Thiago Motta, l’ascesa come allenatore del tecnico del Bologna

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Thiago Motta allenatore carriera
Fonte: Image Photo Agency

Thiago Motta è l’allenatore del momento in Serie A, grazie ai grandi successi che sta ottenendo alla guida del Bologna, quarto in classifica.

La vittoria di domenica sulla Roma ha proiettato i rossoblù al quarto posto in Serie A, una posizione storica per una squadra che da anni manca dalle coppe europee e che in questa stagione sta vivendo un momento d’oro. E gran parte del merito va al suo allenatore Thiago Mott, 41enne tecnico italo-brasiliano arrivato sulla panchina degli emiliani nel settembre 2022 per sostituire Sinisa Mihajolovic. Fin dal suo arrivo, il Bologna ha radicalmente cambiato rotta, proponendo un gioco spettacolare e convincente nonostante una rosa non certo di primissimo livello (tredicesimo club per monte ingaggi nel campionato), e con risultati via via crescenti. Al punto che oggi molti gli pronosticano un brillante futuro: già la scorsa estate si era parlato di un suo possibile approdo sulla panchina dell’Inter in caso di partenza di Simone Inzaghi, mentre adesso varie testate lo hanno considerato come possibile sostituto di Pioli al Milan o addirittura di Mourinho alla Roma.

Nato il 28 agosto 1982 a São Bernardo do Campo, in una famiglia di origini italiane (il bisnonno era originario della provincia di Rovigo), Thiago Motta è cresciuto nella Juventus di San Paolo per poi arrivare giovanissimo in Europa al Barcellona, nel 1999, esordendo anche in prima squadra, per poi passare all’Atletico Madrid. La svolta della sua carriera è arrivata però nel 2008 con il trasferimento al Genoa, dove si è messo in mpostra come uno dei migliori registi della Serie A, approdando dopo una sola stagione all’Inter. In nerazzurro è stato protagonista nell’anno del Triplete, per poi nel 2012 lasciare l’Italia per passare al Paris Saint-Germain. A livello di nazionale, ha giocato nelle giovanili del Brasile, esordendo anche nella nazionale maggiore, disputando due partite nel 2003. Otto anni dopo, ha ottenuto la possibilità di vestire la maglia dell’Italia, con cui ha poi disputato 30 incontri ufficiali segnando un gol, e prendendo parte a due edizioni degli Europei e a una dei Mondiali.

La sua carriera come allenatore è stata abbastanza rapida, dato che subito dopo il ritiro nel 2018 venne assunto dal PSG come tecnico della squadra U19, dove si segnala per proporre un gioco piuttosto offensivo e improntato sulla tecnica dei suoi giocatori. Dopo una sola stagione rescinde però il contratto con i parigini, decidendo di attendere la chiamata da un club per un ruolo da allenatore in capo. Questa occasione si realizza nell’ottobre del 2019, quando viene chiamato a sostituire Aurelio Andreazzoli sulla panchina del Genoa, ma l’esperienza in Liguria, dove era già stato da giocatore, non sarà molto positiva. Ottiene una vittoria all’esordio, ma non riesce più a ripetersi, e a dicembre, con la squadra ultima in classifica, viene esonerato. Rimane disoccupato fino all’estate del 2021, quando viene ingaggiato come tecnico dello Spezia in seguito al passaggio di Vincenzo Italiano alla Fiorentina. Con una squadra molto giovane e con non moltissimo talento a disposizione, Thiago Motta è costretto a scendere a compromessi con le sue convinzioni tattiche, vivendo un’esperienza non semplice ma molto formativa a livello di carriera: pur senza rubare l’occhio, il suo Spezia riesce a sorpresa a mantenere un ottimo ritmo, quasi al livello della squadra di Italiano dell’anno prima, e alla fine condurrà i liguri alla salvezza con il 16° posto in classifica. Di nuovo, quell’estate deciderà di rescindere il contratto per attendere un’altra proposta di lavoro, che arriva appunto a settembre dal Bologna.

Thiago Motta e l’equivoco del 2-7-2

Agli inizi della sua carriera da allenatore, Thiago Motta suscitò molte discussioni in Italia per un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport ai tempi in cui guidava le giovanili del PSG. Interrogato su quale fossero i suoi principi di gioco, il tecnico allora 36enne se ne uscì parlando del modulo 2-7-2, che generò molte critiche, soprattutto ironiche, tra chi lo vedeva come un fondamentalista del gioco offensivo, tipo uno Zeman ancora più radicale, e chi invece come uno sprovveduto che non si era accorto che un 2-7-2 significherebbe avere 11 giocatori di movimento invece che 10. In realtà, quella frase venne grandemente stravolta nel suo senso, e l’idea di Thiago Motta come profeta del 2-7-2 è in realtà frutto di una clamorosa incomprensione. L’attuale allenatore del Bologna aveva detto infatti alla Gazzetta che i nomi generalmente attribuiti ai moduli dicono molto poco riguardo a come gioca una squadra, e quindi lanciò una provocazione: “Per me la squadra si può leggere anche partendo dalla fascia destra arrivando alla sinistra: che ne dice se giochiamo con il 2-7-2?”. Non stava quindi dicendo che avrebbe voluto giocare con un simile schieramento, cosa che infatti non ha mai fatto nei suoi anni in panchina.