terzini
Fonte Immagine: @andyrobertson94 (Instagram)

Il terzino è diventato, nell’ultimo ventennio, uno dei ruoli più importanti e determinanti del calcio, ma quali sono le caratteristiche ideali dei terzini moderni e chi sono i migliori interpreti sulla piazza?

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Confrontare un terzino odierno con uno di metà anni Novanta è come confrontare due giocatori dai ruoli totalmente diversi. Quello che un tempo era un laterale difensivo oggi è di fatto diventato “il” laterale, non solo rinunciando a un’interpretazione del ruolo univocamente difensiva, ma trasformandosi nel vero padrone della fascia.

Oggi più che mai, le squadre vincenti hanno bisogno di terzini in grado di dominare il gioco, spesso decisivi al pari dei registi o dei centravanti. Il Real Madrid delle ultime quattro Champions League ha costruito il suo successo sulla coppia Carvajal-Marcelo, e il declino del brasiliano, ormai di fatto riserva di Ferland Mendy, ha gravato sul rendimento dei Blancos tanto quanto l’addio di Cristiano Ronaldo.

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I terzini degli anni Novanta

Stabilire i punti di chiave dell’evoluzione del ruolo non è facile, perché si tratta di una trasformazione lunga e fluida. Senza dubbio, c’è unanimità nel riconoscere che l’avvento dei terzini brasiliani degli anni Novanta (Cafu e Roberto Carlos) ha cambiato decisamente il modo di giocare. Si trattava praticamente di ali con capacità atletiche e visione di gioco tali da renderli più decisivi se gli era permesso di coprire l’intera fascia, piuttosto che stazionare in attacco.

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L’impatto di Roberto Carlos sul calcio è uno dei grandi punti di svolta del football recente: Hodgson non riusciva a trovargli una collocazione tattica senza sguarnire la difesa, e fu solo al Real Madrid che si comprese che l’intero atteggiamento della squadra doveva cambiare, per permettere al brasiliano di rendere al meglio. L’uomo che lo capì fu Fabio Capello, lo stesso che pochi anni dopo a Roma consacrò Cafu (il quale aveva a sua volta avuto un inizio poco convincente in Europa, al Real Saragozza).

L’evoluzione dei terzini non passa solo dai giocatori, quindi, ma anche dagli allenatori, che sono spesso state le figure veramente determinanti in questa storia. Tom Gott fa notare come un altro momento topico fu l’approdo di Arsène Wenger sulla panchina dell’Arsenal nel 1996 (stesso anno in cui Roberto Carlos andava a Madrid): il francese spinse per trasformare il laterale mancino Nigel Winterburn, un giocatore dalle caratteristiche prettamente difensive, in un terzino fluidificante, sottoponendolo ad allenamenti specifici per migliorarne la tenuta atletica. Sempre Wenger è responsabile di aver forgiato l’erede di Winterburn, Ashley Cole.

Verso un terzino sempre più “totale”

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Sempre dalla panchina arrivano le più recenti innovazioni del ruolo. Guardiola ha imposto un tipo di gioco in cui il centravanti è sempre meno la punta avanzata e le ali sempre meno gli esterni, liberando così spazio ai terzini, che sono diventati gli unici veri laterali moderni. In un gioco sempre più fluido, in cui le transizioni sono diventate il tema tattico preponderante, i giocatori ultra-offensivi hanno dovuto subire una sintesi vero un nuovo modo di intendere il ruolo: più centrocampisti, capaci di gestire entrambe le fasi.

Tutto questo ha comportato un’evoluzione tattica che ha messo quasi del tutto in soffitta il 4-4-2 e, contemporaneamente, ha resuscitato il 3-5-2. Jordi Alba si è subito imposto come uno dei modelli di un nuovo tipo di terzino “totale”, spostando quindi verso la Spagna il baricentro della rivoluzione. Da qui sono emersi i terzini di nuova generazione come Carvajal, Grimaldo, Gayà e Bernat; mentre, per contro, i vicini portoghesi sono rimasti un po’ indietro, esprimendo sì ottimi terzini ma dall’attitudine ancora esageratamente offensiva, come Semedo e Cancelo.

Ma non va sottovalutato neppure il ruolo della Germania, in questa evoluzione. Oggi la coppia di terzini migliore al mondo è senza dubbio quella del Liverpool: sia Trent Alexander-Arnold che Andrew Robertson sono due creature plasmate da Jurgen Klopp per poter essere i veri aghi della bilancia dei Reds.

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Il calcio tedesco, che lo stereotipo vuole rigido e consevatore, in realtà è da tempo uno dei più coraggiosi e moderni: negli anni Settanta, Paul Breitner era un terzino sinistro che giocava anche da regista, da trequartista e da ala sinistra. Un’evoluzione simile l’hanno avuta, più di recente, altri due terzini del Bayern, Philip Lahm e Joshua Kimmich, entrambi passati dai dettami di Guardiola.

Restando in Baviera, notiamo come qui giochino al momento altri due splendidi esempi di laterali che fanno bene entrambe le fasi, come David Alaba e Alphonso Davies. Il caso del canadese è poi molto particolare, perché sarebbe un’attaccante, ma al Bayern è stato adattato, prima da Kovac e poi da Flick, in terzino a tutta fascia, e data la sua giovane età ha ancora possibilità di essere affinato come giocatore.

Sia lui che Alaba sono accomunati da un’incredibile atletismo e da un’attitudine che gli permettono di fornire un apporto offensivo non solo sotto forma di assist, ma anche di gol, spingendo ancor di più l’evoluzione del terzino verso il concetto di un giocatore che deve saper fare praticamente tutto in campo, a parte parare. Ciò che Xavi ha rappresentato per il ruolo del centrocampista potrebbe oggi diventare la nuova frontiera verso cui dovranno tendere i terzini del calcio del futuro.

RIGENERAZIONE BAYERN MONACO