Harry Kane
Fonte: Instagram @harrykane

In un’intervista che Kane avrebbe dovuto rilasciare, vengono censurate le domande sul movimento antirazzista: strategia del suo entourage o decisione dell’attaccante?

I calciatori non sono solo dei semplici sportivi che devono rendere al massimo nella loro disciplina, ma anche delle icone riconoscibili chiamate talvolta ad esprimersi su tematiche di attualità. Sono frequentissimi, per esempio, i casi in cui giocatori di calcio (o di altri sport) hanno detto la loro sulla questione Covid negli ultimi mesi. Non sempre però c’è la volontà di affrontare certi temi delicati, come accaduto a Harry Kane per quanto riguarda il Black Lives Matter.

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Kane, testimonial ideale per il Black Lives Matter

Nell’estate del 2020, qualche settimana dopo l’omicidio di George Floyd, la testata giornalistica britannica Versus ha sottolineato in un articolo quanto sia importante il sostegno da parte dei giocatori bianchi ai loro compagni di colore e più in generale alle campagne antirazziali. Per sottolineare questa linea di pensiero, viene individuato Harry Kane come figura ideale da intervistare. Il centravanti del Tottenham, oltre ad essere un campione di livello assoluto, è anche il capitano dell’Inghilterra e un suo intervento avrebbe avuto certamente un peso notevole.

Prima dell’inizio della nuova stagione, il giornalista di Versus Corey Pellatt ha avuto la possibilità di intervistare il cannoniere degli Spurs. Un’intervista che riguardava le ambizioni dell’attaccante per i mesi successivi a livello di club e Nazionale, ma anche una sua opinione sul Black Lives Matter. Le domande sono state inviate preventivamente all’entourage del giocatore che, a sorpresa, ne ha bloccate due. Entrambe riguardavano proprio la questione del movimento antirazzista: la prima chiedeva una sua opinione sulla decisione dei giocatori inglesi di inginocchiarsi prima delle partite in omaggio al movimento, mentre la seconda era una riflessione sul fatto che discutere di temi del genere in Inghilterra non sarebbe stato possibile fino a qualche anno prima.

L’entourage del giocatore ha rispedito al mittente le due domande, dicendo a Pellatt di sostituirle con altre due per procedere con l’intervista. Il giornalista, convinto che Kane avrebbe dovuto far valere la sua voce in questa importante campagna, ha deciso di non seguire il consiglio dei rappresentanti del giocatore e ha annullato così l’intervista.

Kane e il rifiuto delle domande: i motivi

Sia durante la “trattativa” tra coloro che rappresentano Kane e il giornalista di Versus che dopo l’annullamento dell’intervista, non sono state fornite ulteriori motivazioni sul motivo per cui l’attaccante non avrebbe parlato di questa delicata tematica. Non è chiaro per esempio se sia stata una scelta solo dell’entourage, volta a tutelare il suo assistito da eventuali strumentalizzazioni, oppure se sia stato proprio Kane ad evitare l’argomento.

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Certamente l’intervento di Kane sarebbe stato importante, essendo un giocatore bianco tra i più famosi al mondo nonché un riferimento assoluto per la sua Nazionale. Un rifiuto che riporta in auge il luogo comune del calciatore egoista e non interessato a tutto ciò che lo circonda. Profilo che tuttavia non sembra corrispondere a quello di Kane visto che, per esempio, qualche mese fa aveva aiutato con una sponsorizzazione il Leyton Orient (club in cui aveva mosso i primi passi nel mondo del calcio e che, in quel momento, si trovava in condizioni difficili sul piano economico). La sensazione è che, in diverse circostanze, i calciatori vengano eccessivamente comandati da coloro che li gestiscono come aziende. Recuperando la sua dimensione umana ed esprimendosi – per esempio – su un tema come quella del razzismo, Kane realizzerebbe il più bello dei suoi gol.

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