Mondiali 2022, gli undici emergenti in rampa di lancio

Mondiali 2022 in Qatar, ecco un undici di calciatori che cercano una vetrina importante attraverso questa competizione. 

L’appuntamento del Mondiale in Qatar è importantissimo per tutti, ma c’è un gruppetto di giocatori che cercherà di mettersi in mostra ulteriormente dopo aver mantenuto nell’ultimo periodo un ottimo livello di gioco. Andiamo a vedere chi sono questi giocatori emergenti, cercando di prenderne da più squadre possibili.

Mondiali 2022: la squadra degli 11 emergenti

Portiere

Unai Simòn (Spagna): Non ha la Champions League come vetrina, visto che gioca all’Athletic Bilbao, però è ormai da un biennio il titolare delle Furie Rosse. Basta con De Gea, silurato Kepa con cui avrebbe potuto esserci un dualismo tutto basco, Simòn ha sbaragliato la concorrenza interna.

Difensori

Jurrien Timber (Olanda): Nato a Utrecht – questo aiuta, nel calcio- difensore polivalente degli Oranje di Van Gaal, che dietro hanno bisogno di freschezza e gioventù. Futura vendita milionaria dell’Ajax, chissà se già a gennaio visto che i Lancieri sono usciti dalla Champions.

Min-Jae Kim (Corea del Sud): Si è scusato perché ha sbagliato una giocata – povero! – col Napoli, nell’ultima partita di campionato. Però chi può azzardarsi a criticare la stagione di Kim, fin qua? Davvero in pochissimi. Con lui Spalletti ha trovato un sostituto degnissimo di Koulibaly.

Ibrahima Konaté (Francia): Qui c’è un macigno sul groppone dei Bleus, perché della difesa della squadra campione quattro anni fa in Russia è rimasto pochino. Ad esempio è sparito Umtiti (ma non ditelo a Lecce) e il suo posto verrà probabilmente occupato dal centrale del Liverpool, garanzia a giorni alterni.

Centrocampisti

Jude Bellingham (Inghilterra): Assoluto califfo del ruolo nonostante la giovanissima età, c’è mezza Europa che lo segue ma costa un centinaio di milioni. Finalmente Southgate dovrebbe dargli le chiavi della mediana dei Tre Leoni, dopo che all’Europeo se l’era di fatto dimenticato preferendogli Phillips e Rice (bene ma non benissimo).

Federico Valverde (Uruguay): Prima parte di stagione clamorosa, e solo tre anni fa era a immalinconirsi al Deportivo in prestito. Ormai intoccabile al Real Madrid, dove Ancelotti non lo leva mai se non per infortunio. Può giocare letteralmente ovunque e segna da ogni posizione.

Pierre-Emile Hojbjerg (Danimarca): Altro giocatore intoccabile per il suo allenatore di club, e cioè Antonio Conte al Tottenham. Metronomo di una squadra che arriva sottotraccia al Mondiale ma che potrebbe dar fastidio a parecchi, come del resto ha fatto all’ultimo Europeo.

Youri Tielemans (Belgio): Sembra giochi da una vita invece ha solo 25 anni. Colonna del Leicester, dove rimarrà presumibilmente ancora per poco, destinato a un Mondiale di sofferenza vista la condizione di chi gli sta attorno, tranne De Bruyne. Se lui tiene, il Belgio ha ottime possibilità di andare avanti nel torneo.

Attaccanti

Serge Gnabry (Germania): Da evanescente aletta senza capo né coda ad attaccante completissimo, rapido e freddo sottoporta. Al Bayern se lo godono, quattro anni fa al Mondiale russo finì dietro la lavagna nel disastro generale dei suoi. I tedeschi hanno tantissimo talento dalla cintola in su e Gnabry è quasi l’uomo-franchigia.

Pedro (Brasile): Statistiche alla mano, uno degli attaccanti più in forma al mondo dopo aver vinto di recente la Copa Libertadores col Flamengo e da capocannoniere del torneo. Dettaglio, non parte titolare con la Seleçao. Ma davvero la concorrenza è così spietata? Non si direbbe.

Lautaro Martinez (Argentina): Ormai per noi è di casa, il bomber interista. Però questo sarà il suo primo Mondiale, visto che nel 2018 era ancora troppo giovane. Forse è l’unico attaccante in grado sia di assecondare Messi che di andare a bersaglio in prima persona. E poi è uno da partite importanti, da “quando il gioco si fa duro”; al Mondiale tendenzialmente ci sono solo quelle.