Passo indietro di Abramovich: chi guiderà ora il Chelsea?

Abramovich non sarà più gestore del Chelsea: dopo le dimissioni, segutie alla crisi tra Russia e Ucraina, a chi passa la guida del Chelsea? Ecco la risposta.

Cade un’altra testa, nella rete del calcio russo: Roman Abramovich ha annunciato nella serata di sabato 26 febbraio di aver rassegnato le dimissioni dalla gestione del Chelsea, che ha detenuto dal 2003, dopo l’acquisto del club. Una decisione maturata, com’è ovvio, a causa dell’invasione della Russia in Ucraina, che ha scatenato forte proteste internazionali, che hanno coinvolto anche il mondo dello sport.

Era stato proprio Abramovich, 19 anni fa, a guidare l’ingresso dei capitali russi nel calcio dell’Europa occidentale, e il suo approdo a Stamford Bridge era a lungo stato visto con sospetto, portando anche all’accusa di essere un emissario di Vladimir Putin.

Negli scorsi giorni, un parlamentare laburista britannico, Chris Bryant, era arrivato a chiedere che si togliesse il Chelsea dal controllo di Abramovich, come forma di ritorsione verso il governo russo. Nel frattempo, le sanzioni e le contromisure della comunità internazionale hanno preso di mira proprio il giro degli oligarchi che sta attorno a Putin, complicando i loro affari. La decisione di Abramovich di fare un passo indietro è quindi da vedere nell’ottica di salvaguardare l’immagine della società.

Chi guiderà il Chelsea dopo Abramovich

Una mossa di facciata, è bene essere chiari: il magnate russo lascia la gestione, ma continua a mantenere il controllo della maggioranza delle azioni dei Blues, che non subiranno alcun contraccolpo economico diretto né dalle sanzioni contro la Russia né dal passo indietro del suo patron.

Come riportato nel comunicato, Abramovich ha passato il controllo del club alla Chelsea Foundation, la fondazione benefica collegata alla società, e quindi sempre sotto il suo controllo, anche se in maniera indiretta. Anche questa una mossa simbolica: mentre è sotto osservazione per i suoi rapporti con un dittatore responsabile di una guerra immotivata, il miliardario russo ripulisce l’immagine della società di calcio affidandone la gestione formalmente a un ente benefico.

Ma, nello specifico, chi guiderà il Chelsea nel prossimo futuro? La Chelsea Foundation è amministrata da un trust composto da sei persone, la prima delle quali è l’avvocato e imprenditore statunitense Bruce Buck. Già solo questa figura chiarisce come, in realtà, le cose a Stamford Bridge non siano cambiate per niente: Buck occupava già la carica di presidente del club, ed è da tempo riconsciuto come uomo di fiducia del proprietario.

Accanto a lui, nella fondazione siede anche Emma Hayes, allenatrice del Chelsea femminile dal 2012 e vincitrice di 4 campionati inglesi, ritenuta una delle figure più influenti nel calcio femminile (e non solo) nel Regno Unito. Gli altri posti sono occupati dall’avvocato John Devine, da Paul Ramos, responsabile delle finanze del club fin dal 2018 (e quindi un altro uomo di Abramovich), da Piara Powar, importante attivista anti-razzista, già a capo dell’associazione Kick It Out e oggi di Football Against Racism in Europe (FARE), e Sir Hugh Robertson.

Questi sei trustees della Chelsea Foundation avranno il compito di gestire il club, una cosa che significa soprattutto supervisionare la gestione finanziaria e sportiva. Due di loro, come abbiamo visto, avevano già un ruolo attivo nella dirigenza (Ramos alle finanze e Buck alla presidenza), e continueranno a essere le persone che veramente guideranno i Blues. Assieme ovviamente a Marina Granovskaia, l’amministratrice delegata della società e la persona che più di tutte ha un peso nelle decisioni sul futuro del Chelsea. Per quanto riguarda l’aspetto sportivo, molto rimane nelle mani dell’ex-portiere ceco Petr Cech, divenuto consulente tecnico nell’estate del 2019.

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