Perché Mbappé fa bene a restare al PSG

Mbappé resterà al PSG, grazie a un ingaggio fuori mercato pagato dal Qatar al giocatore. Ci saranno tante critiche e polemiche, ma alla fine è giusto così.

Il Re ha deciso: resterà a Parigi. Adesso partirà la consueta polemica sulle cifre che il Paris Saint-Germain pagherà a Mbappé, con un gran fiorire di commenti sarcastici sul “calcio del popolo” che non fanno onore, prima di tutto, all’intelligenza di chi li propone (se fosse andato al Real Madrid per 40 milioni per sei anni e 180 di bonus alla firma, come riportato da El Pais, sarebbe stato “calcio popolare”?).

Il fatto dirimente, da cui parte tutta la questione, è che il sistema in cui viviamo, e di cui il calcio fa parte, si regola in base alle cosiddette leggi di mercato: Real e PSG si sono contesi il giocatore più o meno alle stesse cifre, egualmente fuori scala rispetto alle potenzialità medie di spesa degli altri club, e che si sono gonfiate a vicenda in un gioco di rilanci e controrilanci. Se questi numeri sono un problema, serve a poco lamentarsi di PSG, Real o Mbappé: sono tre soggetti che giocano con le regole che ci sono, tirandole quel tanto che basta per piegarle ai loro bisogni senza infrangerle (almeno, così è finché un tribunale non dirà il contrario). E, se si vuole prendersela con qualcuno, lo si faccia con le regole e con il sistema.

Sgombrato il campo da questi discorsi, andiamo al calcio in senso più stretto: ha fatto bene Mbappé a rinnovare col PSG e rifiutare il Real Madrid? Beh, la risposta è sì.

Mbappé: meglio il PSG del Real

Chiaramente, l’aspetto economico ha pesato tantissimo. Guardatevi bene, però, da chi fa la morale a Mbappé per aver accettato la più alta offerta del PSG rispetto a quella del Real: quasi nessuno al mondo accetterebbe un’offerta di lavoro con vantaggio economici inferiori ad un’altra. Non si vede perché debbano essere sempre gli sportivi a fare i puri, mentre tutte le altre persone hanno diritto a inseguire senza sosta il guadagno maggiore possibile.

Anche perché i discorsi sul blasone del Real rispetto al PSG lasciano il tempo che trovano: questo non è un caso come quello di Oscar, che lasciando il Chelsea per il campionato cinese si è tagliato fuori dal calcio che conta. Il Paris Saint-Germain è uno dei top team europei, amatissimo in Francia e in grado di competere tanto quanto il Real ai massimi allori internazionali. Mbappé è un simbolo nazionale, e se è rimasto a Parigi un pochino potrebbe anche dipendere dalla consapevolezza di rappresentare qualcosa di più di un semplice calciatore (pare sia stato addirittura il Presidente Emmanuel Macron a farlo riflettere su queste cose).

Ci sono poi motivazioni tecniche, oltre che di prestigio e interesse personale. Un trasferimento al Real Madrid avrebbe avuto senso soprattutto a livello d’immagine (il miglior calciatore del mondo nel miglior club del mondo) oltre che di rivalsa personale di Florentino Perez su Al-Khelaifi in questa archetipica battaglia tra club ricchissimi “con storia” e club ricchissimi “senza storia”. Ma, parlando seriamente, ai Blancos Mbappé sarebbe servito poco in campo.

Con Vinicius Jr. sulla fascia sinistra, che ha 21 anni ha disputato una stagione eccezionale e si candida a diventare uno dei giocatori più determinanti in Europa almeno per i prossimi dieci anni, Mbappé avrebbe dovuto dirottarsi in un altro ruolo. Quello di punta centrale, in cui lo si è visto spesso a Parigi, è però occupato da Benzema, che difficilmente sarebbe stato lasciato in panchina dato il suo recente stato di forma.

Con buona probabilità, il talento di Bondy sarebbe arrivato da star assoluta per sentirsi dire che doveva essere lui ad adattarsi fuori ruolo. E anche ammettendo una staffetta – magari tra un anno, alla scadenza del contratto di Benzema – come prima punta, è abbastanza chiaro che Mbappé abbia caratteristiche molto diverse dal collega franco-algerino. Insomma, a livello tattico sarebbe stato un rebus non facile da sbrogliare per Ancelotti o chi per lui.

Al PSG, invece, l’attaccante francese ha un ruolo e uno status ben precisi, che in questi anni gli hanno permesso di sgretolare le certezze di fenomeni ben più esperti di lui come Neymar e Messi, ritenuti da tifosi e dirigenza meno indispensabili del numero 7. Piaccia o meno, Parigi è la sua dimensione ideale (come lo era Barcellona per Messi), mentre Madrid poteva essere giusto una scelta d’affetto, impulsiva ma poco ragionata.

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