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Che cosa ha detto Agnelli al Corriere dello Sport

L’intervista Agnelli al Corriere dello Sport arriva a poche ore dall’abbandono del progetto: cos’ha detto il presidente della Juventus

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, ha parlato al Corriere dello Sport del progetto Superlega. L’intervista, firmata dal direttore del quotidiano romane, esce in edicola a poche ore dalla deflagrazione di un progetto rivoluzionario solo sulla carta, smontato pezzo dopo pezzo da tutti gli organi calcistici tradizionali – partendo dalla Uefa e finendo alle federazioni nazionali – fino ai tifosi.

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L’uscita dei club inglesi ha complicato tutto. Poi, in tarda notte, anche Inter e Milan hanno cominciato a prendere le distanze, mentre per Atletico Madrid e Barcellona si sono messi in mezzo i soci che hanno tirato in ballo lo statuto dei rispettivi club. Insomma, alla fine gli indiani sono rimasti in due, Juventus e Real Madrid. Con Florentino Perez intento a ricucire lo strappo, in Italia c’era grande attesa per l’intervista Agnelli.

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Fonte immagine: @ildocc (Twitter)

Intervista Agnelli, perché la Superlega

Cos’è la Superlega, com’è nata, che obiettivi si pone e che ripercussioni avrebbe eventualmente sul calcio che conosciamo: sono questi i punti cardine toccati nell’intervista Agnelli, che esordisce chiarendo alcune cose: “Non vogliamo rendere il calcio uno sport da ricchi – ha detto – però c’è un problema di stabilità che non possiamo ignorare. La crisi non è solo economica ma anche di fidelizzazione: un terzo dei tifosi mondiali segue almeno due squadre tra quelle appartenenti alla Superlega”.

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“Il dieci per cento – prosegue nell’intervista Agnelli – segue un singolo giocatore, due terzi seguono il calcio per paura di essere tagliati fuori. Dati preoccupanti: noi non possiamo non considerare la concorrenza dei vari Fortnite, Call of Duty eccetera, i veri catalizzatori dell’attenzione dei ragazzi, che sono la generazione futura e gli spender di domani”.

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Fonte immagine: @BombeDiVlad (Twitter)

Uefa e ripartizione economica

“Le istituzioni internazionali hanno il pieno controllo economico delle manifestazione – dichiara Agnelli riferendosi chiaramente a Uefa e Fifa – non affrontano rischi, che invece ricadono solo sui club: loro non capiscono il rischio imprenditoriale che devono affrontare le società per stare in piedi, o semplicemente non hanno interesse a farlo”.

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In questi giorni anche molti politici si sono schierati contro: “Ricordo loro – dice nell’intervista Agnelli – che se vogliono aiutarci possono farlo attraverso aiuti fiscali, visto quanto fattura l’azienda calcio. Se capissero quanti ricavi genererà la Superlega probabilmente comincerebbero a chiedersi come la Uefa è arrivata a questo punto”. Ma la Juventus non vorrebbe comunque slacciarsi dalla Serie A: “La vera competizione è a livello domestico”.

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Fonte immagine: profilo Ig @juventus

La proposta del 2019

“La nostra idea – spiega Agnelli – nasce da lontano: nel 2019 ne parlavamo e la Uefa sapeva. Loro non hanno rischio di impresa, ma la pandemia ha acuito tutta la questione. Non si poteva pensare di non subire perdite ingenti: loro parlano di regolamentare e redistribuire i ricavi, grazie a noi si può fare in maniera migliore. La Uefa non può essere sia regolatore che promotore commerciale”.

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Una caduta di immagine? “Lo avevo già messo in preventivo, ma non commento le dinamiche di vita personale (si riferisce al rapporto con Ceferin, padrino della figlia ndr)”. Per finire, qualche parola anche sulla Lega Calcio e sul niet ai fondi di investimento: “Tornassi indietro a febbraio direi nuovamente di no, per quelle che erano le condizioni proposte. Si è così creata una spaccatura – si conclude l’intervista Agnelli -, perché noi pensiamo prima di tutto a stabilizzare il calcio”.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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