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La storia di Jean Pierre Adams, il calciatore morto dopo 39 anni di coma

Dopo 39 anni di coma vegetativo, si è spento l’ex difensore della nazionale francese Jean Pierre Adams.

Una storia tragica, incredibile e poco conosciuta quella di Jean Pierre Adams, ex difensore di Nimes, Nizza, Paris Saint Germain e della nazionale francese che si è spento oggi dopo trentanove lunghissimi anni di coma.

Insieme a Marius Tresor formava la Garde Noir, la “Guardia Nera”, una delle coppie difensive più forti del secolo scorso.

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Chi era Jean Pierre Adams

Nato in Senegal, a Dakar, il 10 marzo del 1948, viene mandato dalla famiglia a studiare in Francia in un collegio, dove fin da subito inizia – con ottimi risultati – a giocare a pallone. Nel periodo di leva militare francese, viene notato per le sue abilità calcistiche e viene convocato per la nazionale militare della Francia, attirando le attenzioni di numerosi club professionistici.

Alla fine sarà il Nimes a sbaragliare la concorrenza e nel 1970 riuscirà a far esordire Jean Pierre Adams in prima squadra, all’età di ventidue anni.

Con Les Crocodiles sfiorerà il titolo giocando un’eccellente stagione 1971-72, riuscendo ad ottenere la prima delle 22 presenze con la maglia della Nazionale, dove formerà la Guardia Nera, con l’altro fortissimo centrale Marius Tresor.

Dopo l’esperienza in Occitania, si trasferisce al Nizza: anche qui si conferma uno dei difensori più forti a livello europeo e sfiora la vittoria del campionato, finendo alle spalle soltanto del Saint Etienne.

Il passaggio al Psg, seguito da quelli al Mulhouse e al Chalon, segnano la fine della sua carriera, avvenuta ufficialmente nel 1981.

Adams, però, non riesce proprio a stare lontano dal rettangolo verde e inizia fin da subito a studiare per diventare allenatore. Il destino sembrava già scritto, fino a quando quel maledetto 17 marzo 1982 un banale intervento chirurgico gli cambiò per sempre la vita.

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Jean Pierre Adams, i fatti dell’82

Il 17 marzo del 1982 Jean Pierre Adams deve sottoporsi ad un intervento di pulizia al ginocchio, un qualcosa che sembra una banalità.

Il giorno dell’operazione, però, qualcosa va storto e gli viene somministrata una dose sbagliata di anestetico: per alcuni istanti l’ossigeno non gli arriva più al cervello e l’ex difensore cade in uno stato di coma, dal quale non si sveglierà più.

Da quel momento sono passati più di 39 anni, durante i quali la moglie Bernadette non ha mai smesso di assisterlo, di stargli accanto e di sperare in un suo risveglio, rilasciando toccanti testimonianze come questa:

“Quando non ci sono, sente che non sono io che lo imbocco e mi prendo cura di lui. Sono le infermiere a dirmelo, dicendo che non è lo stesso. Penso che senta le cose. Deve riconoscere anche il suono della mia voce. Potrebbero esserci momenti in cui ha un lampo. Forse per un istante, solo un istante, capisce qualcosa“.

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