Esiste un problema Vinicius per Rodrygo? 

Rodrygo sta vivendo una stagione importante al Real Madrid e nel mare di talento allenato da Ancelotti spesso si rischia di dimenticarsi di lui

Un classe 2001 in grado di assumere sulle proprie spalle l’onere di sostituire Benzema, giocando da punta centrale dopo l’addio del numero nove francese. Al Real Madrid la rivoluzione sta procedendo spedita e grazie alle prestazioni di Vinicius Jr e di Bellingham sembra che tutto per Ancelotti sia semplice nella capitale spagnola. L’impatto mediatico dei due ha catalizzato tutte le attenzioni fino a questo momento lasciando poco spazio alle analisi riguardanti gli altri campioni presenti in rosa. É questo il caso di Rodrygo, membro della trequarti madridista e neo numero dieci del Brasile orfano di Neymar. Il ragazzo – inserito da Ancelotti nei primi tre del mondo alle spalle proprio dei due compagni – sembra non patire la mancanza di attenzione mediatica e anzi ha recentemente fatto professione di madridismo in alcune interviste dove ha raccontato del no rifilato al Liverpool quando ancora giocava nel Santos. 

Il suo attaccamento alla causa del Real Madrid e la sua mentalità proiettata alle vittorie costanti che la Casa Blanca deve ottenere per tener fede alla propria leggenda vanno di pari passo con delle prestazioni che gettano qualche ombra sulla convivenza con Vinicius e Bellingham, i due centri focali dell’attenzione mediatica intorno al Real Madrid. C’è infatti un dato che racconta come Rodrygo segni molto di più senza il compagno di nazionale in campo: otto gol in quattordici partite senza il numero sette, sette gol in ventotto partite al fianco di Vinicius. Medie che se lette in maniera critica farebbero montare polemiche sull’utilizzo di Rodrygo, sulle sue potenzialità in caso giocasse in una squadra costruita intorno a lui, sul rapporto tra i due, conflittuale in potenza anche in Nazionale. Ma una visione simile è limitante oltre che sbagliata: al Real Madrid – e non solo – la convivenza tra giocatori forti è sempre stata all’ordine del giorno e in tutte le squadre allenate da Ancelotti i rapporti interni al gruppo fungevano da collante per ottenere vittorie e trofei. Quindi pensare che queste statistiche siano indice dell’insofferenza di uno o dell’altro brasiliano è fuorviante riguardo a quanto sta accadendo in quel di Madrid. I numeri di Rodrygo migliorano quando Vinicius Jr non è in campo semplicemente perché la squadra ruota intorno a poli differenti, spostando l’asse di equilibrio e affidandosi a Rodrygo – e a Brahim Diaz ad esempio – per ottenere gli stessi risultati che si otterrebbero se tutti fossero disponibili. Una statistica simile è indice del fatto che il Real Madrid di Carlo Ancelotti è costruito alla perfezione, perché offre a tutti i giocatori in campo indipendentemente dalla loro posizione la possibilità di essere leader grazie alle proprie qualità. 

Non esiste quindi un problema Vinicius Jr per Rodrygo, ma esiste sicuramente la possibilità che le sue prestazioni passino in secondo piano, e questo non è un bene per il calcio in generale

Rodrygo incarna il Real Madrid 

Abbiamo citato l’intervista con la quale Rodrygo ha raccontato di aver rifiutato il Liverpool per scrivere la storia al Santos e successivamente approdare al Madrid. Proprio in quell’intervista il numero undici ha raccontato di come il suo sogno fosse quello di indossare la maglia del Real e di tutti gli sforzi fatti e le scelte prese per dribblare qualsiasi altra tipologia di futuro. 

Dal paragone con Neymar alla tripletta segnata contro il Galatasaray in Champions League, Rodrygo è cresciuto imbevendosi di Real Madrid, prima alle spalle di Benzema, Kroos e Modici e ora come stella invisibile ai più di una squadra costruita per vincere per un decennio. Non esiste un problema Vinicius per Rodrygo, e non esiste perché il suo scopo non è apparire, ma mettere il suo talento al servizio completo di Ancelotti e della squadra, a partire da questa sera, contro il Manchester City. 

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Simone Mannarino
Simone Mannarino
Classe '94 e laureato in Storia all'Università Statale di Milano, ama il calcio in ogni sua forma ed espressione. Alla costante ricerca di storie da raccontare che permettano di andare oltre ciò che vediamo tutte le domeniche.

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