Pochi giocatori, troppi minuti: le ragioni della crisi dell’Inter

La crisi dell’Inter trova le sue ragioni nei limiti della rosa, che emergono in maniera evidente dal confronto numerico con le dirette avversarie.

Da assoluta dominatrice della Serie A, l’Inter si è scoperta, a inizio 2022, estremamente fragile: in campionato non ha mai vinto a febbraio, facendo un solo punto nelle ultime tre partite, e l’unica vittoria del mese, su cinque incontri disputati tra tutte le competizioni, è stata quella in Coppa Italia contro la Roma (un’altra squadra in grossa crisi).

Un momento difficile in cui stanno in verità emergendo tanti difetti che si potevano riscontrare già al via della stagione: la panchina corta, soprattutto in difesa; la forma ormai quasi improponibile di Handanovic; un giocatore fondamentale come Barella che non ha ricambi; l’intesa ballerina tra Dzeko e Lautaro. I nerazzurri hanno una rosa da scudetto, ma evidentemente non in grado di reggere una stagione intera giostrata su tre competizioni diverse.

Inter, i numeri che evidenziano i limiti della rosa

Possiamo inquadrare i motivi della crisi dell’Inter con pochi semplici dati statistici: i ragazzi di Simone Inzaghi hanno giocato fin qui 35.279 minuti in stagione, ma il numero di coloro che sono scesi in campo è di 25.

Il confronto con le dirette avversarie per lo scudetto, sotto questo punto di vista, dice molto: Milan e Napoli hanno avuto una stagione più leggera (rispettivamente 33.870 e 32.787 minuti giocati), ma hanno coinvolto un maggior numero di giocatori (29 e 27). La rosa dell’Inter ha sulle gambe 1.411 minuti per ogni elemento, mentre quella del Napoli si ferma a 1.214 e quella rossonera a 1.168.

I nerazzurri, in parole povere, sono pochi ma giocano tanto. Un dato confermato anche da un’analisi più approfondita, che prende in considerazione la ripartizione del minutaggio all’interno del gruppo squadra: i veri titolari di Simone Inzaghi, cioè coloro che sommano almeno 1.000 minuti in campo in stagione, sono appena 14, contro i 16 di Spalletti e i 18 di Pioli.

Questi giocatori sono poi quelli più utilizzati: vuol dire che l’Inter ha fin qui impiegato un ridotto numero di elementi per giocare la maggior parte delle partite. Stiamo parlando del 56% della rosa che ha coperto l’88% delle presenze in campo; per il Milan, la stessa quota corrisponde al 62% della rosa, mentre per il Napoli al 59%.

Denzel Dumfries
Fonte: Insidefoto

Pochi giocatori, ma stipendi più alti

Il paradosso dell’Inter è che, a fronte di una rosa estremamente ridotta su cui Inzaghi può fare affidamento, la spesa per gli stipendi è molto più alta di quelle delle contendenti per il titolo: il monte ingaggi nerazzurro, in cifre lorde, quest’anno ammonta a oltre 137 milioni di euro, contro i quasi 101 del Napoli e i soli 80 del Milan.

Numeri che fanno pensare a una rosa più competitiva per i nerazzurri, e che invece rivelano tutt’altra verità se messi a confronto con quanto detto prima sull’impiego dei giocatori in campo: l’Inter ha un undici titolare più costoso e competitivo di rossoneri e partenopei, ma nel suo complesso la rosa presenta maggiori lacune.

Le grandi prestazioni, sia a livello di gioco e risultati che di continuità, che i ragazzi di Inzaghi hanno messo assieme nella prima metà della stagione non sono però inspiegabili, anzi. Anche in questo caso, i numeri di vengono in aiuto: l’Inter ha infatti avuto a che fare con pochissimi infortuni e contagi da coronavirus delle due avversarie, e ha così potuto beneficiare di una migliore forma. Ma, alla lunga, sembra che la stanchezza e la mancanza di ricambi stiano iniziando a farsi sentire.

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