Quando Galeazzi rischiò il licenziamento per lo scudetto della Lazio

Giampiero Galeazzi è stato un grande giornalista e anche un grande tifoso della Lazio. C’è anche un aneddoto molto particolare riguardo lo scudetto del 2000.

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Una delle storie più incredibili su Giampiero Galeazzi, storico telecronista sportivo Rai deceduto oggi a 75 anni, è quella che risale all’ultimo scudetto della Lazio, che non ha mai nascosto essere la sua squadra del cuore.

“Bisteccone” arrivò a rischiare il licenziamento, pur di festeggiare il titolo di caGiampiero Galeazzi è stato un grande giornalista e anche un grande tifoso della Lazio. C’è anche un aneddoto molto particolare riguardo lo scudetto del 2000.mpione d’Italia del club biancoceleste. Durante la partita decisiva, infatti, era impegnato altrove per la Rai, e decise di abbandonare tutto per scendere in strada e dirigersi verso l’Olimpico. Regalandoci così uno dei più bei servizi sportivi di sempre.

Galeazzi e lo scudetto della Lazio

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Era il 14 maggio 2000, e si giocava l’ultima giornata del campionato di Serie A: la Lazio di Sven-Goran Eriksson era seconda in classifica a due punti dalla Juventus di Carlo Ancelotti, che doveva giocare la sfida decisiva in casa del Perugia decimo.

Galeazzi, nel frattempo, era stato inviato dalla Rai a commentare gli Internazionali d’Italia di tennis, il cui torneo maschile si concludeva proprio quel pomeriggio con la finale tra il brasiliano Gustavo Kuerten e lo svedese Magnus Norman. Si era al quarto set, con lo scandinavio in vantaggio 3-2 sul detentore del titolo, e intento a condurre l’ultimo set 5-4.

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Nel frattempo, sotto la pioggia di Perugia la Juventus era sotto 1-0 dall’inizio del secondo tempo, mentre all’Olimpico la Lazio conduceva con un comodo 3-0 sulla Reggina già salva. Galeazzi commentava in diretta dal Foro Italico, che si trova proprio accanto allo stadio dove si giocava il match decisivo per l’assegnazione del campionato di calcio. E ovviamente aveva gli occhi sul campo da tennis e le orecchie alla radiolina sulla partita.

Quando fu chiaro che lo scudetto stava prendendo la via della Roma biancoceleste (la Lazio era anche avanti negli scontri diretti 0-0, 1-0), Galeazzi decise di abbandonare la telecronaca della finale di tennis per precipitarsi in strada, con microfono, radiolina e un cameraman Rai al seguito. Mentre Magnus Norman conquistava il suo primo e unico titolo ATP Masters Series, il suo connazionale Eriksson riportava la Lazio allo scudetto dopo 26 anni.

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L’ultimo game andò in silenzio – raccontò Galeazzi anni dopo alla Stampa – Il primo che acchiappai fu un frate”. Uno dei protagonisti dell’incredibile servizio nell’immediato post-scudetto attorno all’Olimpico fu appunto un giovane frate romano, visibilmente emozionato: Galeazzi gli domandò se avesse pregato per lo scudetto e quello, recuperando un po’ di contegno religioso, raccomandò “Preghiamo per le cose serie”.

Ho rischiato il licenziamento, ma ero troppo esaltato” confesserà poi Galeazzi. In realtà, comunque, il primo tifoso incontrato sulla sua strada dal Foro Italico all’Olimpico fu un ragazzo che in strada si mise a urlare “Campioni d’Italia”, per poi avvicinarsi al giornalista e abbracciarlo: “Bisteccone mio!”.

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