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Come procede la costruzione del nuovo centro sportivo del Torino

Sei anni di promesse, illusioni e lavori mai cominciati: al Centro Sportivo Robaldo, che dovrebbe ospitare il settore giovanile del Torino, non è ancora stata posata la prima pietra

Quasi sei anni fa arrivava l’annuncio in pompa magna di un accordo che avrebbe permesso al Torino di costruire il proprio centro sportivo di proprietà. Infatti, correva il 2016 quando Urbano Cairo suggellò un accordo di massima con il Consiglio Comunale per la gestione del Robaldo, un ampio spazio situato nei pressi di Nichelino, in una zona da riqualificare quasi totalmente come quella di Parco Sangone.

Oggi, invece, quello che sarebbe dovuto essere il posto in cui riunire tutto il settore giovanile del Torino è solo, tristemente un cantiere aperto. Anzi, nemmeno quello perché nel frattempo, tra perdite di tempo, documenti mai arrivati e burocrazia varia, non si è mai posata nemmeno la prima pietra, se non un piccolo sasso simbolico solo di come, per l’ennesima volta, i tifosi granata debbano masticare amaro.

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Fonte immagine: @toropuntoit (Twitter)

Il Centro Sportivo Robaldo verrà mai costruito?

Il Centro Sportivo Robaldo non si è fatto e, parlando molto chiaramente, è parecchio improbabile che si farà. O, almeno, questo è quello che portano a pensare i vari indizi suggeriti in questi anni da parte della società, che ha provveduto a ravvivare il tema soltanto quando c’era da farsi belli davanti alla stampa locale o, in alternativa, per difendersi quando i risultati sportivi non arrivavano. Un impegno importante, lo ha definito in passato Urbano Cairo. Ma, di fatto, di impegno non se n’è vista nemmeno l’ombra.

Come se non bastasse, dal Comune di Torino hanno più volte fatto sapere che per loro è tutto ok, che ogni variabile è stata concordata e le scartoffie archiviate, i problemi risolti – uno, legato alla viabilità della zona, è stato definitivamente sistemato nel 2020 – e i fogli firmati. Ergo, si può cominciare a costruire. Anzi, a questo punto si potrebbe, un condizionale d’obbligo visto che di ruspe, dalle parti del Robaldo, non se ne sono ancora viste oggi.

I lavori, procrastinati per anni, avevano finalmente ricevuto il via libera per gennaio 2021, ma ovviamente in zona l’unica attività interessante di recente è stata svolta da alcuni ragazzi che, una volta tagliata una porzione di rete, si sono introdotti per improvvisare una partitella di calcio ignorando le attuali disposizioni del dpcm in vigore. Risate, calci e urla, ma non quelle che ci dovrebbero essere. Cosa resta? Soprattutto delusione e desolazione per l’ennesima situazione che il Torino non sa, o non vuole, sfruttare.

In cosa consiste il progetto del Torino

Circa un anno fa, il quotidiano torinese La Stampa usciva con un articolo intitolato “Robaldo, si scaldano i motori”, quasi come a fare intendere che, di lì a poco, il Torino avrebbe cominciato i lavori per la costruzione del proprio centro sportivo. Il progetto alla base era, come spesso accade quando Cairo parla, molto ambizioso: si trattava nello specifico di riqualificare una zona marginale della città creando cinque campi da gioco con relativi spogliatoi.

A questi si aggiungevano un fabbricato ad uso associativo e ristorativo, una palestra, due grossi depositi e una cantina per un totale di 45mila ettari di spazio. In questo modo, si sarebbe risistemato un quartiere che, dopo il fallimento del Nizza Millefonti, era sprofondato nella sporcizia e nell’illegalità. A quei tempi servivano davvero poche modifiche per cominciare davvero, poi l’esplosione di un’emergenza sanitaria senza precedenti ha fatto il resto. Ora che si potrebbe ripartire, però, tutto tace.

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Fonte immagine: @CalcioFinanza (Twitter)

Cairo contro il Comune di Torino

L’impressione, quindi, è che quella di Urbano Cairo fosse pure e semplice propaganda, quasi come sulla falsariga di quella fatta ai tempi del Filadelfia, tornato a vivere solo ed esclusivamente grazie al sacrificio di una fondazione no profit composta da tifosi. Un’iniziativa alla quale Cairo ha partecipato solo marginalmente, per mantenere una promessa fatta alla defunta mamma.

I 4 milioni di euro messi in conto per il Centro Sportivo Robaldo, quindi, molto probabilmente rimarranno nelle sue tasche. Nel frattempo però Roberto Finardi, assessore allo sport del Comune di Torino, qualche mese fa aveva chiarito la posizione delle istituzioni cittadine: “Non ho idea del perché non siano iniziati i lavori, la questione non è più di nostra competenza: se ci fossero degli intoppi mi avrebbero già chiamato” disse nel novembre scorso, dopo che per due anni era andato avanti a spergiurare sulla buona riuscita del progetto.

E Cairo cosa ne pensa? Ufficialmente, almeno di recente, ha glissato sull’argomento non tirandolo più fuori, ma durante la presentazione alla stampa di Davide Nicola i giornalisti sono riusciti comunque a strappargli una battuta: “Del Robaldo dico che abbiamo fatto un’asta e l’abbiamo vinta nell’aprile del 2016, quando ancora era sindaco Fassino. Da allora – ha chiosato Cairo – stiamo aspettando di poter partire per fare i lavori e costruire un centro sportivo in cui riunire le squadre del settore giovanile. E qualcuno dà a noi, che siamo le vittime, la responsabilità di questo ritardo”.

Ma le uniche vittime, qui, sono ancora una volta i tifosi.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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