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La Cartuja, storia dello stadio che nessuno voleva

Lo stadio La Cartuja ha una storia molto interessante: terza e più capiente struttura della città di Siviglia, era stato quasi abbandonato e solo di recente è tornato al centro dell’attenzione

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La sede spagnola di EURO 2020 sarebbe dovuta essere Bilbao, ma per ragioni sanitarie si è deciso di spostare le quattro partite in terra iberica a Siviglia. Non però al Benito Villamarin, casa del Betis, e nemmeno al Ramon Sanchez-Pizjuan, casa del Siviglia, bensì in una terza struttura.

Lo stadio La Cartuja a molti non dirà nulla, e infatti è una struttura dalla storia sfortunata che era quasi stata abbandonata, almeno per quanto riguarda lo sport, prima di vivere una recente resurrezione.

Un progetto nato male

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Inaugurato nel 1999, lo stadio La Cartuja era un progetto molto ambizioso: un nuovo grande stadio olimpico, più grande dei due precedenti impianti cittadini. Quell’estate ospitò i Mondiali di atletica, e nei progetti del Comune c’era ovviamente di portare in Andalusia l’Olimpiade, o quella del 2004 o quella del 2008.

 

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Il CIO, però, assegnò altrove i Giochi, e così si decise che il nuovo impianto sarebbe potuto diventare la nuova casa dei due club della città, il Betis e il Siviglia, ma la proposta trovò la ferma opposizione di entrambe le tifoserie, contrarie a condividere l’impianto e ad abbandonare i propri stadi. Inoltre, proprio nel 2000 avvenivano i lavori di ristrutturazione del Benito Villamarin, che rendevano sconveniente trasferire stabilmente il Betis in un’altra sede.

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La Cartuja si ritrovò così a essere uno stadio da 65.000 posti in una città nemmeno troppo grande (Siviglia non arriva a 700.000 abitanti) che aveva già due strutture pienamente funzionanti. Nel 2003 fu scelto come sede della finale di Coppa UEFA tra Porto e Celtic, ma da lì in avanti il calcio smise di essere di casa sulle rive del Guadalquivir, eccezion fatta per match occasionali di Betis e Siviglia, dovuti ai lavori di ammodernamento delle proprie strutture.

Nel dicembre 2004, qui si è giocata la Coppa Davis di tennis, ultimo evento sportivo di rilievo, dopo il quale La Cartuja è stato destinato dall’amministrazione comunale solo ad arena da concerti.

La rinascita dello stadio La Cartuja

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Questo almeno fino al 2020, quando la Giunta dell’Andalusia non ha deciso di rilanciarlo. È stato siglato un importante accordo con la Federcalcio spagnola per ospitare nello stadio di Siviglia le finali di Coppa del re dal 2020 al 2023 (qui si erano già tenute le finali del 1999 e del 2001) e la Supercoppa spagnola del 2021.

 

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Lo stadio andaluso è così tornato improvvisamente alla ribalta nazionale, e il progetto di rinascita della struttura ha portato anche all’assegnazione delle quattro partite in terra spagnole previste dal programma di EURO 2020: qui si sono tenuti infatti i tre match del Gruppo E della Spagna, e La Cartuja ospiterà anche un ottavo di finale, quello per cui si è già qualificato il Belgio.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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