Chi è Gori, il possibile vice Vlahovic alla Fiorentina

Nel Cosenza sta emergendo a suon di gol Gabriele Gori: attaccante cresciuto nel vivaio della Fiorentina: conosciamo meglio il talento classe ‘99

Non smettere mai di inseguire i tuoi sogni, perché quando c’è impegno prima o poi i risultati arrivano. Un mantra che dovrebbe valere per qualsiasi persona, nel calcio come nella vita. Certamente questo ritornello è rimbalzato spesso negli ultimi anni nella testa di Gabriele Gori, attaccante classe ’99 cresciuto nella Fiorentina. Un talento che si sta prendendo le sue soddisfazioni in Serie B con il Cosenza, dopo i primi anni di difficoltà nel calcio dei grandi.

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Gol dopo tanta panchina: l’ascesa di Gori nel vivaio viola

Stare sempre sul pezzo, in area di rigore come in allenamento, in attesa della chance giusta per fare la differenza. Questa dote, essenziale per qualsiasi attaccante, fa parte del DNA di Gori fin dai suoi primi anni nelle giovanili viola. Nella stagione 2014/15 gioca a singhiozzo nell’Under 17 gigliata, mettendo insieme 20 presenze – di cui molte entrando nel finale di gara – e 4 gol.

Non è facile – soprattutto per un ragazzo molto giovane – stare in panchina, ma Gori non molla di un centimetro con la convinzione che presto arriverà il suo momento. I suoi sforzi vengono premiati l’anno successivo, con una stagione da 27 gol in 27 apparizioni tra regular season e fase finale del campionato. Un bottino non da poco, ma la panchina è di nuovo dietro l’angolo.

In Primavera si ripete infatti quanto accaduto due anni prima, con Gori “chiuso” dal centravanti titolare Jan Mlakar ma comunque spesso decisivo quando viene chiamato in causa. In 20 presenze tra tutte le competizioni, mette infatti a segno 11 gol. Il suo score non passa inosservato, tanto che nell’annata seguente è il riferimento offensivo della Primavera della Fiorentina (che, trascinata dai suoi gol, perde di un soffio campionato e Torneo di Viareggio). Due mancati successi, che però non li impediscono il salto tra i grandi.

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Gori tra i professionisti: le prime annate difficili

L’estate del 2018 è decisamente importante per Gori, che per la prima volta si misura con il calcio professionistico. Dopo molteplici ragionamenti, la società viola decide di girarlo in prestito al Foggia. La prima annata da professionista in Serie B e per di più in una piazza calda come quella rossonera è certamente un banco di prova importante, forse troppo.

Gori esordisce col botto segnando al Catania in Coppa Italia, ma in campionato fatica a trovare spazio. A gennaio prova il rilancio nel Livorno, ma non gioca quanto avrebbe sperato. Nell’estate del 2019, pur di giocare con continuità e accumulare esperienza, scende di categoria e va all’Arezzo, dove gioca una buona stagione con 9 gol in 21 presenze. Questo rendimento gli vale la chiamata in B da parte del Vicenza, dove però fatica a giocare e a segnare.

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La rinascita con il Cosenza

La carriera di Gori sembra entrare in un limbo non facile da gestire, quando cioè il calciatore non è più giovanissimo e non ha ancora spiccato il volo. Nell’estate del 2021 va al Cosenza, ripescato in B dopo la mancata iscrizione del Chievo. Sembra una scelta rischiosa, ma per il momento i fatti danno ragione al talento viola.

Nelle prime 6 giornate mette a segno 3 gol: gli stessi realizzati l’anno scorso al Vicenza (ma in 27 partite). Con l’altro ex talento della Fiorentina Giuseppe Caso forma un tandem da urlo, che sta facendo sognare i tifosi cosentini. La mente di Gori al momento è alla salvezza da raggiungere con il Cosenza ma, se continua così, non sarebbe strano se già a gennaio dalle parti di Firenze pensassero a lui: potrebbe essere il vice Vlahovic, oppure il suo sostituto insieme ad un altra punta viste le recenti voci sul mancato del serbo con i viola.

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Gabriele Gori, ruolo e caratteristiche

Gori è principalmente un attaccante centrale, che però ama svariare su tutto il fronte offensivo. Con la sua indubbia velocità, diventa un avversario proibitivo per le difese avversarie nel momento in cui viene lanciato in profondità. Ha un killer instinct sotto porta già importante, ma che può ancora migliorare. Inoltre, come tutti i centravanti moderni che si rispettino, sa dialogare con i compagni di reparto oltre che finalizzare.

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