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Ribaltone al Parma: la società, dopo l’ennesima sconfitta, ha esonerato Fabio Liverani. Al suo posto riecco D’Aversa

Fabio Liverani out, Roberto D’Aversa in. La sconfitta rotonda subita a Bergamo è costata cara all’ex tecnico del Lecce, al quale la fiducia era stata rinnovata subito dopo la disfatta casalinga contro il Torino. Il Parma non gira e, come spesso accade, a pagare è l’allenatore. Il matrimonio tra i Ducali e Liverani, d’altronde, non è mai decollato.

Colpa, in primis, del fatto che le caratteristiche della rosa costruita dal ds Carli non hanno mai dato impressione di potersi legare dal calcio portato in dote da Liverani, arrivato in seguito a un quadriennio di gestione marchiata Roberto D’Aversa il cui Parma, dal punto di vista tattico, ha inanellato ottime stagioni con una filosofia completamente diversa da quella dell’ormai ex allenatore gialloblu.

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Parma – D’Aversa, basta screzi?

Roberto D’Aversa, ancora sotto contratto con il Parma fino al 2022, tornerà quindi sulla panchina degli emiliani. Lo farà in quanto costretto – dovrebbe dimettersi e, di conseguenza, rinunciare a circa 3,5 milioni di euro – o perché folgorato sulla via di Damasco? Se lo chiedono in particolar modo i tifosi del Parma, chiamati a sperare che il ritorno dell’autore di due promozioni e due salvezze possa ripetere il miracolo.

Ci sono però alcune considerazioni da fare. La prima riguarda i rapporti tra le parti: quando il Parma è stato ceduto alla famiglia Krause, l’ex ds Faggiano e D’Aversa fecero sapere di non condividere la nuova strada tracciata dal nuovo corso societario. Una strategia che, in sintesi, prevedeva l’acquisto massiccio di giovani da valorizzare. Per questo motivo D’Aversa comunicò il suo malessere, alla pari di Faggiano, ed entrambi furono accompagnati alla porta.

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In secondo luogo, viene da domandarsi cosa effettivamente possa fare il tecnico con questa rosa, composta per metà da suoi pretoriani e per l’altra metà da volti nuovi, per lo più stranieri, che probabilmente D’Aversa nemmeno conosce. Il Parma, classifica alla mano, non può più permettersi passi falsi e, di conseguenza, i tempi per specchiarsi sono ormai terminati. Servono punti e servono subito, ottimizzando le risorse presenti e sperando che il mercato di gennaio possa dare una mano.

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Come giocherà il Parma di D’Aversa

A oggi, Roberto D’Aversa ha diretto 149 partite totali sulla panchina del Parma, con una media punti dell’1,52. Il suo modulo base è il 4-3-3, ma durante questo quadriennio più volte ha adattato la squadra con una difesa a tre e due laterali in grado, nella fase di non possesso, di shiftare indietro trasformando la difesa in una linea a cinque.

Diciamo che, avendone le possibilità, D’Aversa si affida sempre a un tridente offensivo, in grado di dare sbocchi efficaci a un calcio verticale, poco improntato sul possesso e molto sulle transizioni. Lì davanti quindi rivedremo tre punte, con uno tra Inglese e Cornelius a fare il referente centrale (a meno che non partano: in quel caso verrà acquistato un nuovo numero nove), con Gervinho a sinistra e Karamoh a destra, nel ruolo in cui lo scorso anno fece faville Kulusevski.

 

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In mezzo al campo, D’Aversa potrebbe puntare forte su due mezzali atletiche e brave in inserimento come Kucka e Kurtic, mentre nel ruolo di play basso potrebbero essere adattati alternativamente Brugman, Cyprien e l’interessante classe 2001, Simon Sohm. La difesa è il reparto che verrà toccato meno: Bruno Alves e Osorio sono i centrali titolari da qualche settimana, a destra c’è Iacoponi (uno scudiero di D’Aversa) e a sinistra Gagliolo.

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Resta il problema della qualità: il Parma effettivamente ne ha poca e solo il mercato di gennaio potrebbe aiutare ad alzare il (basso) livello attuale. Va però detto che, contrariamente alle esigenze del calcio propositivo di Liverani, la proposta di D’Aversa è molto più fluida e, sulla carta, potrebbe permettere al Parma di andare a fare qualche punticino in qualche partita più delicata. Maggiore sarà anche l’attenzione difensiva, un equilibrio perso che va ritrovato in fretta. Insomma, ci sarà un bel lavoro da fare.

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