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Dobbiamo credere ancora in Ansu Fati?

Calcio EsteroDobbiamo credere ancora in Ansu Fati?

A che punto è la carriera di Ansu Fati? Il passaggio in estate al Brighton poteva essere il momento della rinascita, ma fin qui le cose non sono andate come previsto.

La Wolf-Rayet è un tipo di stella molto particolare, dalla luce bianco-azzurra dovuta alle intense temperature alle quali brucia il suo nucleo di elio, talmente alte da causare eruzioni oltre il guscio di idrogeno che dovrebbe contenerne la forza. Quando Ansu Fati ha esordito con il Barcellona – quasi in un foreshadowing di quello che sarebbe stato anni più tardi – la sua luce è stata intensa, pervasiva e splendente. Nell’anno della pandemia il suo impatto su uno degli ultimi Barcellona di Leo Messi è stato dirompente, al punto da rompere un guscio di idrogeno se vogliamo, illuminando con una serie di record il futuro del club. Più giovane giocatore della storia del Barcellona a segnare in campionato – a 16 anni e 304 giorni contro l’Osasuna ad agosto 2019 – più giovane marcatore in Champions League – a dicembre 2019 a 17 anni e 40 giorni contro l’Inter a San Siro – il più giovane a segnare da titolare – contro il Valencia nella stessa stagione – e il più giovane a segnare una doppietta – nel febbraio 2020 contro il Malaga.

Tutta una serie di numeri che garantivano per il futuro suo e del Barcellona, ormai rassegnato a salutare Leo Messi ma con l’erede – anche del numero dieci – già pronto ad illuminare il Camp Nou.

Tutto meraviglioso, almeno fino al novembre 2020, quando la lacerazione del menisco lo costrinse a 305 giorni lontano dai campi per recuperare dall’operazione, saltando 64 partite tra nazionale e club. Un anno a lottare contro il guscio di idrogeno che doveva ricompattarsi, riducendo la luce emanata e costringendolo ad un calvario di ricadute muscolari che influenzarono necessariamente il rendimento dell’anno successivo. Al momento del suo rientro la stella di Leo Messi aveva cambiato galassia e lasciato la Catalogna, offrendo la numero dieci proprio ad Ansu Fati, che tra pressioni extra campo e una guerra continua con gli infortuni muscolari in quella stagione giocò a malapena quindici partite, in cui i sei gol segnati rimasero sprazzi di luce purtroppo non sufficienti a manifestarne il talento a pieno.

A quel punto la numero dieci, il miliardo di clausola rescissoria e i continui infortuni muscolari si sommarono alla pessima situazione ambientale a Barcellona, dove l’arrivo di Xavi corrispose ad una progressiva diminuzione della luce bianco-azzurra emanata dal talento classe 2002. La squadra doveva andare avanti, che Ansu Fati ci fosse o meno, e la mancanza di piena fiducia si fece sentire nell’anno del titolo blaugrana. Cinquantuno presenze – finalmente tornato sano – ma solamente dieci reti e quattro assist, a testimoniare come il suo coinvolgimento nel Barcellona di Xavi fosse tanto distante da ciò che si era prefigurato solamente tre stagioni prima.

Ansu Fati illuminerà la Premier?

Il turning point arriva l’estate scorsa, quando Xavi fa chiaramente capire al calciatore di non contare su di lui – e i motivi restano ad oggi da chiarire – facendo sì che De Zerbi potesse giocare carte importanti per convincerlo a fare un passo indietro, o in avanti a seconda di come là si vuole guardare.

Passare dal numero dieci del Barcellona al trentuno del Brighton non è certamente l’ambizione di una classe 2002 dal talento purissimo, ma spesso i passi indietro servono per accumulare fiducia, rinforzare la fonte di quella luce bianco-azzurra tanto brillante al suo apice. E allora la maglia – guarda un po’ – bianco azzurra dei Seagulls inglesi doveva essere il punto di ripartenza della carriera di Ansu Fati.

Se lo sia stato o no, ancora non possiamo deciderlo. Nel Brighton – nella stagione di ambientamento ai ritmi e alla fisicità della Premier – Ansu Fati ha giocato ventisei partite, segnando quattro reti e fornendo un assist. Fino a qui non troppo bene insomma. Nel mezzo anche un brutto infortunio al polpaccio che da inizio dicembre lo ha tenuto fuori per tre mesi, restituendolo a De Zerbi solo recentemente.

L’ennesimo calvario affrontato in una giovanissima carriera che in estate affronterà l’ennesima rivoluzione a causa di un bivio a cui si sta andando incontro: restare a Brighton – nel caso ci sia ancora De Zerbi – e cercare una nuova dimensione dove ricominciare a brillare, o tornare a Barcellona, dove ad aspettarlo non ci saranno né Xavi né la maglia numero dieci, per ragioni di marketing destinata a Lamine Yamal.

Leggi anche: Come procede il recupero di Gavi?

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