A un passo dalla gloria: la storia del fallimento europeo del Napoli

Nel 2015 l’avventura del Napoli in Europa League si ferma, inaspettatamente, in semifinale contro il sorprendente Dnipro.

Il triplice fischio dell’arbitro mette fine al match. Cala il sipario sulle speranze del Napoli, sull’apparente certezza di poter tornare, più di 25 anni dopo, a dominare in Europa. Quel suono ripetuto tre volte suona come una condanna a morte, diventata via via sempre più chiara con lo scorrere dei minuti. La concretizzazione di un incubo che si è fatto progressivamente più reale, ma che era difficilmente preventivabile appena 180 minuti prima.

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Il cammino europeo del Napoli

La storia che porta a questo dannato triplice fischio parte da lontano. Da una dolorosa sconfitta in terra basca, col Napoli di Rafa Benitez che viene eliminato dai play-off di Champions League, pareggiando 1-1 al San Paolo e perdendo 3-1 a San Mames contro l’Athletic Bilbao. Una sconfitta beffarda, col Napoli che era andato avanti con Hamsik, ma in poco più di dieci minuti si è fatto rimontare e annichilire dagli spagnoli.

È la stagione 2014/2015 e il Napoli si trova quindi a dover giocare l’Europa League, ma questa retrocessione può rappresentare una grande occasione per i partenopei. Un torneo in cui ci sono ampie possibilità di vittoria, da onorare e giocare fino in fondo. La squadra di Benitez passa il girone al primo posto, davanti a Young Boys, Sparta Praga e Slovan Bratislava. Poi anche la fase finale procede senza intoppi.

Il Napoli ha l’enorme pregio di chiudere praticamente ogni discorso qualificazione nei match d’andata. Nei sedicesimi vince 4-0 in Turchia col Trabzonspor, ai quarti invece piega con un buon 3-1 la Dinamo Mosca e ai quarti rifila un poker a domicilio ai tedeschi del Wolfsburg.

Con praticamente tre prove sontuose, gli uomini di Benitez approdano in semifinale di Europa League. I match di ritorno di ogni turno sono pura formalità: 1-0 col Trabzonspor, 0-0 a Mosca e 2-2 col Wolfsburg. Con un percorso eccellente, il Napoli arriva alle porte della finale.

A un passo dalla gloria

Ad attendere i campani in semifinale c’è il sorprendente Dnipro guidato dall’attaccante croato Nikola Kalinic. Gli ucraini hanno passato il proprio girone al secondo posto, dietro all’Inter, ma davanti a Qarabag e Saint-Etienne. Ai sedicesimi hanno eliminato l’Olympiacos e ai quarti si sono liberati con un capolavoro del ben più quotato Ajax. Dopo il successo sul Club Bruges ai quarti, ora sulla strada del Dnipro c’è il Napoli.

Sulla carta non c’è confronto. Gli azzurri sono largamente favoriti, nonostante il Dnipro, soprattutto in casa, abbia dimostrato di essere una squadra molto compatta e solida. Gli ucraini sono la cenerentola di questa competizione e il Napoli ha un’autostrada verso la finale, dove l’altro posto è conteso da Siviglia e Fiorentina.

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Per l’andata al San Paolo la fiducia è altissima, ma col passare del tempo si capisce con sempre maggiore chiarezza che per il Napoli questo doppio confronto sarà tutt’altro che una passeggiata. Gli uomini di Benitez dominano il gioco, gli ucraini si difendono e attendono gli spazi giusti. Il primo tempo è avaro di emozioni, poi dopo sei minuti nella ripresa in colpo di testa di David Lopez, alla sua prima rete in azzurro, sblocca il match.

L’incornata dello spagnolo potrebbe sembrare il sassolino in grado di far smottare un’intera montagna, permettendo al Napoli di travolgere il Dnipro, ma la realtà è ben diversa. Gli azzurri continuano ad attaccare, gli ucraini a difendersi, senza modifiche al copione. Però i partenopei non affondando e all’80’ accade l’inesplicabile, con Seleznyov che raccoglie un cross di Fedetskiy e lo deposita in rete, gelando il San Paolo.

I tifosi sugli spalti si ammutoliscono, mentre i calciatori in campo esplodono, reclamando un fuorigioco che, in effetti, c’era. Al tempo del calcio senza Var però si va avanti con le decisioni dell’occhio umano e il Dnipro riacciuffa un match che sembrava in pieno controllo del Napoli. I campani tentano l’assalto nel finale, ma senza successo. È tutto rimandato al match di ritorno.

Il fallimento

La trasferta in Ucraina non si prospetta agevole per il Napoli, tutt’altro. Il Dnipro in questa fase finale ha ottenuto tre vittorie su tre tra le mura di casa, segnando quattro gol e non subendone nemmeno uno. Un fortino, difficilissimo da penetrare. Gli azzurri sono pronti a vivere una vera e propria battaglia, devono segnare per forza in virtù del gol subito da Seleznyov che conferisce un grande vantaggio agli ucraini.

A dispetto però dei pronostici iniziali, il Dnipro non sembra voler nascondersi dietro alla rete segnata al San Paolo, consapevole forse dalla potenza offensiva degli avversari. Con un atteggiamento molto meno chiuso prova a fare la sua partita, lasciando però degli spazi al Napoli che potrebbero essere velenosi. Inizia dunque uno storico duello tra Gonzalo Higuain e l’estremo difensore degli ucraini, Denys Boyko, stravinto dal portiere che prima ipnotizza il Pipita nell’uno contro uno, poi si oppone a un suo pericolosissimo colpo di testa.

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Il Napoli gioca un buon primo tempo, ma non concretizza e al 58’ arriva la beffa: è ancora Seleznyov a punire i campani, sfruttando un’indecisione del portiere Andujar e del centrale Britos e segnando di testa il gol che, di fatto, regala la finale al Dnipro. Da quel momento gli ucraini si accomodano in difesa, calano la saracinesca e non concedono più niente al Napoli, che attacca ma senza creare problemi.

Arriva quindi quel dannato triplice fischio finale. Il Napoli viene eliminato dal Dnipro, a sorpresa, dopo un doppio confronto in cui i partenopei hanno sprecato tanto, troppo. Gli ucraini vincono ancora in casa, ancora senza subire gol. Festeggiano l’impresa, una finale totalmente insperata e inattesa. Agli uomini di Benitez rimane la consapevolezza di aver sprecato una grandissima occasione, difficilmente ripetibile.

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