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Com’è cominciata la nuova Scottish Premier League

Calcio EsteroCom'è cominciata la nuova Scottish Premier League

Rangers invincibili, lavori in corso in casa Celtic, il ritorno del derby di Edimburgo e molto altro: è cominciata la Scottish Premier League

Nuova stagione, abitudini vecchie. La Scottish Premier League 2021/22 riparte sulla falsariga di quella precedente, con i Rangers davanti a tutti e il Celtic, che in questa finestra estiva di mercato ha provato a imbastire una piccola rivoluzione, a inseguire.

Sono queste le principali indicazioni fornite dalla prima giornata di campionato, cominciato proprio con rotonda vittoria dei Gers nell’anticipo del sabato e terminata con la clamorosa sconfitta degli Hoops, caduti a Tynecastle contro il neopromosso Hearts.

rangers
Fonte immagine: @rangersfc (Instagram)

Rangers, la squadra da inseguire

Dopo un’annata passata a macinare record su record, i Rangers hanno confermato Steven Gerrard – vera pietra angolare della rinascita – e l’intero blocco dei calciatori che lo scorso anno hanno stravinto la Scottish Premier League.

Il board lo doveva ai tifosi e al manager, visto il grande lavoro portato avanti dal gruppo squadra. Con una fase a gruppi di Champions League da conquistare si pensare che i Rangers potessero perdere qualcosina nelle prime battute, invece – come dichiarato dopo il bel 3-0 al Livingston – è tassativo mantenere la barra dritta.

I meccanismi sono oliati e, come se non bastasse, a oggi la dirigenza ha trovato tre occasioni a parametro zero che si sono subito implementate bene alla squadra: l’esterno zambiano Sakala, il centrocampista Lundstrom e il giovane mediano Nnamdhi Ofoborh.

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Fonte immagine: @DaniloServadei (Twitter)

Il Celtic deve inseguire

Cacciato malamente Neil Lennon, il Celtic si è affidato all’australiano Ange Postecoglu e, al momento, le problematiche dei Bhoys sembrano essere sempre le stesse. La squadra gioca senza un minimo di identità, idee ed esprime un calcio obsoleto e poco efficace, puntando quasi esclusivamente sui singoli.

Che ci sono, ed è innegabile, solo che non bastano. La brutta sconfitta contro gli Hearts ha già fatto finire il manager sotto il fuoco incrociato di stampa e media, mentre i tifosi – che più volte si sono trovati a manifestare contro gli ultimi anni di gestione societaria – temono di andare incontro a un’altra stagione disastrosa.

Un bel problema, perché almeno prima il Celtic poteva dominare in patria, nascondendo la polvere sotto al tappeto per quanto riguardava il status nullo a livello internazionale. Ora agli Hoopos non è concesso nemmeno più quello: un bel problema, soprattutto per una piazza così esigente.

Note sparse dalla Scottish Premier League

Va detto che il Celtic, se contestualizzato alla Scottish Premier League, è una squadra giovane, seconda nella classifica media dopo il Ross County, mentre i Rangers sono la seconda compagine più vecchia dopo l’Aberdeen.

Che, tra l’altro, quest’anno punta a inserirsi nella lotta a due di vertice dopo aver puntellato la rosa con gli arrivi dell’icona scozzese Scott Brown e della punta americana Cristian Ramirez, già in gol alla prima giornata. Ambizioni forti, come quelle degli Hibernians, che ritrovano in massima serie i rivali di sempre degli Hearts, in un derby di Edimburgo che potrebbe valere posizioni importanti.

A margine, un occhio lo merita anche il St. Johnstone, fresco di vittoria in coppa nazionale. In panchina c’è uno dei manager più promettenti del panorama scozzese, il 45enne Callum Davidson, e la compagine di Petrh è quella più autarchica della Scottish Premier League, con soli sei stranieri in rosa.

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