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Segna, trascina, incanta. Henrikh Mkhitaryan è senza dubbio l’uomo più caldo della Roma di Paulo Fonseca, tornata al successo nell’ultimo turno dopo aver incassato tre sconfitte consecutive.

Giocare, divertendosi. Per molti, un connubio impossibile da replicare nella Capitale dove il confine tra calcio e tifo è da sempre molto sottile. Mkhitaryan invece, come già dichiarato in un’intervista alcuni mesi fa, non avverte la pressione che una piazza appassionata ed esigente genera quasi senza volerlo. In questo senso, le passate esperienze con le maglie di Manchester United e Arsenal, ne hanno forgiato il carattere. Tutto l’ambiente giallorosso si augura che la stessa spensieratezza mostrata da uno dei suoi giocatori più rappresentativi possa contagiare anche il resto del gruppo, contribuendo a sviluppare quello spirito vincente capace di riportare la Roma a competere ad alti livelli.

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Immediatamente decisivo

Dopo aver cominciato la stagione con l’Arsenal, Henrik Mkhitaryan era arrivato in Italia quasi in sordina allo scadere sessione di mercato estiva, grazie a una trattativa lampo condotta dal suo procuratore Mino Raiola. Il suo impatto con la serie A tuttavia aveva fatto ricredere quanti sostenevano che quella andata in scena sarebbe stata solo la copia sbiadita del giocatore capace di giocare da protagonista nel Borussia Dortmund di Jurgen Klopp o di decidere l’edizione 2016-2017 di Europa League, regalando così ai Red Devils l’ultimo prestigioso trofeo della loro storia.

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Dopo essere sceso in campo da titolare in tre delle quattro vittorie ottenute dalla Roma a cavallo tra la terza e la sesta giornata del girone d’andata, Mkhitaryan era stato costretto ai box da un infortunio muscolare agli adduttori, ripresentandosi con un gol nella vittoriosa trasferta con il Verona del dicembre scorso. Tutti a quel punto immaginavano che il suo recupero potesse aggiungere qualità alla panchina di Fonseca, ampliando la rosa delle scelte a disposizione del tecnico portoghese, prima che un altro guaio fisico non lo costringesse nuovamente a fermarsi.

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Fragile e usurato dopo tanti anni disputati a grandi livelli, l’armeno sembrava una scommessa persa in una stagione che stava prendendo la piega sbagliata, prima dell’ennesimo ribaltone. Dopo esser stato tra i più positivi nelle due sconfitte subite a febbraio contro Bologna e Atalanta, nelle due sfide precedenti allo stop forzato del campionato si erano rivisti sprazzi del Mkhitaryan di un tempo.

Quel giocatore in grado con le sue micidiali accelerazioni di tagliare a fette le difese avversarie, fornendo assist deliziosi per i compagni ma soprattutto marcando significativamente la differenza. I numeri parlavano chiaro. Fino a marzo, in 13 presenze complessive (8 dal primo minuto) aveva messo a segno 6 reti e 3 assist, risultando determinante le sorti della Roma che con lui in campo viaggiava a una media punti di 1,92.

Mkhitaryan, punto fermo di Fonseca

Dopo aver perso definitivamente la speranza di raggiungere il quarto posto utile per tornare in Champions League, la squadra di Fonseca ha vissuto probabilmente le settimane più difficili della sua travagliata stagione. Il successo ottenuto con il Parma ha allontanato le voci di un clamoroso ribaltone in panchina, dopo che già il burrascoso addio del ds Petrachi aveva minato non poco la serenità di tutto l’ambiente.

Tra le eredità del dirigente tarantino, c’è sicuramente Mkhitaryan, tornato a brillare dopo un necessario periodo di rodaggio. Tra i più esperti del gruppo, assieme a Dzeko e Kolarov, sta dimostrando di essere un giocatore di livello superiore al quale affidarsi con l’obiettivo di accompagnare il percorso di crescita della folta colonia di giovani sui quali poggia l’ambizioso progetto giallorosso.

Esterno sinistro d’attacco (il ruolo dove è stato più spesso utilizzato), trequartista alle spalle della prima punta, Mkhitaryan è al momento l’unico vero imprescindibile nelle idee del suo allenatore. Meno esplosivo rispetto a qualche anno fa, ha imparato a gestire le forze all’interno dei novanta minuti, regalando ancora momenti di grande calcio. Vede la porta come un attaccante (le statistiche di Wyscout evidenziano una media di 2 tiri in porta nello specchio a partita e 0.33 di xG), cuce il gioco come un rifinitore (84.1% di “passaggi accurati”), viaggiando a una media di 2.09 “intercetti palla”.

Una presenza totalizzante per la Roma che, ottenuto il prolungamento del prestito fino al termine del campionato, punta decisamente a trattenerlo anche in vista della prossima stagione.