Tracollo Manchester United: i motivi della crisi dei Red Devils

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I motivi della crisi del Manchester United
Fonte: Image Photo Agency

Il Manchester United viene da una campagna acquisti molto costosa ed era chiamato a una grande stagione, ma sta andando tutto malissimo.

203,4 milioni di euro spesi solo la scorsa estate per i nuovi acquisti; 446 nelle ultime due stagioni, cioè da quando Erik ten Hag si è seduto in panchina; oltre 1 miliardo nelle ultime cinque stagioni, a fronte di incassi di mercato davvero minimi (circa 210 milioni, un quinto degli investimenti). Il tutto per raccogliere appena una Coppa di Lega, più due finali (Europa League ed FA Cup), un secondo posto e due terzi posti in Premier League. E, adesso, una clamorosa eliminazione al primo turno della Champions League, con l’ultimo posto nel girone che esclude definitivamente il Manchester United dalle competizioni internazionali per questa stagione. I Red Devils sono sesti, in campionato, cioè virtualmente fuori dalle coppe anche nella prossima annata, e a 10 punti dal Liverpool capolista: prima ancora della fine dell’anno solare, quella che è una delle squadre più gloriose (e ricche) al mondo si trova praticamente già ridotta a raggiungere l’obiettivo minimo di raggiungere almeno il quarto posto, che significa partecipare alla Champions League 2024/2025. Nel frattempo, la stampa parla con sempre maggiore insistenza del licenziamento di Ten Hag, il profeta dell’Ajax dei miracoli del 2019 arrivato un anno fa a Manchester per riportare la squadra ai fasti di un tempo.

I numeri della stagione fanno chiaramente impressione: 7 sconfitte in 16 partite di Premier League, con appena 18 gol segnati (quindicesimo attacco del campionato inglese), 15 gol subiti in 6 partite di Champions League (tra cui quattro dal Copenaghen e 6 in due partite dal Galatasaray). Ma la crisi dello United arriva da lontano, e più precisamente dalla fine dell’era di Sir Alex Ferguson, il tecnico scozzese che tra il 1986 e il 2013 ha riportato i Red Devils ai vertici del calcio inglese e mondiale. L’ultimo scudetto è arrivato proprio nella sua ultima stagione da allenatore della squadra, e da lì in avanti è stato un declino. Il suo erede designato, il connazionale David Moyes, venne esonerato dopo meno di un anno; poi, per un breve periodo, prima Louis van Gaal (vincitore di una FA Cup) e poi José Mourinho (che ha messo in bacheca una Coppa di Lega, un Community Shield e un’Europa League) sembravano stare traghettando la squadra verso la rinascita. L’esonero del portoghese ha riaperto la crisi, con Ole Gunnar Solskjaer che ha cercato di tenere insieme la squadra finché ha potuto. Nel 2021 un nuovo crollo, con l’arrivo in panchina di un altro veterano molto stimato come Ralf Rangnick: un incarico ad interim, per concludere la stagione e poi supervisionare la transizione verso un nuovo progetto tecnico con Ten Hag in panchina. E invece, a fine maggio del 2022 Rangnick ha rinunciato anche al suo ruolo di consulente, facendo nascere nuovi dubbi sulla stabilità dei piani del Manchester United.

Ma forse il problema parte ancora più da lontano, come sostengono molti tifosi. Almeno dal 2005, quando l’investitore statunitense Malcolm Glazer acquistò il club, generando molte proteste tra i tifosi. A quel tempo, il Manchester United era la squadra più ricca al mondo e una delle più vincenti, e così fu finché la famiglia Glazer lasciò sistanzialmente la gestione manageriale del club nelle mani di Ferguson. Dopo il ritiro del tecnico scozzese, le difficoltà e la mancanza di visione sportiva organica si sono fatti notare con forza sempre maggiore. E sono diventati anche problemi economici, come confermato da un’indagine di The Athletic, che ha segnalato come il club abbia oggi un debito lordo pari a 756 milioni di euro. Non a caso, da almeno un anno i Glazer stanno cercando di vendere lo United: prima di era fatto avanti l’imprenditore qatariota Jassim Al Thani, esponente della famiglia reale di Doha, ma le trattative non sono andate a buon fine, e così emerso il nome del britannico Jim Ratcliffe, proprietario del colosso chimico Ineos e del Nizza. Alla fine, però, Ratcliffe non acquisterà i Red Devils, ma rileverà solo una cospicua quota di minoranza della società, equivalente al 25%.

