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Fonte: Instagram @official_sslazio

Un punto importante acciuffato nel finale da Caicedo permette alla squadra di Inzaghi di mantenere il secondo posto: breve analisi di Zenit Lazio

Un punto che fa morale e classifica, permettendo di mantenere una seconda posizione fondamentale in chiave qualificazione agli ottavi di Champions League. Zenit Lazio termina 1-1 e, se c’è una squadra che può recriminare sul risultato, è senza dubbio la compagine russa che, dopo essere andata avanti grazie a Erokhin, ha sfiorato a ripetizione la rete del raddoppio. Lo Zenit paga imprecisioni varie nell’ultimo terzo di campo, la Lazio ringrazia e pareggia nel finale.

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Zenit Lazio, Caicedo ancora decisivo

Felipe Caicedo, uomo della provvidenza. Il centravanti ecuadoriano ci ha abituato a essere il risolutore last minute per la squadra biancoceleste. È ancora una sua zampata a rimettere le cose a posto, un graffio arrivato poco dopo il minuto 80 di Zenit Lazio. Caicedo, entrato a partita in corso come al solito, ha approfittato di un pallone vagante in area di rigore per battere il portiere russo.

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Con la rete segnata a San Pietroburgo, Caicedo tocca quota 27 gol in maglia Lazio. Un bottino di tutto rispetto, tradotto con una media più che discreta visto che, di fatto, l’ex Lokomotiv Mosca è sempre stato una riserva. Tra l’altro, non è la prima volta che Caicedo castiga lo Zenit: otto anni fa, proprio quando vestiva i colori dei Ferrovieri, decise uno scontro diretto poi finito 4-2. Corsi e ricorsi storici, insomma, per la risorsa (ormai non più) segreta di Inzaghi.

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Semak e Inzaghi, partita a scacchi

Zenit Lazio è stato un match molto tattico, con i russi che sono partiti in formazione a trazione anteriore per poi mutare col passare dei minuti. Fondamentale, in tal senso, la posizione di Erokhin, che sulla carta partiva al fianco di Dzyuba, ma in campo ha fatto l’elastico tra centrocampo e attacco, collegando i reparti e sfruttando la propria capacità di inserimento. Proprio con una sortita in area di rigore ha trovato il gol del provvisorio vantaggio.

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Inzaghi, invece, è partito con il 3-5-2 ma, al gol dello Zenit, ha alzato Milinkovic-Savic dietro alle punte. Poi si è giocato le carte Caicedo e Andreas Pereira, passando a un modulo con ben due mezzepunte, parzialmente visto già a Torino. Le assenza di Immobile e Luis Alberto hanno complicato i piani del tecnico piacentino, capace però di tenere la barra dritta. La Lazio ha avuto il merito di rimanere in partita e, nel finale, con un po’ più di cattiveria avrebbe potuto vincerla.

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Hoedt, una piacevole scoperta

Una menzione la merita anche Wesley Hoedt, lanciato titolare da Inzaghi già da un paio di settimane. L’ingresso del difensore olandese ha comportato lo shift di Acerbi da ‘braccetto’ sinistro, ma va anche detto che l’ex Southampton – almeno in questo momento – sta fornendo prestazioni decisamente sopra la media. E mentre Acerbi, grazie a una sortita offensiva, confeziona l’azione del pareggio, Hoedt ingaggia un uno contro uno con Dzyuba.

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Il gigantesco attaccante russo è in grado di fare la differenza, ma quando perde Erokhin – out per infortunio – comincia a patire la presenza dello stesso Hoedt, capace quasi di annullarlo. Il ritorno a Roma dell’olandese era stato visto come un ripiego nemmeno troppo di qualità. Inzaghi, che sa come far rendere i calciatori a sua disposizione, ci sta lavorando su e, almeno a oggi, i risultati sembrano dargli ragione.

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