Flop Polonia ai Mondiali, un’altra generazione perduta?

lewandowski polonia
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Anche la Polonia esce prematuramente dal mondiale in Qatar. Un’uscita che stride abbastanza leggendo i nomi di alcuni dei giocatori. 

Non siamo forse al livello della “generazione d’oro” del Belgio, ma anche i polacchi hanno avuto rappresentanti di peso negli ultimi anni e non hanno combinato quasi niente. Con quest’ennesima eliminazione, la Polonia rischia alla fine di aver sprecato una delle sue migliori generazioni di sempre.

Polonia flop Lewandowski

Fin troppo facile dare la croce addosso a Robert Lewandowski, il cui bilancio con la nazionale non si può considerare negativo visto che è il massimo realizzatore di ogni epoca.

Certo, in carriera al mondiale ha segnato solo due gol in due partecipazioni e nessuno davvero decisivo visto che entrambe le reti sono arrivate quest’anno in Qatar e non hanno cambiato il risultato delle rispettive partite: il 2-0 all’Arabia Saudita e l’1-3 su rigore (ripetuto peraltro) contro la Francia agli ottavi.

In più va aggiunto il rigore sbagliato contro il Messico, quando Lewandowski venne ipnotizzato da Ochoa e, appunto, la precedente edizione dei mondiali quando la Polonia uscì addirittura ai gironi, eliminata da Colombia e Giappone.

Non qualificatasi per le edizioni del 2014 e del 2010, la Polonia ha avuto comunque una generazione di buonissimi giocatori che però ora pare destinata all’eclissi senza aver mai raggiunto risultati decenti, nemmeno agli europei dove al massimo è arrivata ai quarti di finale nel 2016, perdendo ai rigori col Portogallo futuro campione.

In tutte queste versioni della Polonia c’è stato Lewandowski, che però ora ha 35 anni e ben poco futuro davanti almeno a livello di nazionale, nonostante sia tutt’ora uno dei centravanti più forti della storia recente del calcio, una macchina da gol con pochi paragoni.

Polonia i nomi della generazione d’oro

Lontani i tempi degli anni Settanta in cui i polacchi erano realmente una potenza europea se non mondiale, con due terzi posti in due mondiali tra il 1974 e il 1982 più l’oro olimpico di Monaco ’72, la carenza di risultati viste le aspettative dell’ultimo periodo è stata evidente. Boniek, Lato, Deyna, Szarmach e compagnia sono un lontano ricordo, ma quella rimarrà sempre la pietra di paragone per tutte le grandi nazionali polacche.

Sulla carta anche nella sconfitta contro la Francia agli ottavi del mondiale in Qatar qualche nome interessante, rimasuglio della generazione di ottimi giocatori che ha caratterizzato la Polonia, c’era ancora.

A partire da Szczesny, uno dei migliori portieri d’Europa come ha dimostrato non solo parando un rigore a Messi, ma mantenendo un alto rendimento pure con la Juventus. In difesa Glik ai bei tempi era un signor centrale, campione di Francia con il Monaco (e con Mbappé come compagno di squadra) e semifinalista di Champions League. Ora però ha 34 anni ed è in netta fase calante.

E a proposito di fase calante nessuno meglio di Krychowiak, forse, un centrocampista di cui fino al 2016 sembrava non si potesse fare a meno, talmente era forte e completo. Dopo la bella esperienza al Siviglia, il passaggio al Psg e la picchiata. Ha 32 anni e un futuro molto incerto. Più giovani e coetanei, hanno 28 anni, due giocatori che militano nella Serie A italiana: Zielinski (il migliore contro la Francia nella partita degli ottavi del mondiale in Qatar) e Milik.

Pur non arrivando ai trenta hanno già entrambi molto chilometraggio alle spalle e nel caso di Milik anche un po’ troppi infortuni. Lui che nel 2016 all’Europeo sembrava un attaccante futuribile e che proprio in nazionale ebbe il primo grosso crack al ginocchio, pochi mesi dopo. Zielinski pure potrebbe rappresentare il futuro, ma sembra un po’ pochino, visto ciò che lo circonda. Giovani ce ne sono, ma ancora abbastanza acerbi ad alto livello.

La sensazione è che non appena smetterà Lewandowski il rendimento della Polonia precipiterà e saranno lontani i ricordi anche di altri bei nomi ormai parte del passato come Blazczykowski o Piszczek, che formavano una fascia destra con pochi eguali in Europa. Non siamo ai livelli del Belgio e del suo flop davvero epocale, ma anche per i polacchi siamo davanti forse a una grande occasione sprecata.