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Tra il 1978 e il 1994, Anconetani ha portato il Pisa ha disputare 6 campionati di Serie A e a vincere 2 edizioni della Mitropa Cup

Se dici Pisa, pensi immediatamente a Romeo Anconetani. Un binomio che ha portato la città della torre pendente a frequentare i piani alti del calcio italiano per circa un decennio. 16 anni di presidenza per Anconetani: un periodo fatto continui saliscendi tra Serie A e B, ma durate il quale i tifosi nerazzurri hanno provato gioie e ammirato campioni come mai era successo prima e come non succederà neanche dopo.

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L’arrivo di Anconetani a Pisa e i primi anni di gestione

Il matrimonio tra Romeo Anconetani e il Pisa si consuma nel 1978: una svolta tanto attesa dai tifosi nerazzurri, reduci da diversi anni di sofferenze. Nel quinquennio precedente, sotto la gestione di Luigi Rota, il Pisa infatti aveva avuto davvero poche soddisfazioni sia sul piano sportivo – con una serie di anonimi campionati di Serie C – sia su quello economico. Da quest’ultimo punto di vista, l’avvento di Anconetani non sembra dare maggiori certezze.

Il nuovo patron del Pisa non ha infatti alcuna azienda alle spalle. Si costruisce la sua fortuna facendo da consulente per molte società di calcio riguardo al trasferimento dei giocatori. Un’esperienza che gli vale l’appellativo di “Signor 5 %” (la commissione richiesta per ogni consulenza), oltre ad un’elevata conoscenza del mercato italiano e internazionale. Grazie a queste risorse, Anconetani riporta subito il Pisa in Serie B e conquista la promozione in A al termine della stagione 1981/82.

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Anni ’80: salvezze, trionfi in Europa e tanti talenti lanciati

Arrivato in massima serie, il burbero presidente del Pisa non ha assolutamente intenzione di recitare il ruolo di comparsa. Attingendo dal suo celeberrimo archivio, in cui sono presenti migliaia di giocatori italiani e non con relative caratteristiche, decide di puntare su due stranieri per rinforzare la squadra: il danese Klaus Berggreen e l’uruguaiano Jorge Caraballo. Quest’ultimo si rivela un flop, mentre Berggreen diventa una vera e propria icona del club nerazzurro.

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Partito come uno dei maggiori candidati al retrocessione, il Pisa sorprende tutti piazzandosi all’undicesimo posto. Un’impresa notevole, che però non riesce nuovamente nella stagione 1983/84. Anconetani non fa una piega, costruendo una squadra per tornare subito in massima serie e vincendo il campionato di Serie B 1984/85. Il ping pong tra le due categorie prosegue negli anni successivi, durante i quali il Pisa si toglie l’enorme soddisfazione di conquistare due edizioni della Mitropa Cup. Trofei storici da inserire nella bacheca del Pisa, oltre a numerosi talenti scovati dal fiuto di Anconetani (da Wim Kieft a Carlos Dunga, da Claudio Sclosa a Lamberto Piovanelli).

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Il canto del cigno dell’era Anconetani

Negli anni ’80, dunque, il Pisa dimostra di poter frequentare con pieno merito il campionato più bello e difficile del mondo. Oltre ai 6 campionati di Serie A disputati, nella stagione 1988/89 il Pisa sfiora una clamorosa finale di Coppa Italia. Dopo un percorso ricco di successi di prestigio, come il 4-2 nel derby con la Fiorentina e il 3-1 contro la Roma, i nerazzurri si fermano in semifinale perdendo entrambe la sfide contro il Napoli di Maradona.

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Uno degli ultimi exploit dell’era Anconetani, chiusa di fatto con l’ultimo campionato di Serie A disputato nella stagione 1990/91. Nonostante la scoperta di talenti interessanti come José Chamot e Diego Simeone, i nerazzurri retrocedono in Serie B per poi non riuscire mai più a tornare in massima serie. Si chiude così la favola del Pisa di Anconetani, capace per anni di farsi rispettare contro avversari ben più ricchi e blasonati.

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