anni Trenta e Quaranta, Depetrini allenò Siena, Pro Vercelli e Cenisia nei primi anni Cinquanta, quando nel 1957 venne chiamato per la prima volta sulla panchina bianconera a sostituire Sandro Puppo, assestando la squadra al nono posto in Serie A. Nella stagione successiva cedette il posto allo slavo Ljubisa Brocic, il quale vinse lo scudetto, ma nel novembre del 1958 entrò in rotta con la stella Sivori e venne licenziato.

Depetrini subentrò nuovamente, e riuscì a portare i bianconeri fino al quarto posto in campionato e alla finale di Coppa Italia: all’epoca, il match decisivo del torneo si disputava a settembre, ma per quella data Depetrini aveva già cambiato incarico, lasciando la panchina a Carlo Parola.

Carlo Parola

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Reso celebre per la storica rovesciata divenuta simbolo delle figurine Panini, Parola fu una colonna della Juventus dal 1939 al 1954, e nel 1959, dopo alcuni buoni anni come allenatore dell’Anconitana (con cui ottenne una promozione in Serie C), fu scelto come nuovo tecnico della Juventus. In due stagioni, conquistò altrettanti scudetti e Coppe Italia, tra cui il primo storico double bianconero, ma nell’estate del 1961 fu allontanato a causa d’incomprensioni con la diregenza.

Al suo posto fu scelto il cecoslovacco Korostelev, ma dopo pochissimi mesi Parola si riappacificò con la Juventus e tornò in panchina: la stagione si rivelò però fallimentare (12° posto in Serie A), e l’allenatore si trasferì a Prato. Allenò poi Chieri, Livorno, Napoli e Novara (dove ottenne una promozione in B), quindi venne richiamato a Torino nel 1974, a ben 12 anni dall’addio: in due stagioni, Parola vinse uno scudetto e fece una semifinale di Coppa UEFA, prima di ritirarsi dal calcio a soli 56 anni.

Giovanni Trapattoni

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Simbolo del Milan da giocatore tanto quanto della Juventus da allenatore, Trapattoni subentrò a Parola nell’estate del 1976 e, nei dieci anni successivi, portò la Juventus a uno dei suoi più grandi cicli di vittorie. Sei campionati, due Coppe Italia, una Coppa UEFA, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea, una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale: i primi grandi trofei internazionali dei bianconeri portano la sua firma.

Nel 1986, convinto di aver ormai concluso il suo ciclo, si trasferì all’Inter, dove vinse il celebre Scudetto dei record del 1989. Poi, nel 1991, a sorpresa Trapattoni tornò in bianconero, ma la sua seconda avventura fu più breve e meno fortunata, concludendosi dopo tre stagioni con un solo trofeo, la Coppa UEFA del 1993.

Marcello Lippi

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Il più celebre e fortunato dei ritorni sulla panchina torinese. Lippi divenne allenatore della Juventus nel 1994, dopo una lunga gavetta, e in cinque stagioni riportò il club ai vertici del calcio mondiale: oltre a tre campionati, una Coppa Italia e due Supercoppe, il toscano conquistò la seconda Champions League della storia bianconera, un’altra Supercoppa europea e una Coppa Intercontinentale.

Imitando Trapattoni, nel 1999 lasciò Torino per andare all’Inter, ma ebbe meno fortuna del suo predecessore, e dopo due stagioni fu di ritorno alla Juventus. Nella sua seconda run bianconera, Lippi conquistò due scudetti e due Coppe Italia, perdendo una finale di Champions League (la sua terza) contro il Milan. Lasciato l’incarico nel 2004 dopo un’annata storta, prese il posto del Trap in Nazionale, e nel 2006 conquistò il titolo mondiale.

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