Carlo Ancelotti e il rapporto speciale con i brasiliani

Carlo Ancelotti questa sera guiderà il Real Madrid nell’ennesima semifinale di Champions League cercando di conquistare un posto per la prossima finale di Wembley, e lo farà puntando forte sul rapporto con i suoi attaccanti brasiliani

Nelle ultime settimane la vita di Carlo Ancelotti non è cambiata eccessivamente rispetto alle abitudini: nel periodo primaverile le sue squadre arrivano a giocarsi titoli nazionali ed internazionali rendendosi protagoniste di ogni finale di stagione. Prima al Milan e poi al Real Madrid – passando per Chelsea, Bayern Monaco e Paris Saint Germain – Ancelotti non ha mai voluto essere in prima fila, lasciando onori ai suoi giocatori e assumendo su di sé solamente gli oneri di chi sa cosa voglia dire gestire le pressioni. In una delle ultime interviste ha parlato poi di come non sia per forza un male che le sue squadre non propongano un’identità precisa, che siano cangianti in base ad avversario e alle necessità, rendendo l’adattamento l’unica costante delle sue gestioni. La dimostrazione è arrivata nella doppia sfida al Manchester City, con il Real Madrid capace di assorbire il controllo del match da parte degli inglesi e divenire cinico al punto tale da non lasciare scampo ai campioni in carica. 

Una tensione all’adattamento che rende Ancelotti l’allenatore ideale per un tipo di giocatore in particolare, come raccontato dagli almanacchi delle squadre allenate nel corso della sua carriera. La libertà di pensiero e di azione, la spensieratezza mostrata in campo e l’efficacia terrificante del talento prestato allo scopo della squadra: il Brasile di Carlo Ancelotti sarebbe potuto essere la massima espressione del calcio brasiliano da vent’anni a questa parte se solo oltreoceano avessero compreso quanto sia intenso il rapporto tra il tecnico e i creatori della ginga. Kakà, Ronaldinho, Pato, Serginho, Cafù, Ronaldo, Dante, e poi Dida, Militao, Allan, fino ai due funamboli attuali, Rodrygo e – soprattutto – Vinicius Jr. 

Qualche mese fa a domanda diretta, Carlo Ancelotti rispose inserendo Jude Bellingham al secondo posto del podio dei giocatori più forti del mondo, davanti a Rodrygo e dietro proprio al numero sette dei blancos e della nazionale verdeoro. Un sodalizio che ha permesso a Vinicius Jr di diventare il vero leader tecnico di questo Real Madrid, ereditando responsabilità e gradi che furono di Cristiano Ronaldo e migliorando sotto la guida del tecnico di Reggiolo. Prima della partita di questa sera Ancelotti ha schierato Vinicius 142 volte in campo, ricevendo in cambio 66 reti e 53 assist e migliorando le percentuali realizzative dell’esterno brasiliano. Non è un mistero che prima dell’arrivo di Ancelotti il numero sette facesse fatica a trovare la porta con continuità – nel 2021/21 segnò solamente sei reti in quarantanove partite, l’anno precedente furono cinque le reti in trentotto gare – e questo si rifletteva sul suo status di giocatore di livello internazionale. L’arrivo di Ancelotti ha coinciso con la maturità calcistica del ragazzo ed è impossibile non vedere un rapporto di causa-effetto in questi due eventi: nella stagione 2021/22, quella dell’arrivo di Carlo a Madrid, Vini chiuse il tabellino con ventidue reti e venti assist in cinquantadue partite, rendendosi protagonista della prima vera grande stagione della propria carriera. Da quel momento è stato un profluvio di reti, assist e prestazioni disarmanti, compresa quella di andata con il Bayern Monaco, che questa sera proverà a trovare il modo di annullare il Real Madrid e il suo numero sette. 

Ancelotti, Vinicius e Rodrygo 

Tra i prodotti del rapporto Brasile-Ancelotti anche Rodrygo, terzo in graduatoria tra i migliori al mondo per l’ex tecnico del Milan e oggi decisivo nel Real Madrid al fianco del connazionale. Rodrygo – con Ancelotti alla guida – ha giocato 153 partite, segnando 45 gol e fornendo 31 assist. Il percorso di Rodrygo è stato molto simile a quello di Vinicius: dall’arrivo di Ancelotti non ha praticamente mai smesso di giocare, segnando un po’ meno del numero sette, ma rendendosi utile in infiniti modi diversi, ad esempio decidendo partite importantissime come la semifinale di Champions contro il City nella stagione 2021/22, in cui segnò due reti. 

Questa sera Ancelotti si affiderà nuovamente a questa cabala sudamericana, al suo numero sette e al suo numero undici, gli ultimi esponenti del lungo e proficuo rapporto tra il tecnico di Reggiolo e la patria della ginga

Leggi anche: Esiste un problema Vinicius per Rodrygo? 

Simone Mannarino
Simone Mannarino
Classe '94 e laureato in Storia all'Università Statale di Milano, ama il calcio in ogni sua forma ed espressione. Alla costante ricerca di storie da raccontare che permettano di andare oltre ciò che vediamo tutte le domeniche.

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