Le ragioni della crisi del Manchester United

L’arrivo di Ten Hag ha sicuramente portato un’aria nuova a Manchester, ma ha anche creato frizioni all’interno dello spogliatoio. La più grossa è stata quella con Cristiano Ronaldo, tornando in maglia rossa nell’estate del 2021 con il compito di portare gol e carattere a una squadra in crisi, e invece messo praticamente subito alla porta dal tecnico olandese, fino a venire ceduto in Arabia Saudita alla fine del 2022. Poi è arrivato lo scontro con Jadon Sancho: affermatosi al Borussia Dortmund come uno dei migliori giocatori al mondo, a soli 21 anni arrivò a Manchester per 80 milioni di euro, ma dopo alcune prestazioni deludenti è stato marginalizzato da Ten Hag e infine escluso dalla rosa dopo un litigio. Ingraziarsi lo spogliatoio è stato un problema, e per questo il tecnico olandese ha cercato di portare in rosa alcuni dei suoi pupilli, ma con risultati fin qui disastrosi: tra i primi acquisti richiesti ci sono stati Lisandro Martinez e Antony, poi la scorsa estate è arrivat anche André Onana. Questi tre ex Ajax sono costati in tutto 202 milioni di euro: l’attaccante brasiliano, il più costoso del terzetto (95 milioni) fin qui è stato quasi impalpabile, mentre l’ex portiere dell’Inter sta collezionando errori su errori, al punto che alcuni tifosi vorrebbero il ritorno di David de Gea.

Il mercato è il problema più evidente del Manchester United, in questo momento. In estate sono stati sborsati 64 milioni per strappare al Chelsea Mason Mount, uno dei migliori centrocampisti d’Europa, ma a causa dei continui infortuni ha finora giocato pochissimo, stentando a lasciare il segno. Gli infortuni sono stati un altro fattore determinante, soprattutto in difesa, con i problemi patiti da Martinez e Luke Shaw. Casemiro, forse il giocatore più importante dei Red Devils a livello tattico, al momento è ancora assente, mentre altri problemi sono occorsi a Raphael Varane, probabilmente il difensore più talentuoso della rosa: il 30enne francese ha subito un infortunio a inizio stagione, e al suo rientro non ha pienamente convinto, scivolando indietro nelle gerarchie della squadra, al punto che si parla di una sua cessione a gennaio. E poi c’è la questione dei gol che stentano ad arrivare: con Antony del tutto impalpabile, e Anthony Martial praticamente fuori dal progetto tattico (da poco è stato annunciato che il suo contratto, in scadenza a fine stagione, non verrà rinnovato), le reti sono un compito affidato al solito Bruno Fernandes e a Marcus Rashford (il quale, però, sta avendo molti problemi di rendimento). Al Manchester United manca una prima punta affidabile: in estate era stato acquistato dall’Atalanta il giovane danese Rasmus Hojlund (75 milioni), che ancora non ha segnato un gol in campionato e che sta confermando molti dubbi che circolavano sulla sua valutazione. Visti questi problemi, Ten Hag è stato costretto ad affidarsi ai ragazzi del settore giovanile: Shola Shoretire, Hannibal Mejbri, Alejandro Garnacho e Facundo Pellistri sono entrati abbastanza stabilmente nelle rotazioni.

Ma su tutto questo pesano come un macigno i grossi problemi ambientali della società. Il già citato scontro tra l’allenatore e Sancho è uno, e l’incertezza sulla proprietà è il secondo, anche più ingombrante. A queste situazioni, già abbastanza difficili da gestire, si sono aggiunti ben due scandali legati a crimini sessuali verso dei giocatori: il primo caso è quello di Mason Greenwood, prima messo fuori squadra, poi ceduto in estate; mentre il secondo riguarda Antony, che nonostante le accuse dell’ex compagna in Brasile continua a giocare. In entrambi i casi, sono stati diffusi sui media video, audio e fotografie che sembrano provare le accuse, e che hanno generato critiche da parte dei tifosi e probabilmente ulteriore tensione nella società. In questo caos, Ten Hag pare aver perso la bussola a livello tattico, e questa cosa non sta giovando ai suoi giocatori. Uno su tutti Bruno Fernandes, abituato a portare la croce nei momenti difficoltà, sopperendo il più possibile ai problemi della squadra: specialmente nelle ultime partite, anche il portoghese ha iniziato a mostrare segni di scollamento dal gioco, e questo è probabilmente il segnale più chiaro della situazione che sta vivendo il Manchester United oggi.