Perché il Chelsea non sta violando il Fair Play Finanziario

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graham potter chelsea
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Il Chelsea sta conducendo una campagna acquisti estremamente dispendiosa, che di norma dovrebbe violare il Fair Play Finanziario e causare sanzioni. Invece no…

Facendo i conti stiamo parlando di 178,5 milioni di euro sono a gennaio 2023. Sono le spese per i nuovi acquisti del Chelsea di Todd Boehly, il ricco proprietario statunitense che, dal suo arrivo a Stamford Bridge, sta compiendo investimenti spropositati per rinnovare la rosa dei Blues. Solo in questa sessione di mercato ha comprato Andrey Santos, David Fofana, João Felix (prestito oneroso), Mykhaylo Mudryk, Benoit Badiashile e Noni Madueke.

Se poi aggiungiamo quanto speso la scorsa estate sul mercato, arriviamo alla stima di 282 milioni di euro fatta da Transfermarkt, dalla quale mancano bonus e conguagli futuri, così come i 23 milioni pagati al Brighton per liberare l’allenatore Graham Potter. Numeri molto alti, che sollevano legittimi dubbi su quella che dovrebbe essere un’evidente violazione del Fair Play Finanziario (FFP). Eppure, il Chelsea potrebbe riuscire a farla franca, grazie a una strategia molto particolare.

La strategia anti-FFP del Chelsea

I dati recentemente diffusi da Deloitte Football Money League stimano circa 568 milioni di euro di fatturato annuo per il club londinese, mentre secondo altri calcoli le spese sostenute complessivamente dal Chelsea nelle campagne acquisti della stagione 2022/2023 sarebbero pari a 460 milioni. Diventa difficile pensare che un club con questi numeri non abbia già superato gli introiti stagionali del fatturato, violando i parametri del Fair Play Finanziario.

Negli scorsi giorni, Rivista Undici ha spiegato come il club inglese stia però riuscendo ad aggirare questi parametri, evitando di incorrere in future sanzioni. Il Chelsea sta infatti spendendo molto, ma sta anche facendo firmare contratti molto lunghi ai suoi giocatori. Di solito, nel calcio, un nuovo acquisto firma un accordo da 3 o 4 anni, mentre ai Blues stanno facendo diversamente: Cucurella e Chukwuemeka, arrivati la scorsa estate, ha un accordo fino al 2028; Fofana fino al 2029; Mudryk addirittura fino al 2031.

Il vantaggio, è ben chiarirlo, è puramente finanziario: riguarda il modo in cui si redigono i bilanci, e non realmente quanto viene speso. Come per la controversa vicenda delle plusvalenze che coinvolge la Juventus, va tenuto presente che un calciatore, come ogni asset finanziario, ha un valore di ammortamento. Ciò significa che il costo del suo acquisto può essere ripartito a bilancio per il numero di anni di contratto: un giocatore pagato 50 milioni e con un contratto di 5 anni, non ti costa 50 milioni oggi, ma 10 milioni per ognuno dei 5 anni di contratto.

In questo modo, la spesa finanziaria risulta molto più bassa. Un post su Instagram di Cronache di spogliatoio prova a chiarire meglio questo punto: ipotizzando 6 anni di contratto per i vari giocatori presi dal Chelsea tra la scorsa estate e oggi, scopriamo che i 460 milioni complessivi si possono ridurre a circa 80 milioni all’anno (per sei anni, appunto). Per contro, tutti gli introiti (nuovi acquisti, sponsor, diritti tv) vengono messi a bilancio immediatamente, senza suddivisioni annuali.

Il Chelsea dribbla il FFP, ma è legale?

La risposta a questa domanda è semplicemente: sì. Innanzitutto, diciamo che è un espediente che non si è inventato il Chelsea, ma che arriva dal mondo del baseball, che il proprietario Todd Boehly conosce bene (è infatti un azionista di minoranza dei Los Angeles Dodgers).

La FIFA ha, per la verità, un regolamento che limita a 5 anni la durata massima del contratto di ogni calciatore, ma l’applicazione di questa norma è demandata alle singole federazioni e ai loro regolamenti interni. La Football Association non ha mai legiferato in merito alla durata massima dei contratti, per cui il Chelsea non sta violando alcuna regola.

La situazione sta comunque facendo discutere, perché l’esempio del Chelsea potrebbe essere seguito da altri club, in Inghilterra ma non solo, distruggendo il già traballante sistema del Fair Play Finanziario. Per questo, riportava il Times pochi giorni fa, la UEFA sarebbe già al lavoro su una regola, valida per tutte le sue federazioni, per far rispettare il limite dei 5 anni di contratto. Anche se, ovviamente, non avrebbe effetto retroattivo, e quindi non colpirebbe gli attuali accordi stipulati dal Chelsea.